venerdì 26 settembre 2014

per mano

all'uscita della scuola il bambino e la bambina scendono giù per le scale tenendosi per mano.
il bambino e la bambina sono amici, il bambino non dice mai lei è la mia fidanzata,
e la bambina non dice mai lui è il mio fidanzato,
come spesso ormai accade anche fra i più piccoli.
non lo dicono, perché non è vero.
si sono tenuti per mano durante la recita di fine anno della materna,
e si tengono per mano ora mentre escono dall'aula con quegli zaini così grandi in spalla, 
nemmeno sei anni di vita nelle gambe.
sono amici, e l'amicizia fra un bambino e una bambina, l'amicizia sincera, di pancia e senza malizia è una delle cose più belle che possa succedere, perché crescerà con loro e sarà più forte di altri legami, sarà oltre le bambine che fra loro giocano con le bambole, sarà oltre i bambini che fanno la lotta.
sarà oltre, e non conoscerà invidie, dispetti e ripicche.
sarà oltre, più in alto delle nuvole e vicino al sole.
ieri il bambino si è messo a piangere nel cortile della scuola, si è fatto piccolo piccolo, ha nascosto il viso fra le mani e le lacrime hanno iniziato a scendere in silenzio.
voleva andare a casa con la bambina, voleva fare la merenda assieme a lei e rotolarsi veloce nel prato, giù per la collina.
la bambina gli ha detto piano, così piano che quasi nessuno l'ha sentita,
gli ha detto un altro giorno, domani ci vediamo, domani è subito.
l'amicizia fra un bambino e una bambina è un senza tempo e ritorna agli occhi di chi l'ha vissuta, come un flashback che toglie il fiato.
è un
c'erano una volta un bambino e una bambina che si tenevano per mano a scuola.
c'erano una volta un bambino e una bambina, e la loro amicizia che diventò grande.
c'era una volta un bambino, quel bambino, che se ne è andato per sempre, poco più di due anni fa.
da allora, la bambina non ha mai smesso di tenerlo per mano.


giovedì 18 settembre 2014

l'uomo coraggioso

Rimangono fino a quando il mare non si mangia il sole, una enorme palla arancione, laggiù.
C'è una strada tortuosa, che costeggia il mare, e ad un certo punto finisce. Se sei fortunato, molto fortunato, puoi trovare parcheggio. Affacciarti, guardare giù, non senza qualche brivido, e vederli. Solo rocce, da una parte, che a poco a poco scompaiono nell'acqua.
L'acqua di un mare, che è l'oceano.
L'acqua di un mare, che è l'oceano e ha onde altissime, e più il sole si fa basso, più le onde si alzano.
Loro aspettano pazienti la loro onda, appoggiati alla loro tavola.
Sembrano animali marini, col nero lucido e bagnato della muta che luccica fra i bagliori dell'acqua. Rimangono in silenzio, vicini ma non troppo. L'onda è un rito, il mare la loro religione.
Sono pochi, pochissimi i curiosi.
Questo è un mondo nascosto, solo per i surfisti. Molti camper parcheggiati lungo la via: passeranno la notte lì, per addormentarsi col rumore del mare, qualche telo steso fuori che si asciugherà coi primi raggi del sole del mattino. Una scatoletta di tonno, pane e formaggio da mangiare coi capelli ancora bagnati. Un bicchiere di vino rosso.
Un pomeriggio, un tardo pomeriggio, c'è questo mare che è oceano molto, molto arrabbiato.
Nessuno ha il coraggio di sfidare delle onde immense che fanno rumore, e paura. Il cielo è plumbeo, il sole, non si è mai fatto vedere.
Ad un certo punto, arriva un uomo.
S'incammina con la tavola sottobraccio, la muta integrale solo fino alla vita.
Guarda il mare.
Parla con un bagnino, e con un altro ancora.
S'infila la muta del tutto, allaccia la cerniera.
Guarda il mare per diversi minuti, e nessuno saprà mai cosa si sono detti.
Entra in acqua, la pancia appoggiata sulla tavola, le bracciate lente che lo portano verso quelle onde immense.
Rimane solo un puntino lontano, che ondeggia lento.
I due bagnini non lo perdono di vista nemmeno un attimo.
L'uomo d'improvviso si alza, e cavalca la sua onda.
L'uomo d'improvviso si alza, e balla col mare.





martedì 9 settembre 2014

la macchina di sogni

Lui è seduto dietro di me, in macchina.
La cintura allacciata e uno skateboard nuovo di zecca al suo fianco.
È il regalo per il suo dodicesimo compleanno che ha scelto pochi minuti prima: si è avviato con passo svelto e deciso verso lo scaffale, sapeva esattamente dove trovarlo. Chissà da quanto tempo aspettava quel momento.
Lui è seduto dietro di me, appunto. 
Un paio di sneakers rosse ai piedi.
Parliamo di sogni.
Mi racconta di quest'uomo, che progetta e costruisce macchine, facendo della sua passione più grande il suo lavoro. Conosce tutti i dettagli della storia: i fallimenti, i sacrifici, il duro lavoro, il successo. 
Un giorno, se ne è andato a visitare la fabbrica e lo ha conosciuto. Una persona semplice, perché tutti i grandi lo sono, che gli ha perfino autografato un modellino.
Parcheggio la macchina e camminiamo insieme e lui non smette di parlare e io lo ascolto, incantata. I suoi occhi brillano e i polmoni quasi non prendono aria perché le parole sono più veloci. Le sue mani si muovono nell'aria sicure e mimano le forme delle macchine, dei loro motori, dei particolari. Io non so niente, di questa bellissima storia, lui è il maestro e io sono la sua allieva. Il suo mondo del sarò e farò, dove nulla è impossibile.
Dice sai io vorrei fare come lui, ma non essere lui. Vorrei studiare tanto per poi creare una mia linea di macchine, sto già pensando al nome e al simbolo, così che mi riconoscano ovunque. 
E nel mentre mangia avidamente la sua pizza margherita, taglia uno spicchio alla volta e prima di addentarlo lecca forchetta e coltello per poi riporli sul tovagliolo. È sempre stato uno preciso.
Gli ho detto vedi, questo signore non ha mai smesso di credere nel suo sogno, anche quando ha fallito. Pensa se avesse mollato e se ne fosse andato, che ne so, a fare il panettiere.
Già, ora se ne starebbe con le mani piene di farina e magari bruciate dal fuoco, a pensare al suo sogno.
È vero, devi sempre tenerlo vivo, il tuo sogno, perché è dai sogni che nascono le cose belle.
Dopo, deve andare da un suo amico, con la bicicletta. 
Mi piace andare a scuola in bici, assieme ai miei amici. Quando piove dobbiamo correre, e non possiamo chiacchierare, ma se c'è il sole è più bello, e lo è anche quando qualcuno di noi non ha la bici, carichiamo tutti gli zaini sul cestino e andiamo a piedi. 
L'ho accompagnato davanti alla porta di casa, una macchina di sogni con lo skateboard sottobraccio.
L'entusiasmo contagioso, la vita che gli frigge sotto ai piedi.
Gli ho chiesto se potevo dargli un bacio, mi ha detto okkei. 
Non è vero che non si dovrebbero avere preferenze.
Sarà sempre il mio cugino preferito, che s'è fatto grande e non posso più stropicciarlo di baci né prenderlo in braccio o fargli mangiare polpette facendo facce buffe, ma ora ha il mio regalo, nuovo fiammante.
Sono certa lo porterà lontano, verso il suo sogno.