mercoledì 6 maggio 2015

ninì

Te ne stai seduto sulla tua poltrona davanti alla televisione, ogni pomeriggio dopo le 17.
Io mi avvicino per darti un bacio e tu mi porgi la guancia che profuma di dopobarba e di sigaro.
Ciao Ninì, mi dici.
La televisione è accesa sull'Ispettore Derrick che io in realtà non ho mai guardato veramente, io guardo te che non perdi una scena, che provi a supporre come potrebbe andare a finire la puntata.
Mangio i Ringo Boys, proibitissimi a casa mia, inzuppati nel tè. 
Fuori fa freddo, ma nel tinello con la porta socchiusa si sente il caldo, il caldo dei nonni.
Nel tuo studio tutto è rimasto come lo avevi lasciato, ogni cosa al suo posto perché ogni posto ha la sua cosa, dicevi.
Da quando te ne sei andato siamo più pasticcioni, dice sempre la nonna, perché tu eri uno preciso e con te tutto girava nel modo giusto.
Non ho capito se ora l'ingranaggio è più arrugginito per via della tua precisione che ci manca nella quotidianità delle cose, o perché non ci sei più tu che mi chiami Ninì.
Chissà come ti era venuto in mente quel soprannome così dolce, così fiabesco, così in contraddizione coi tuo essere in apparenza, solo in apparenza, io lo so, burbero e severo.
Nella libreria ancora c'è un piccolo raccoglitore, la prima pagina reca la scritta La mia vita.
Scrivi da ragazzo, a scuola andavo piuttosto bene. Ho studiato ragioneria e la sera, dopo aver finito di studiare, mi piaceva scendere nella fabbrica di mio padre per aiutare a decorare le spongate e mescolare il cioccolato.
Oggi sono nove anni che non ci sei più e il tuo pensiero non porta più sospiri ma un sorriso, perché so decori spongate e mescoli cioccolato ogni giorno, inzuppi il dito al volo per assaggiarlo con gli occhi chiusi, come facevi sempre, e sei tornato ragazzo coi calzoncini corti e i capelli ben pettinati con la riga da una parte e ancora, ancora e ancora, mi chiami Ninì.



6 commenti:

  1. Credo che alcune assenze siano delle presenze fondamentali nelle nostre vite. L'amore ti penetra dentro e il ricordo si fa guida, affetto, odore. Vorrei che un giorno, la mia mamma, la nonna di mio figlio, sia per lui la voce che sentirà sempre.
    Raffaella

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    1. Credo la voce dei nonni sia una di quelle presenze assolute ed eterne che non ci abbandonerà mai. E questo non è poco, anzi. :-)

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  2. Anonimo1:23 PM

    Anche il mio nonno se n'e' andato 9 anni fa e anche lui mi chiamava Nini': nel dialetto della sua citta' significa semplicemente "bambina". Ha continuato a chiamarmi cosi' anche quando ormai ero laureata e adulta. E per questo, forse, ti sto scrivendo con gli occhi commossi. Grazie e un abbraccio forte.

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    1. Grazie a te! Bello sapere che per un altro nonno c'era un'altra Ninì :-)

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