martedì 27 ottobre 2015

libertà

Un quadro.

I due fratelli sono scalzi anzi no, uno è scalzo, l'altro ha un paio di calze grigie. Si muovono delicati nello spazio del corridoio, che con loro dentro pare ancora più lungo e largo di quello che è. Hanno delle macchinine in mano e le fanno volteggiare nell'aria piano, quasi al rallentatore. Dalla loro stanza arriva la voce di Lucio Battisti e questo è un quadro fuori dal tempo, e io rimango in un angolo a guardarli e vorrei farmi avanti ed essere con loro ma rovinerei la scena e allora mi fermo e faccio mio l'attimo. La sera arriva veloce in questo primo giorno di ora solare, e questi sono due minuti al massimo tre, ma sono un film. La maglietta del fratello più grande è rossa, rossa come la macchinina, e ha una macchia in angolo. A otto anni ancora ti sporchi facilmente quando mangi. Il piccolo ha una maglia bianca, bianca come la sua macchinina. Una Range Rover. Stanno in silenzio, e ci sono solo loro, e Battisti.
In un mondo che non ci vuole più, il mio canto libero sei tu.
In un mondo che prigioniero è respiriamo liberi io e te.
Arriva la loro mamma, dice al piccolo che di anni ne ha sette
Fatti un bel bagno ora.
La donna si muove cauta come una gatta per questa casa così grande e così vuota, così nuova. Il cuore ancora nella sua città. Si liscia i capelli con una mano, poi tiene le braccia conserte. Guarda intorno a sé questa vita nuova che vorrebbe abbracciarla. Ma lei ancora non si fida.
Le donne di Torino si portano una malinconia dentro agli occhi, che ha i colori della nebbia e di Piazza Castello e della vista mozzafiato dalla Mole. Ce l'hanno proprio lì, nell'iride, e poi la vedi che attraversa il loro corpo e le accompagna quando si sistemano i capelli da un lato mentre preparano il tè, o si mettono le mani in tasca, o ti dicono è buono il pane di quel forno che mi hai consigliato. Lo vedi, che non ne possono fare a meno di quella malinconia, perché ci sono nate e non saprebbero come fare senza, lì ci sta tutta la poesia del Po che pare abitato da lucciole quando di notte le luci dei lampioni ci cadono dentro.
S'incammina verso il bagno, quale sia dei quattro
quattro, uno a testa, una follia,
mi aveva detto
non lo so, ma sento i suoi passi sempre più lontani.
Il salotto, enorme, un divano, un tavolino. Qualche foto incorniciata.
Tanti libri. I libri sono le prime cose che le persone intelligenti portano via, quando se ne vanno, perché averli annulla le distanze.
Mi avvicino.
Dalla camera ora arriva Gino Paoli.
Io ti conosco da sempre e ti amo da mai.
Riconosco una copertina. Libertà, di Franzen.
Sorrido.
Esco,
piano.
Fai finta che solo per noi due passerà il tempo.



martedì 13 ottobre 2015

piume dorate

I messaggi della notte portano notizie bellissime o bruttissime. Non hanno vie di mezzo, i messaggi della notte.
Quello di Marta mi arriva alle 4, contiene poche righe, e in quelle poche righe ci sono sei parole, solo sei, che contano.
Malformazione gravissima incompatibile con la vita.
Marta, e la sua pancia, e quel pranzo assieme fatto solo pochi giorni prima quando tutto era perfetto.
"Comunque c'ha il pisello", mi aveva detto, e avevamo riso. Quanto sa essere sottile, il filo della felicità.
Il dolore di una sorella di cuore diventa anche il tuo, i suoi giorni di buio sono anche i tuoi, che ti fai stampella per sorreggerla, piccolo raggio di sole per illuminarla, risata per contagiarla. 
Ci provi, perlomeno.
Con il cuore che fa male e diventa così pesante ti fai presenza costante ma discreta.
Ascolti, tanto.
Non giudichi, mai.
Giochi sul tappeto con sua figlia, ci sono i mini pony col castello, inventi storie sceme e l'aria si fa più leggera, scacci via il silenzio che fa paura.
Le ho detto vedi, è una malformazione compatibile con un'altra vita, una vita di là. A volte è solo questione di mettere le parole al posto giusto.
Marta ha accompagnato Lorenzo nella sua vita di là una mattina di sole, è stata brava, Marta.
Lui è partito con la sua valigia piena di sogni e piume dorate, una per ogni giorno che ha passato in questa vita, e una piuma è tanti battiti di cuore, tanti sorrisi, tanti giochi, tante carezze. è un bambino fortunato, Lorenzo.
Se ne sta nella sua vita di là con altri bambini, non sanno il significato di parole come assenza e mancanza, semplicemente perché non le hanno mai provate. Sanno però cosa vuole dire presenza, perché è lì che vivono, nella presenza di chi li ha avuti con sé per alcuni mesi, di chi li ha sentiti piccoli nipoti acquisiti, di chi ha immaginato i loro capricci e le loro corse. Di chi non li dimenticherà mai, perché la vita di là si alimenta coi ricordi.
Chissà com'è Lorenzo, nella vita di là.
Avrà i capelli biondi? Mangerà la verdura o farà i capricci?
Poco importa, Lorenzo è un bambino felice.
Marta mi ha regalato un braccialetto, che ha il simbolo dell'infinito. Mi piace pensare siano due ali di amore, speranza e vita. Le ali di Lorenzo.
Da quando se ne è andato, la mia candela della sera brilla anche per lui.
Da quando se ne è andato, gli abbracci fra me e Marta si sono fatti più pieni.