mercoledì 1 aprile 2015

il senso delle cose

Là c'è sempre un senso delle cose lasciate a riposare come un impasto, lasciate a riposare ma mai abbandonate.
Un pennarello rosa ancora sporco di terra, appoggiato sopra al tavolo in ferro battuto sotto al portico,
dei palloncini rosa fucsia bianchi parecchio sgonfi e impolverati, attaccati alle colonne.
Un paio di scarpe piene di terra, proprio davanti alla bascula del garage,
scarpe da lavoro che avranno trent'anni e indossavo per gioco quando ero piccola.
La casetta dei giochi, l'edera rampicante che ha raggiunto il tetto, fili d'erba ormai secchi dentro alle pentole giocattolo, il piccolo tavolo con le piccole sedie in un angolo. I piccoli vetri delle piccole finestre sporchi e chiusi ma le piccole persiane aperte, sempre aperte.
Siamo passate proprio lì vicino e non abbiamo resistito alla tentazione di fermarci, con quel sole e quell'aria di nuove promesse che solo la primavera sa regalare, dicono, io non lo so perché a me piace di più l'inverno che copre le cose e tu devi andartele a cercare,
siamo passate lì vicino, dunque, e siamo entrate.
Ho aperto tutte le persiane per fare entrare il caldo e lasciare respirare i muri intorpiditi dall'umidità dei mesi passati. Le stanze si sono riempite di luce che arrivava dentro diretta, senza il filtro delle fronde degli alberi in estate.
C'erano poi delle margherite, nel boschetto, ne ho raccolte alcune, ho fatto un piccolo fermaglio, quanti ne facevo così quando ero piccola,
ho fatto un piccolo fermaglio quindi e gliel'ho messo fra i capelli.
Vieni, ci sono anche le violette, mi ha detto mentre correva libera.
Mi ha portata nel suo albero, per farmi vedere quanto è brava ad arrampicarsi,
le ho fatto una foto mentre faceva la V con la mano, appesa come una scimmietta.
Ha ritrovato alcuni suoi giocattoli nella sua stanza, nel punto esatto in cui li aveva sistemati mesi fa, perché noi quando ce ne andiamo per aspettare il freddo altrove non mettiamo mai via niente, come se dovessimo partire solo per un fine settimana,
come se avessimo paura la casa possa soffrire di solitudine, alcuni grissini e delle scatolette di tonno nella dispensa, perché non si sa mai
La casa si è fatta calda in fretta, forse perché c'eravamo noi, oltre al sole.
Le rose sono pronte per rifiorire, nel roseto che sarà un arcobaleno di colori fra poche settimane,
non hanno mai smesso di stupirci coi loro colori pastello anche quando mia nonna se ne è andata,
mia nonna che stava in fissa con la Madonna e le rose,
io dico che ovunque lei sia ora sarà molto felice di tutto questo,
anche se una idea di dove sia precisamente ce l'ho.
Il sole iniziava a scendere lento, un sole che già promette bagni al mare e castelli di sabbia ma ora ancora dice bisogna andare.
Ho chiuso tutte le persiane mentre lei stava seduta sulla panchina fuori, accanto al camino.
Guardava verso il suo albero, di fianco a lei una paperella in plastica gialla, di quelle che nuotano nell'acqua se le carichi con la rotellina che hanno nel fianco.
Non è mai il momento giusto per andarsene dal quel posto,
chiudo la bascula, apro il cancello.
Nel suo roseto, fra le rose. Mia nonna è lì. Fra le cose lasciate a riposare ma mai abbandonate. 
Mai dimenticate.

1 commento:

  1. Anonimo10:56 PM

    a giugno una coroncina di campanelle bianche... come 32 anni fa

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