martedì 13 maggio 2014

un dono

Parole di un giorno,
parole nascoste fra le copertine dei libri, 
parole pensate, scritte e riscritte, lette e rilette, lasciate e poi riprese, dimenticate, perse e ritrovate, odiate e alla fine amate
che poi hai liberato e hanno trovato una, cento, mille altre case.
Parole che fanno capolino dalla copertina per sussurrarti scegli me e tu alla fine scrivi
scrivi una nota sul cellulare, fotografi un titolo,
appunti un nome sul retro di un vecchio scontrino trovato nel fondo della borsa,
ma poi alla fine non scegli nulla,
sceglierai un altro giorno,
ché tutta quella bellezza insieme,
confonde. 
Parole di un altro giorno,
che escono da rossetti rossi e unghie mangiucchiate,
parole che rimbalzano in bocca mangiando patatine 
e ad un certo punto sono urlate, per sovrastare la musica
e corrono 
e tu con loro,
senza fatica,
perché sono parole di festa
parole di risate con la mano davanti alla bocca e lo sguardo furbo,
come facevi da bambino.
Parole di un altro giorno ancora,
parole confuse di un self service,
parole disturbanti di una fila di persone che aspettano impazienti il loro turno e poi tutte insieme, queste parole, ordinano lasagne e patate al forno e pensi sia buffo, e ti ritrovi a fissarle, nascoste fra un pacchetto di crackers una forchetta e un tovagliolo di carta, mezzo litro di naturale,
e allora ti giri e ne trovi altre,
trovi un'addetta alla frutta che si lamenta con due clienti tenete le posate separate, possono esserci persone allergiche all'ananas o al melone lo capite vero?
e le parole diventano arrabbiate e tu pensi certo magari è da stamattina che corre, fra fragole e kiwi e questi benedetti ananas e meloni, però se sorridesse forse la stanchezza se ne andrebbe via.
Allora prendi la tua frutta stando bene attenta a non sbagliare per non sentirle più, quelle parole arrabbiate.
Parole di un altro giorno ancora che non importa quando,
parole che hai letto per tanto tempo e ti hanno fatto ridere, commuovere e riflettere,
parole arrivate di sorpresa e quasi per caso come tutte le cose belle,
le vedi filar via lisce l'una dopo l'altra e corrono veloci, e più vanno veloci 
più i tuoi pensieri si fanno lenti, e respirano parole che se ne stanno ognuna al suo posto,
un posto a volte confuso e pazzo e ribelle ma mai sbagliato,
parole che diventano di carne e d'ossa,
voce 
risate 
gestualità
e t'accorgi che funzionano, funzionano bene,
mica ne eri sicuro,
a volte rimani deluso, quando le parole scritte che hai tanto amato diventano parole con i loro suoni
e invece accade che quella voce l'hai sempre avuta dentro e di colpo la riconosci,
perché era lì
a farti compagnia nei tuoi giorni
e ascolti curioso
e vorresti parlare,
ma
quando le parole sono belle 
quando sono un dono 
e ti cullano,
parlare, 
non si può.





2 commenti:

  1. Tu lo sai vero che la signora delle posate urlava contro di me? (io però ero innocente)
    :)

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    1. Certo che lo so, ma i colpevoli erano quei tizi accanto a te! La signora dovrebbe cambiare gli occhiali.

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