venerdì 18 aprile 2014

indietro

Ciao, mare.
Sono passati tanti mesi ma io lo so, che ti ricordi di me.
Non dimentichi nessuno e riconosci tutti al primo sguardo coi tuoi occhi grandi, tu.
Riconosci quella donna laggiù, che se ne sta sdraiata in costume a prendere il sole, nonostante non faccia poi così caldo.
Riconosci quel cane che gioca col bastone e scava felice e si butta a capofitto col muso per poi riemergere col naso di sabbia.
Riconosci questa donna che mi passa accanto in pantaloncini e canotta e musica nelle orecchie.
E quell'uomo che ha arrotolato i pantaloni e si lascia bagnare i piedi e guarda laggiù verso la linea sottile che divide te dal cielo e chissà a cosa pensa.
E quei bambini, con il cappello e la giacca a vento, che raccolgono conchiglie.
Sono bambini che non strillano, non fanno i capricci. Sono i bambini buoni delle sette di sera ancora in spiaggia, ad agosto. Coi capelli lavati nelle docce dello stabilimento con lo shampoo alla camomilla, che s'asciugano all'aria.
Sono bambini che oggi hai portato tu, mare buono. Il mare buono dei mesi indecisi.
Lo sai, che mi piaci.
In questi mesi indecisi.
Mi piaci, perché sei timido e silenzioso e ti lasci guardare.
Mi piaci, perché t'ho visto accarezzare un castello di sabbia fatto con cura forse stamattina, chissà. C'era anche il ponte levatoio con le conchiglie.
Mi piaci, perché se guardo bene trovo il nonno, con la sua barca.
Mi piaci, perché porti un vento che mi fa volare i capelli, e mi spettina.
Mi piaci, perché sei vuoto.
Mi piaci, e allora per un attimo penso di togliere le converse e le calze.
Di bagnare i piedi.
Di toccarti.
Mi avvicino.
Scatto una foto, forse due.
Guardo te, le tue onde.
Torno indietro.
Sento freddo e non so perché.




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