martedì 27 maggio 2014

la solitudine di una madre

La solitudine di una madre.
Ti accoglie in un giorno di sole di maggio.
I bambini piccoli e biondi che giocano sotto al portico e si litigano dei giocattoli. 
Uno di loro è scalzo e un sandalo non si trova. Il moccolo al naso. Ridono sul prato felici di vederti.
La madre è nella cucina, la spesa ancora da disfare, l'acqua che bolle impaziente, alcune zucchine da tagliare e mettere in padella. I jeans, una maglietta pulita ma non stirata. La tovaglia da stendere sul tavolo. Della pasta, fusilli o maccheroni ancora non sa cosa buttare. Un occhio ai fornelli, uno al giardino speriamo siano buoni, che ho tanto da fare ancora, scusa sono in ritardo ma, ma 
ti guarda e tu capisci, non ha bisogno di andare avanti.
Non conosci la casa ma l'aiuti, in silenzio.
Tanto le cose nelle cucine stanno sempre tutte negli stessi posti.
La solitudine di una madre.
La trovi nel carrello del supermercato il sabato mattina, il bimbo addormentato caricato di peso dentro, sì proprio dentro, fra il Perlana le salviette umidificate le arance che fanno sempre bene le patate per fare il purè il pesce quello già pronto preso al banco. Una lista mentale, non scritta, per la lista scritta non c'è mai molto tempo e speriamo di non aver dimenticato nulla. Le borse con tutta la spesa della settimana caricate in macchina. Il bimbo, anche. Dorme ancora, meno male. 
La solitudine non aiuta, a portare le borse.
Nemmeno a riporre il carrello.
La solitudine di una madre.
Ride.
Quando la madre pensa non ce la farò mai, perché non sono capace.
Il bambino che non riesce ad attaccarsi bene al seno e Canale 5 che trasmette un film con Denzel Washington. Lei lo guarda, senza vederlo davvero.
La solitudine di una madre.
Si nasconde nei giocattoli sparpagliati sul pavimento.
La madre in ginocchio che prova a riordinarli. Quelli di plastica nella scatola rossa, quelli di legno nella scatola verde. Un ordine che durerà venti minuti, forse mezz'ora. Ma lei ne ha bisogno, per dare aria alla testa.
La solitudine di una madre.
S'infila nelle pieghe del cuscino, in una delle tante notti insonni e di pianti, pianti che vogliono solo la mamma per trovare la quiete. 
Il bambino cullato sempre nello stesso modo, lo stesso percorso fatto nella penombra del corridoio. Uno sguardo all'orologio, sono le quattro di mattina. Le quattro di mattina sapevano essere solo ossigeno, una volta. Una culla vuota, perché a questo punto meglio tenerlo nel letto, in mezzo.
Sdraiarlo con delicatezza facendo bene attenzione a non svegliarlo. L'ultima fatica prima di crollare.
La solitudine vede la madre, appoggiata sul fianco mentre guarda il bambino. Non ha nemmeno la forza di coprirsi. La testa riposa. Gli occhi, anche.
La solitudine di una madre.
Nelle braccia indolenzite delle sette di sera, dopo non si sa nemmeno quante ore, dodici o forse quindici chissà, ore passate ad accogliere, consolare, fare ridere e giocare. Braccia che salutano felici il papà che rientra dall'ufficio, da una vita vera fatta di persone adulte, frasi di senso compiuto, pausa caffè alla macchinetta con i colleghi. Braccia che ora possono finalmente riposarsi, riposarsi pulendo un bagno o preparando la cena, qualsiasi cosa purché non sia quel cullare ossessivo, la porta chiusa per provare a volare di nuovo.
La solitudine di una madre.
Se ne sta seduta sulla lavatrice e la guarda, mentre rimane sotto la doccia per quasi mezz'ora, gli occhi chiusi lo scroscio d'acqua calda sul viso, i muscoli che finalmente si rilassano. 
La guarda, mentre si siede sul piatto doccia e quasi si addormenta.
La testa va alla vacanza a Ibiza.
La testa si chiede se tornerà.
La solitudine di una madre.
L'accompagna nei gesti ripetitivi e quasi maniacali ma indispensabili di quei primi mesi.
Uno schema rigido da seguire perché gliel'hanno detto tutti, che la routine rassicura i bambini.
Pianto latte ruttino cambio del pannolone addormentamento.
La solitudine s'accorge che sta arrivando un temporale, che sta piovendo e che il sole poi finalmente è arrivato.
La madre invece non riesce a trovare il ciuccio, il bambino piange di un pianto inconsolabile forse sono le colichette ma chi lo sa, non parla, ed è da almeno venti minuti che le scappa la pipì.
E sono le tre. Ancora non ha pranzato. La lavatrice ha finito il ciclo da stamattina. O era ieri sera?
La solitudine di una madre.
Si nasconde dietro al sorriso di circostanza che la madre si disegna sulle labbra, quelle labbra che una volta erano dipinte di rosso e friggevano la vita.
La solitudine di una madre.
La scosti, quando entri in quella casa che sa di nursery e latte, portando normalità.
I suoi occhi, gli occhi della madre, hanno in fondo una luce che riconosci, la stessa che brillava forte il giorno della sua festa di compleanno a sorpresa. Gli anni erano venti e la vita pulsava fra i tavoli del locale e il deejay che aveva messo la loro musica preferita.
La solitudine di una madre.
La calci, quando dici prepari un biberon, il papà è bravo e lo sai. e io ti porto al cinema così prendiamo le caramelle gommose e ridiamo.
La solitudine di una madre.
C'è una scatola molto grande, nell'ultimo ripiano dell'armadio della cameretta.
La madre curiosa. Trova le tutine smesse. Uno scaldabiberon. Delle calzine così piccole da sembrare adatte solo a una bambola. Il tiralatte. Il sacco nanna, per tutte quelle notti d'inverno. Mai usato. Perché lui non dormiva mai. La giostrina, rimasta appesa sul lettino per tanto tempo. Le aveva regalato qualche breve telefonata a sua sorella, senza strilli e richieste di attenzione.
La madre guarda meglio.
Vede i suoi occhi stanchi le passeggiate al parco tante pappe sputate i pannoloni cambiati i bagnetti il borotalco le canzoncine sciocche che lo facevano tanto ridere.
In un sacchetto fra il primo body taglia 1 mese e un carillon a forma di angioletto, la riconosce. La solitudine di una madre. Se ne sta buona lì, lavata stirata e sapientemente piegata. Non è più tempo di avere paura, perché s'è fatta piccola.
La madre si alza. Ripone la scatola e chiude l'armadio.
Le labbra hanno ripreso a friggere la vita, e sono dipinte di rosso.







13 commenti:

  1. Oddio, mi viene da piangere.

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    1. Non dimenticare mai di dipingerti le labbra :-)

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  2. Anonimo1:50 PM

    Anche a me! bellissimo pezzo Roberta

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  3. belle le labbra che friggono. bello bello bello.

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    1. :-) grazie, un bacio a te e alla tua pancia...

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  4. Stupendo, non ho parole.

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    1. Eh beh non ti smentisci mai tu ;-)

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  6. piango, seriamente. e ho indosso il tuo braccialetto azzurro turchese di cui tutti ridono ma che per ,me è come quelle labbra rosse. grazie

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  7. piango. seriamente. e ho indosso il tuo braccialetto turchese che per me è come il tuo rossetto rosso. grazie. del bracciale e di questo pezzo

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    1. Fra! Conoscerti è stato un regalo bellissimo, davvero.
      Grazie a te, di cuore.

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