mercoledì 14 gennaio 2015

adesso

Io andavo sempre a teatro con il mio amico Andrea.
Avevamo proprio fatto l'abbonamento io e lui, per diversi anni.
Era una cosa un poco insolita per due ragazzini che non avevano nemmeno la patente, ma noi la trovavamo molto divertente.
Mi mettevo le scarpe con il tacco e la gonna, lui la camicia e la giacca. Ci sentivamo moto belli, molto eleganti e molto grandi.
Avevamo preso un piccolo palco, piuttosto laterale e vicino al palcoscenico.
Fu lo stesso per alcuni anni, anche quando eravamo più grandi e io avevo preso la patente,
lui no, perché lui amava la sua bicicletta e cascasse il mondo si muoveva solo con quella,
sole, pioggia, neve, caldo o freddo non importava, lui pedalava come un matto per le vie della città ed era contento, lo capivi che era contento perché aveva gli occhi contenti, appunto.
Andavo a teatro col mio amico Andrea, dunque, e guardavamo di tutto.
A volte c'erano degli spettacoli noiosissimi e ci veniva sonno, a volte perfino ridevamo da quanto ci stufavamo.
Erano i tempi in cui a sedici anni il cellulare mica lo avevi e così passavamo gli intervalli a chiacchierare, e chiacchieravamo anche durante gli spettacoli quando questi erano noiosi, appunto, però stavamo bene attenti a sussurrare per non farci sentire dai vicini, per non disturbarli.
Ci piaceva molto anche guardare quelli che stavano giù in platea, però non c'era mai nessuno della nostra età, al massimo qualche scolaresca trascinata dal professore di turno, oppure degli amici dei nostri genitori.
Le maschere ci salutavano sempre in un modo diverso, che riservavano a noi. Chissà cosa pensavano di questi due ragazzini con l'abbonamento in mano e la verifica di matematica il giorno dopo.
Una sera siamo andati a vedere uno spettacolo di Paolo Poli, quello che raccontava anche le storie per bambini e tu le ascoltavi in cassetta, se ci guardo bene nella cantina dei miei genitori le trovo di certo perché io non butto mai niente e a volte non buttare le cose è un bene. Solo a volte, però.
E Paolo Poli ci fece divertire da morire, io avrei passato la notte intera ad ascoltarlo mentre parlava, ci aveva stregati con la sua voce e i suoi gesti e mi ricordo che quando siamo usciti da teatro eravamo così su di giri che non smettevamo di ricordare i pezzi che ci erano piaciuti di più.
Ad un certo punto avevamo smesso di fare l'abbonamento perché io ero andata a studiare in un'altra città ed era diventato un problema, però quando ritornavo a casa ci sentivamo e la prima cosa che ci dicevamo era "cosa c'è a teatro?"
A me piaceva andare un sacco ballare in discoteca, e poi andare a teatro con Andrea.
Io adesso non ci posso più andare, a teatro con Andrea, perché lui è morto e così il teatro è sempre stato un poco un problema per me da diciamo tre anni circa, perché a me sembra sempre di vederlo seduto in quel palco che a occhio e croce era circa il terzo a destra partendo dal palcoscenico, è solo che se guardo bene in realtà lui non c'è davvero. Non c'è mica.
Comunque, ho deciso che le cose devono pur andare avanti e allora io se c'è da andare, ma solo se qualcuno me lo chiede e solo se il biglietto andasse perso se io dicessi di no perché un qualche accompagnatore non può per i suoi motivi, ecco io se c'è da andare dico sì.
Ma di mia spontanea volontà io alla biglietteria del teatro a comperare un biglietto non ci vado mica più, perché tutto ha un suo tempo per passare e correre via lontano.
Aspetto che questa cosa se ne vada via lontana e diventi un puntino.
Intanto una delle mie gatte si chiama Andrea, e mi piace poter di nuovo dire Ciao Andrea, adesso.



giovedì 8 gennaio 2015

due

Sono diventata di nuovo mamma, di due gemelline.
La più grande si chiama Andrea, la più piccola Martina.
Hanno poco più di due mesi, occhi vispi e verdi ma di un verde delicato, quasi annacquato. 
Il pelo bianco e rosso.
Sono due gatte.
Andrea è riflessiva, cauta e moderatamente posata. Introversa. Non ama siano gli altri a cercarla per le coccole: preferisce avvicinarsi lei, quando ne ha voglia.
Martina è esuberante, estroversa, impicciona, con manie di protagonismo. Vorrebbe essere la prima a fare tutto: a mangiare, a salire sul divano, a ricevere carezze. Ama farsi notare ed esibirsi. La sorella, preferisce guardarla. Spesso con aria di sufficienza, acciambellata sul bracciolo della poltrona.
È facile trovare Andrea dietro ai miei libri, solo il muso che spunta fuori, curioso. Ha una macchia rossa sotto all'occhio sinistro, e alcune sparse sulle zampe. È molto buffa, paiono il vezzo di un pittore pazzo. Andrea, è di una bellezza imperfetta.
Martina invece è bravissima a palleggiare con la sua pallina verde. Fila via veloce facendola rimbalzare fra una zampa e l'altra come il migliore dei calciatori. Ha i lineamenti delicati e precisi, come se fossero stati disegnati con l'attenzione di un allievo che vuole meritare il voto più alto.
Andrea si sdraia accanto al pc, quando lavoro. Martina fa molto baccano. Calpesta la tastiera aprendo e chiudendo documenti, digitando file infinite di lettere messe giù a caso. Ogni tanto devi dirle basta, provare a metterla sulla retta via perlopiù senza successo. 
Il mio gatto, il mio gatto che dopo 23 anni insieme se ne è andato due anni fa, credo sia molto orgoglioso di me.
Prendersi cura degli altri è il modo migliore per curare noi stessi.