martedì 20 maggio 2014

luca vede roma

Due anni fa, il terremoto in Emilia.
Lo voglio ricordare con questo racconto che scrissi per www.shoot4change.net.

Ottobre 2012
Com'è difficile parlare di bambini. Li vorresti tutti in una bolla di sapone senza tempo, fatta di baci e corse nei prati con gli amici, gelato al parco in un pomeriggio d'autunno, giri in giostra, tovaglia apparecchiata all'ora di cena con una forchetta che batte impazientemente sul tavolo in attesa che la mamma porti la pastasciutta, favole della buonanotte in una cameretta dai colori pastello, sogni belli fatti abbracciando il pupazzo del cuore. 
Com'è difficile parlare di bambini che hanno avuto paura.
Questo pensavo mentre m'incamminavo verso il complesso scolastico di San Possidonio, ancora un gruppo di tensostrutture in attesa che gli edifici nuovi siano pronti, indicativamente fra una decina di giorni se tutto va bene. Qui sono ospitate scuola materna, elementare e media. Gli alunni di quest'ultima arrivano al pomeriggio perché altrimenti lo spazio a disposizione non sarebbe sufficiente. Le lezioni sono iniziate regolarmente il 17 settembre, ma c'è tanto da recuperare.
Non ho voglia di fare domande ai bimbi e quando mi dicono subito che con loro non si può parlare, mi sento decisamente sollevata. Sono bersagli molto facili, spesso usati per fare notizia. I bambini non si toccano, nemmeno con le domande. Io lo so, che mi basterà guardarli per trovare le parole giuste.
Faccio subito due chiacchiere con le insegnanti Licia, Donata e Monica. Mi parlano del bellissimo progetto attivato in collaborazione con la scuola di musicaAndreoli di Mirandola, che ha offerto un corso gratuito alle classi, della presenza dei ragazzi di Save theChildren, due ore ogni settimana, e della psicologa. 
Iniziano ora a parlare un po' del terremoto. Apparentemente come una bella avventura perché si fanno cose eccezionali come dormire in una tenda, mangiare schifezze ché adesso la mamma dice sempre di sì, correre per i campi con gli amici dalla mattina alla sera, consumare i pasti assieme ad altre famiglie come se si fosse a una festa di paese, finire prima la scuola. 
Valeria e Gloria di Save the Children hanno fatto e stanno tuttora facendo un lavoro bellissimo e molto, molto delicato. Aiutare i piccoli nella rielaborazione deltrauma. La chiusura improvvisa della scuola, routine e spazi conosciuti abbandonati senza preavviso. Si sa, che i bambini amano la routine: routine significa sicurezza. Hanno avuto una lunga estate di tempo per parlare di questa esperienza con gli amici, per pensare al ritorno a scuola, nella loro solita scuola. Che però non esiste più. Le emozioni da condividere sono tante e non sempre belle. Paura. Tristezza. Rabbia. Che vanno trasformate in una risorsa positiva  dalla quale l'intera classe può attingere. Un punto di forza che unisce i compagni rendendoli invincibili, come dei supereroi.
I bambini hanno paura che possa esserci un altro terremoto. La mamma e il papà, come sempre, sono la loro soluzione. Se accade di nuovo e la mamma è tranquilla, allora so che tutto andrà bene. Se accade di nuovo e la mamma piange, significa che non esiste rimedio. Che io sono spacciato. Quanto è vero quello che si dice sempre: al bambino basta stare con genitori sereni, per essere felice. Un piccolo, grande equilibrio perfetto. Come quando sei a letto con la febbre e ti sembra di morire, ma hai la mamma seduta proprio accanto a te che ti accarezza il viso e ti canta una ninna nanna, e ti porta il miele per il male alla gola. E ti senti già molto meglio ancor prima di aver preso la tachipirina. 
Un giorno, hanno simulato il terremoto. Due bimbi seduti su una panca, altri due che la fanno tremare forte. Ho paura di farmi male, cosa devo fare adesso? Scappo e poi rendo la panca più stabile. Se conosco un problema e la sua soluzione, il gioco è fatto.
Il temporale fa paura, adesso, perché il rumore dei tuoni è molto simile a quello che si è sentito qui in Emilia il 20 e 29 maggio. Se ho la mamma vicino la paura se ne va. A loro basta poco, no? I bambini, in questo, sono straordinari. Vieni qui che ti abbraccio, stai tranquillo che non è niente. Dormi adesso, dormi. Ci sono qui io, con te.

Cristina è la referente della scuola materna e racconta che questa mattina i piccoli sono stati davanti alla loro vecchia scuola. Mi ha detto che è stato commovente vederli appoggiati alle transenne a guardare, in silenzio. Hanno raccolto dei pezzettini di macerie. Poi, sono tornati nella loro tensostruttura e ognuno di loro ne ha messo qualcuno nel suo scrigno dei diritti dei bambini, una piccola scatolina di cartone colorata. Seduti sulle panche, si sono alzati uno alla volta per compiere questo piccolo gesto. In silenzio, ancora una volta. Chissà a cosa pensavano. Mi sono sentita quasi un'intrusa mentre li osservavo, in un angolo, vicino a dei cartelloni che hanno preparato in questi giorni. I diritti dei bambini secondo i bambini: i bambini devono avere una casa. I bambini devono essere felici. I bambini devono avere una mamma e un papà. 
La loro bolla di sapone.
Sono uscita, senza salutarli. Li ho lasciati con i loro pezzettini di scuola che stringevano forte, come se fossero la cosa più preziosa che mai avessero avuto fra le mani.
Mentre mi avvio verso l'uscita, vedo Valeria e Gloria impegnate con un gruppo di bimbi seduti in cerchio. Un grande cerchio, perché tutti devono vedere tutto e tutti. E' ora di fare lavorare la fantasia. Simone ha una penna in mano, che magicamente diventa un microfono. Simone canta una canzoncina ai suoi compagni, che ridono. Zoe ha una cannuccia gialla, che in realtà è un flauto. Zoe soffia dentro alla cannuccia e muove velocemente le piccole dita. Bruno ha una spugna, trasformatasi per l'occasione in telefono per chiamare il suo amico preferito.
Al centro del cerchio, una coperta verde nasconde un libro di grammatica, un tappo, un pacchetto di fazzoletti, un cucchiaio, un piatto di plastica. 
Cosa ci sarà qui sotto, bimbi?
Degli insetti, un serpente, un desiderio. 
Che bello, un desiderio.
Sì Luca, dimmi. Cosa c'è qui sotto, secondo te?
Roma.
Sotto a una coperta verde che nasconde un libro di grammatica, un tappo, un pacchetto di fazzoletti, un cucchiaio, un piatto di plastica, Luca vede Roma.
Lascio i bimbi di San Possidonio nella loro bolla di sapone. Che è bellissima, non rompiamola, perché se la sono costruita loro in questi quattro mesi. E' fatta di corse nel prato vicino alle tensostrutture, panche che tremano ma non si rompono, giochi con le ragazze di Save the Children, canzoni improvvisate con un microfono a forma di penna, piccoli pezzi di scuola custoditi in uno scrigno che è un po' come se fosse il loro cuore. Una grande e indistruttibile torre di plastica sulla quale ci si può arrampicare senza sosta. E poi, Roma. Perché se Luca la vede allora Roma deve esserci per forza, sotto a quella coperta verde.

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