domenica 26 luglio 2015

insieme

Aspettavamo che arrivasse il buio, per uscire.
Mettevo anche io solo la canottiera perché volevo essere come loro, i maschi, sentire l'umidità della campagna che mi si appiccicava alla pelle, e poi si prendeva un bastone ciascuno, e la torcia, che accendevamo solo qualche volta, perché in realtà ci piaceva molto vagare, avere come punto di riferimento solo la luce di casa che si faceva piccola passo dopo passo. 
Si scendeva giù per la collina impavidi e spavaldi, vieni!, dicevamo al Lupo ma il Lupo, che era di gran lunga più saggio di noi, rimaneva per un bel po' seduto in cima, seguendoci con lo sguardo. Lui sapeva, quando era il momento di venire al nostro fianco. Era una figura nera, nera come la notte tutta intorno, incuteva timore, così grande e possente, e questo ci riempiva di orgoglio perché lui era con noi, lui ci avrebbe protetto senza indugi.
La prima tappa era dentro alla casetta, quella che sta ai piedi della collina. Lì dentro, protetti da quattro piccole mura, mettevamo la torcia per terra, tre volti di bambino illuminati solo da quel fascio di luce, e pianificavamo la missione, con brividi di eccitazione mista a paura.
Ed era proprio quando si usciva e si svoltava l'angolo che il Lupo ci sentiva solo, senza vederci. E allora lo vedevi galoppare giù, e unirsi a noi.
Nessun adulto si preoccupava mai di controllare dove fossimo. Erano tranquilli, con il Lupo. Tutti, eccetto la nonna: a volte usciva con le mani sui fianchi urlando al vuoto dove siete, 
arrivavano prima o poi delle piccole voci che rispondevano siamo qui.
Un qui che era tutto e niente ma questo, le bastava.
Stare seduti accanto al pozzo con gli aghi di pino che ci pungevano il sedere a raccontarci storie di diavoli e streghe era la cosa più spaventosa in assoluto, loro facevano i grossi e pure io, che mai avrei voluto fare la parte della femminuccia timorosa. C'immaginavamo figure losche nascoste fra le fronde e allora via, correvamo alla cieca con la schiena curva per schivare i rami, convinti che qualcuno ci stesse inseguendo. 
Quanti sono i nostri momenti felici, quelli che salviamo nelle pagine della testa, sono mille o duemila o forse più, e lo sono spesso per motivi piccoli e imperfetti e per questo sani.
E fra questi ci metto la corsa verso la casa, su per la collina. Ci metto tre teste che si voltano e vedono il Lupo dietro, pronto a proteggerli. Ci metto tre schiene sudate e tre bocche che ridono e gridano vai, vai, vaiii, e sei piedi scalzi e sporchi, ce lo metto, perché in cima non arrivava mai prima uno, o l'altro. In cima, se proprio ci devo pensare bene, arrivavamo insieme.