sabato 19 luglio 2014

dopo le ventuno

L'uomo ha ottant'anni o forse novanta chissà, e vive in un piccolo albergo sotto a un portico del centro di una bella città da cinque anni o più, lui non ricorda.
Due vestiti, ha solo due vestiti che il servizio lavanderia si preoccupa di lavargli regolarmente.
Camicia, giacca e pantaloni.
Vecchi ma di buona fattura, fatti a mano, con cura.
Ogni settimana arriva una donna, un'infermiera, che controlla lui prenda le sue pastiglie per la pressione e il colesterolo.
Per colazione, un caffellatte e sei biscotti secchi, impilati diligentemente alla destra della tazza.
Il pranzo sempre alla trattoria all'angolo.
Una camomilla e due cioccolatini, per cena.
Un solo pasto al giorno lui dice sia più che sufficiente, alla sua età.
Non parla, non parla mai con nessuno, per noia o tristezza, o per pigrizia.
Ma la ragazza, la ragazza che sta alla reception ogni pomeriggio, è capace di farlo sorridere.
Lui esce per le vie del centro ogni giorno, dopo che il bus delle quindici e trentadue diretto alla Piazza è passato davanti all'albergo, non ci è dato sapere dove se ne vada e par quasi lo voglia inseguire, quel bus, mentre se ne va col suo passo deciso e le mani che s'abbracciano dietro alla schiena.
Quando rientra alcune ore dopo e vede lei, con un sorriso rassicurante e la voce sottile e dolce come una caramella al miele per il mal di gola, i suoi occhi diventano meno grigi.
Lei che ha un leggero strabismo, occhiali dalle lenti molto spesse per via di un importante problema alla vista, capelli neri come la seta che ricadono morbidi e lunghi sulle spalle e un inglese scolastico ma quasi perfetto nella sua semplicità, dicono gli ricordi la sua unica nipote che una volta veniva a trovarlo, ogni tanto. Solo lei, pareva ricordarsi della sua esistenza. 
Un giorno andò a vivere in un altro paese al di là del mare, nessuno ha mai capito quale fosse il paese, e quale il mare, ma non venne mai più.
Ogni sera, alle ventuno, la ragazza raccoglie i capelli in una coda di cavallo, toglie il cartellino col suo nome dalla giacca, lo ripone nel primo cassetto sotto al computer e indossa un paio di scarpe da ginnastica.
Il treno delle ventuno e venticinque per andare a casa l'aspetta.
Sono solo venti minuti di viaggio ma non può permettersi di perderlo perché non ce ne saranno altri.
A domani, dice l'uomo.
A domani, dice la ragazza.
Vai nella tua casa, in un altro paese al di là del mare, vero? Tornerai, domani?
Lei sorride assecondandolo e sì, vado nella mia casa, in un altro paese al di là del mare e tornerò, domani.
Ogni sera, qualche minuto dopo le ventuno l'uomo se ne sta in piedi davanti alla porta dell'albergo, e segue con lo sguardo questa piccola ragazza che cammina veloce. 
Rimane lì, fino a quando la sua figura non viene inghiottita dalla notte.
Rimane lì, pregando che quel paese e quel mare nella sua testa sempre così lontani e minacciosi e veri non gliela portino mai via.