martedì 25 novembre 2014

milano e piove

milano e piove.
fare merenda in un bar con un'amica e vedere la sua pancia abitata crescere sotto a una maglia nera stile impero, mentre prendiamo un tè con la torta al cioccolato, lei, e un succo e focaccia coi pomodorini, io.
lei di mestiere fa la scrittrice e allora la cosa più bella da fare è parlare di scrittura e romanzi e favole mentre fuori si scatena il finimondo ma poco importa perché sedute a quel tavolino in legno pare di essere in un microcosmo immune dalle cose brutte.
camminare vicine sotto la pioggia, tutte e due sotto allo stesso ombrello perché il suo glielo hanno rubato un Ikea rosa bellissimo accidenti e niente non si dà pace e punta sospettosa ogni passante che si ripara sotto a un guscio rosa, potrebbe essere il mio, dice.
fermarsi in una bancarella chiedendo disperata se vendono stivali da pioggia perché ho i piedi bagnati, le calze bagnate e perfino le scarpe bagnate, così bagnate che sembrano appena uscite dalla lavatrice. seguire un amico del titolare magrebino che vi dice venite, venite con me ho un negozio ben fornito laggiù e con la pioggia e i vicoli bui par di essere in un film di gangster ambientato a NY.
acquistare soddisfatta un paio di stivali di gomma blu per venti euro.
darle un bacio con la promessa di rivedersi presto, e osservarla scendere nel sottopassaggio della metropolitana stretta in un cappottino di lana, un cappello calato sulla testa. ho pensato a una scena di Harry Potter, e me la sono immaginata scomparire nel binario 13 e 3/4. 
sfidare il diluvio correndo verso una galleria di arte dove una giovane artista innamorata dell'Islanda, e come si fa a non innamorarsi di una terra così io dico, ha raccolto i suoni e i rumori dell'isola e così per un attimo non sono più a milano ma con lei fra vulcani, geyser, ghiacciai, cavalli, volpi, balene e oceano.
mangiare in un ristorante buonissimo e ritornare ad essere per alcune ore solo figlia, nient'altro, con le strade del centro deserte, le vetrine illuminate, la pioggia che per un attimo si è arresa.
svegliarsi al mattino, tardi, e fare colazione con mio cugino.
milano e piove, ancora.
tutti e due in pigiama, apparecchiamo in silenzio. tovagliette gialle e piatti bianchi, una familiarità nei gesti data non dal luogo ma dalla persona che hai accanto. prendiamo lenti latte e cereali, tè e marmellata, fra il sonno che se ne sta andando si fanno strada le parole con una calma che avevamo paura di avere perduto per sempre e invece no.
e in un secondo abbiamo di nuovo sei anni e facciamo merenda dalla nonna col tè, i biscotti al cioccolato inzuppati. sette, otto e forse anche dodici da quanto sono buoni.
la pista delle macchinine ai nostri piedi, che ci aspetta per giocare.
milano e piove.



2 commenti:

  1. Quando scrivi, hai la capacità di farmi vedere, come un film, le scene, le persone, perfino Gli odori, riesco a sentire e la pioggia che batte, incessante.
    Raffaella

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    1. Ciao Raffaella, grazie! In fondo non faccio altro che raccontare :-)

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