martedì 9 settembre 2014

la macchina di sogni

Lui è seduto dietro di me, in macchina.
La cintura allacciata e uno skateboard nuovo di zecca al suo fianco.
È il regalo per il suo dodicesimo compleanno che ha scelto pochi minuti prima: si è avviato con passo svelto e deciso verso lo scaffale, sapeva esattamente dove trovarlo. Chissà da quanto tempo aspettava quel momento.
Lui è seduto dietro di me, appunto. 
Un paio di sneakers rosse ai piedi.
Parliamo di sogni.
Mi racconta di quest'uomo, che progetta e costruisce macchine, facendo della sua passione più grande il suo lavoro. Conosce tutti i dettagli della storia: i fallimenti, i sacrifici, il duro lavoro, il successo. 
Un giorno, se ne è andato a visitare la fabbrica e lo ha conosciuto. Una persona semplice, perché tutti i grandi lo sono, che gli ha perfino autografato un modellino.
Parcheggio la macchina e camminiamo insieme e lui non smette di parlare e io lo ascolto, incantata. I suoi occhi brillano e i polmoni quasi non prendono aria perché le parole sono più veloci. Le sue mani si muovono nell'aria sicure e mimano le forme delle macchine, dei loro motori, dei particolari. Io non so niente, di questa bellissima storia, lui è il maestro e io sono la sua allieva. Il suo mondo del sarò e farò, dove nulla è impossibile.
Dice sai io vorrei fare come lui, ma non essere lui. Vorrei studiare tanto per poi creare una mia linea di macchine, sto già pensando al nome e al simbolo, così che mi riconoscano ovunque. 
E nel mentre mangia avidamente la sua pizza margherita, taglia uno spicchio alla volta e prima di addentarlo lecca forchetta e coltello per poi riporli sul tovagliolo. È sempre stato uno preciso.
Gli ho detto vedi, questo signore non ha mai smesso di credere nel suo sogno, anche quando ha fallito. Pensa se avesse mollato e se ne fosse andato, che ne so, a fare il panettiere.
Già, ora se ne starebbe con le mani piene di farina e magari bruciate dal fuoco, a pensare al suo sogno.
È vero, devi sempre tenerlo vivo, il tuo sogno, perché è dai sogni che nascono le cose belle.
Dopo, deve andare da un suo amico, con la bicicletta. 
Mi piace andare a scuola in bici, assieme ai miei amici. Quando piove dobbiamo correre, e non possiamo chiacchierare, ma se c'è il sole è più bello, e lo è anche quando qualcuno di noi non ha la bici, carichiamo tutti gli zaini sul cestino e andiamo a piedi. 
L'ho accompagnato davanti alla porta di casa, una macchina di sogni con lo skateboard sottobraccio.
L'entusiasmo contagioso, la vita che gli frigge sotto ai piedi.
Gli ho chiesto se potevo dargli un bacio, mi ha detto okkei. 
Non è vero che non si dovrebbero avere preferenze.
Sarà sempre il mio cugino preferito, che s'è fatto grande e non posso più stropicciarlo di baci né prenderlo in braccio o fargli mangiare polpette facendo facce buffe, ma ora ha il mio regalo, nuovo fiammante.
Sono certa lo porterà lontano, verso il suo sogno.



4 commenti:

  1. Ciao! Latitavo dalla blogosfera da molto (ho sempre letto ma in silenzio...), che bel post pieno di poesia!
    :)

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    1. Ciao, grazie! E che bello ritrovarti, spero tu stia bene :-)
      Un abbraccio

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