venerdì 23 maggio 2014

dentro al cuore

Ha un incedere calmo ma deciso, di chi sa di essere in perfetto orario con la tabella di marcia delle visite ma al contempo non vuole dormire sugli allori.
Una stretta di mano ferma e vigorosa, la sua mano abbraccia la mia. Mi piace.
Un umorismo sveglio e pungente, ma mai fuori luogo.
Mi fa delle domande, quelle tipiche, di circostanza, fatte per farti sentire a tuo agio davanti a un camice bianco e un lettino e un ecografo. Io lo so, e quindi non è che lo sia molto, a mio agio.
Quella borsa, quella lì che hai tu. La fanno con le ruote dei camion vero? A me pare un prezzo esagerato, per un pezzo di gomma di uno Scania. Ma sono le mode. Le mode terribili di voi giovani, io lo so.
Mi dice sdraiati su un fianco, il fianco sinistro. 
Guardo il muro che ospita un quadro ma non mi interessa, il quadro. Fisso la firma in basso a sinistra che è illeggibile, piccola e stretta e svogliata, davvero.
E un poco mi perdo a guardare quel tratto, quasi dimenticandomi dove sono.
Lui rimane in silenzio ed è un pensiero comune io lo so, quello di voler essere fra i pensieri dei dottori, quando ti visitano e non dicono nulla.
Ad un tratto c'è un scusami, devo premere forte l'ecografo sulle costole, devo sentire e vedere bene il cuore.
E d'improvviso lo sento, il mio cuore che fa bum.
Non è come quello dei feti, un cavallo che galoppa come un pazzo.
Il mio fa proprio un bel bum secco e deciso.
E poi, hai un cuore di bambina.
Dice proprio così, cuore di bambina. E girati, guarda, hai un residuo embrionale. Lo sai cosa vuole dire? Vuole dire che ti sei portata dietro un pezzo di tua madre, quando sei nata, e rimarrà per sempre lì.
E non c'è rigore scientifico nel suo tono, che pare quello di un nonno che racconta una favola, e i suoi occhi fissano quel fagiolo bianco sul monitor nero, e brillano contenti e io sorrido.
Chissà a cosa pensano, suoi occhi che brillano contenti. 
A una piccola magia, mi piace credere.
Così, mentre in sella alla mia bici filavo via veloce come il vento, ho capito.
Ho finalmente capito perché da quando ho memoria in qualsiasi posto del mondo io mi trovi,
qualsiasi casa io abiti
letto mi accolga 
lingua mi parli, conosciuta o no,
aereo mi culli a destinazione,
io mi senta sempre a casa,
protetta e al sicuro,
ogni cosa all'apparenza nuova eppure già così familiare e rassicurante.
Perché non si tratta solo di sensazioni o sentimenti, bensì anche di scienza, pezzi che non se ne sono mai andati.
Perché in tutti i miei giorni di mare calmo di pace o burrascoso di tempesta
io ho mia madre dentro al cuore.

4 commenti:

  1. Ciao! è raro incontrarne, di medici così, che sanno andare al di là della prassi che devono seguire, davvero. Mi è piaciuto questo post che gli hai dedicato, anche se lui è una persona di passaggio, non una di quelle importanti che resteranno sempre. Però è importante, a modo suo, sul serio.
    Baci

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    1. Ciao Minerva!
      Hai ragione, medici così sono preziosi, e cari. E meritano attenzione.
      Grazie per il tuo pensiero, e un bacio a te

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  2. No è che io, ultimamente, passo silenziosa perla rere. Leggo, a volte mi commuovo, più spesso no, ma resto sempre per lo più silenziosa. Le prolr mi vengono a mancare. E anche qui, ora, in fondo mi mancano quando mi fai piangere, e succede praticamente ogni volta. Ma zitta dopo averti letta non ci riesco a stare...
    sopporterai questo mio, sgraziato, non silenzio?

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    1. Hey Squa dal cuore tenero!
      Grazie per le tue parole che sgraziate non sono affatto perché vengono dal cuore.
      Un bacio :-)

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