giovedì 24 aprile 2014

bruna

Un giorno sua madre mi disse vedi, avrei tanto bisogno di qualcuno che si dedicasse a mia figlia Bruna, tre pomeriggi a settimana. Io sono spesso via per lavoro, mio marito anche. Siamo arrivati da poco qui in Italia, dal Brasile, ed è tutto così difficile.
Si era messa a piangere all'improvviso e si era fatta piccola, stretta nel suo tailleur carta da zucchero, mentre lavoravamo insieme un tardo pomeriggio di novembre.
Lei, donna manager tutta d'un pezzo, si era sciolta, in quel grande open space bianco, piante verdi sparse qua e là.
Io non sapevo nulla di cosa volesse dire essere madre lavoratrice, avere sensi di colpa.
Io. C'ero solo io, e basta.
No, non una babysitter, aveva continuato.
Bruna arriva dalla scuola internazionale alle 17, con lo scuolabus, e io vorrei una persona affidabile, che conoscesse molto bene l'italiano e l'inglese, che le parlasse un poco una lingua e un poco l'altra, che la aiutasse a fare i compiti. Tre pomeriggi, solo tre pomeriggi.
Io non lo so, cosa scattò nella mia testa di giovane laureata che aveva appena cambiato città, che non sopportava i bambini, specie aliena.
Che nel tempo libero andava in palestra, leggeva. Pensava a se stessa e al fidanzato.
Non lo so proprio, ma d'istinto le dissi se si tratta di tre pomeriggi dopo le 17 ci penso io, a Bruna.
E lei smise di piangere e le si illuminarono gli occhi e si vedeva che voleva abbracciarmi ma non ne aveva il coraggio e all'improvviso nonostante io e Bruna non ci fossimo mai viste mi disse tu sei perfetta, sei perfetta per mia figlia.
Bruna aveva cinque anni, quasi sei, e frequentava il primo anno di scuola.
Scendeva sempre dallo scuolabus di corsa, con la divisa bianca e blu. Lo zaino in mano.
Aveva lunghi capelli castani, diritti come spaghetti.
Gli occhi, erano due nocciole.
Il primo giorno assieme, abbiamo parlato poco. Ci siamo guardate molto.
Bruna, amava ridere di pancia.
Bruna, aveva il cuore caldo.
Aveva un modo buffo di pronunciare il mio nome, ed era un modo che mi piaceva assai.
Bruna era una bambina obbediente e volenterosa, come solo i bambini sanno davvero essere quando non c'è la mamma.
Bruna, mi amava moltissimo. Mi diceva sua madre.
E io lo sentivo.
Con Bruna, facevamo i compiti d'inglese, e d'italiano.
Con Bruna, giocavamo a nascondino in giardino, anche se faceva buio. Lei si nascondeva sempre nello stesso posto, e io mi divertivo a fare finta di non trovarla. Lei ancora di più, a non esser trovata.
Con Bruna, facevamo lunghi bagni. Lei dentro alla vasca piena di Barbie, io seduta sul bordo.
Nel suo bagno all'ultimo piano di quella casa così grande, la porta chiusa per non fare entrare il freddo. La finestra era un ovale proprio ai piedi della vasca, e si vedevano gli alberi.
Con Bruna, si spazzolavano le bambole.
Poi, io spazzolavo lei. 
Amava farsi fare le trecce.
Con Bruna, si cenava.
Amava il tostapane che sputava fuori fette calde con la faccia di Topolino sopra.
Amava le uova, le avrebbe mangiate sempre.
Io non ho mai saputo cucinare, ma lei diceva che ciò che le preparavo era buonissimo.
Lei mangiava, e io mi sedevo accanto a lei, a guardarla.
Con Bruna, non abbiamo mai visto nemmeno un minuto di televisione.
Con Bruna, si andava al supermercato a piedi, se il frigorifero era vuoto. Si parlava un misto di italiano e di inglese e si rideva. La gente ci guardava e io non ho mai capito cosa ci fosse di così strano.
Con Bruna, ci si preparava per andare a dormire.
Io la lasciavo in pigiama, col suo nonno.
Voleva stare sulla porta, e non la chiudeva fino a quando non mi vedeva svoltare l'angolo, oltre il cancello.
Una sera si mise a piangere, mi disse che non voleva io me ne andassi.
Così feci una cosa che non avevo mai fatto.
La presi in braccio, salii i tre piani che mi separavano dalla sua cameretta con lei stretta a me, e la portai a letto.
Le lessi una favola.
Mi misi ad accarezzarle il viso, fino a quando non si addormentò.
La coprii, lasciando una piccola luce accesa perché sapevo era così che si faceva con i bambini.
Con Bruna, stretta a me nel suo pigiamino bianco a pois colorati per la prima volta mi sentii davvero voluta da un bambino.
Bruna partì con i suoi genitori per il Perù, in un giorno d'estate.
Pochi mesi dopo, io rimasi incinta. Senza aver deciso né programmato nulla.
Non dimenticherò mai il giorno in cui sua madre mi disse sei perfetta per lei.
Aveva ragione. 
Le mamme non sbagliano mai.
Non dimenticherò mai la piccola Bruna, che mi mandò mia figlia, io lo so.
Non dimenticherò mai la piccola Bruna, che coi suoi occhi di nocciola e il suo cuore caldo per prima m'insegnò quell'amore.


2 commenti:

  1. Tu scrivi meraviglie. Una più meravigliosa dell'altra.
    Squa commossa.

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    1. Tu sei troppo gentile.
      Grazie!
      Un abbraccio :-)

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