giovedì 10 aprile 2014

leggerezza

È partire un pomeriggio di sole e vento, con un piccolo trolley pieno di vestiti, un libro e qualche sogno.
È un aereo che ti porta lassù, lassù in alto oltre le nuvole, dove il cielo si fa rotondo, e la luce più ampia.
È la moquette addormentata dei corridoi d'albergo, e voci squillanti che la risvegliano.
È passeggiare quasi senza meta per Parigi, sentendosi in gita scolastica.
È tardi o forse troppo presto chissà, ma non c'importa, oggi e pure domani e dopodomani, non c'importa.
Dai, lasciamo che le lancette scorrano veloci e fermiamoci in un bar à chignon, specchi, specchi e tanti specchi e siamo tutte le più belle del reame e tanti sgabelli e mezz'ora per uno chignon da principesse.
È un ristorante piccolo intimo e chiassoso, un tavolo vicino alla finestra. 
È un menù scritto con caratteri di una volta e parole francesi che risuonano nell'aria e pazienza se non capisci, perché sono belle.
È formaggi, e vino rosso, come il rossetto.
È parole che aspettavano più o meno pazienti di essere dette.
È chiacchierare fino a tardi, tardissimo, sul letto. Col pigiama e i capelli raccolti.
È foto scattate a caso col cellulare, foto stupide e vere, e per questo preziose.
È foto fatte con cura, con la reflex, perfino in mezzo alla strada.
È entrare in un negozio, provarsi un paio di pantaloni.
È aspettare fuori dai camerini sedute su poltroncine bianche, come nei film.
È quei colori, la sera. Così colori da toglierti il fiato e riempirti gli occhi.
Sono sempre così belle le città, di notte.
Perché sono solo per te, di notte.
Parigi toglie il trucco e il vestito delle grandi occasioni che indossa ogni giorno, si siede, un poco stanca, e se le parli, ti ascolta. Di notte.
È un cielo blu cobalto che ti lascia senza fiato. Immagini che non hanno bisogno di filtri, sono perfette così, e vogliono solo essere guardate.
Una timida Place des Vosges, un cancello aperto. Qualche passo curioso. Un albergo. Un gioiello nascosto.
Sette ragazze in un vicolo di St.Germain des Prés, ballare e cantare una canzone che esce da uno smartphone. E ridere, ridere fino a farsi venire male alla pancia.
È la Rer che ti riporta verso casa. La Rer che corre sotto, sottoterra e poi in superficie,  poi ancora sotto, sottoterra. Il trolley accanto, con qualche sogno in più.
È per sempre sette ragazze che ballano e cantano e la metro é chiusa ma che importa.
Ballano e cantano come se quella fosse l'ultima notte al mondo.
È la leggerezza.


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