martedì 11 marzo 2014

millenovecentonovanta

Non posso più usare il lucchetto blu, perché ho perso la chiave.
La mia bicicletta bianca, regalo dei nonni per i miei tredici anni, è troppo preziosa per poter viaggiare senza. Non è una bicicletta di poco conto, che puoi appoggiare al volo contro ad un albero mentre entri a prendere il pane.
La chiave deve essere da qualche parte, chissà dove. Peccato. Il lucchetto era quasi nuovo.
Inforco la bicicletta, appoggio la borsa nel cestino. 
Mi tolgo la giacca e rimango con la felpa, perché l'aria è così aria che mi sembra di essere in Versilia e infatti le do pure un colore, oggi, e le do il colore azzurro, azzurro come il mare e come il cielo senza nuvole.
Pedalo, pedalo velocissima come piace a me, e più sfreccio sulla ciclabile e più i pensieri si fanno lenti.
Devo comperarne uno nuovo, per forza. Penso.
C'è una piccola bottega in una viuzza del centro, di quelle un po' dimenticate. 
Non lo so esattamente dove sia, come al solito mi muoverò a caso come un cane che ha perduto la strada di casa.
Ricordo c'era un signore anziano dentro, di quelli che ormai lo facevano più per passione che per dovere. Indossava un camice blu, come un piccolo operaio al lavoro.
Io non ci sono mai entrata nel suo negozio, ma ci sono passata, diverse volte. 
Nessuna insegna, nessun cartello, ma ormai tutti sapevano che lui non ne vendeva di nuove, riparava solo quelle vecchie.
Sono fortunata e trovo subito la via, che ha grandi ciottoli, di quelli che se sei su due ruote ti fanno sobbalzare.
La bottega è sulla destra, alcune bici parcheggiate fuori. Due vetrine. L'intelaiatura metallica che una volta era rossa, era rossa per forza perché vedo alcune macchie di rosso, fra il grigio del ferro.
Entro e trovo un ragazzo marocchino che sta trafficando con una ruota e mi dice ciao, dimmi. Io lo guardo con aria interrogativa, lui capisce e aggiunge un ci sono io, adesso, il signore non c'è più.
Chiedo un lucchetto, e lo preferisci con la chiave o con la combinazione? 
Con la chiave, perché con i numeri non vado d'accordo e la combinazione magari la dimentico.
Con la chiave costa 12 euro, con la combinazione 15, però ti consiglio la combinazione, perché se poi perdi la chiave è un problema. Metti la tua data di nascita così non puoi sbagliarti mai.
In effetti è vero. Ne ho appena persa una, di chiave. Vada per quello da 15 euro.
Si allontana, per andarlo a prendere.
Il negozio è abbastanza piccolo, un poco buio nonostante sia un pomeriggio di sole.
Ci sono molte biciclette in giro, ruote appese al muro, un armadio, in fondo, pieno di lucchetti.
Un vecchio tavolo, sulla sinistra, seminascosto. Il piano di lavoro è ricoperto di vecchi giornali e sopra ci sono una vecchia radio, dei vecchi attrezzi. Un vecchio piatto di porcellana che una volta aveva dei fiorellini gialli sul bordo, se ne vedono alcuni superstiti. Il piatto è sporco di sugo. 
Dalla vecchia radio sta uscendo una vecchia canzone, Io camminerò di Umberto Tozzi.
Il ragazzo ritorna, mi mostra il lucchetto e adesso ti spiego come si imposta la combinazione, ti faccio un esempio con la mia data di nascita.
Lui inizia a parlare e io al secondo passaggio smetto di ascoltare, faccio sì con la testa, ogni tanto.
Guardo le sue mani, sono mani vecchie, nonostante lui sia giovane.
Sono mani vecchie e grandi e nere, sporche di olio come i suoi vecchi jeans e la sua vecchia felpa verde.
Penso dovrà per forza avere un retrobottega dove avrà scaldato la sua pasta al sugo, sono convinta abbia mangiato quella, in quel vecchio piatto. E magari ci sarà anche un lavandino, dove potersi lavare le mani.
La canzone vecchia continua a suonare e io continuo a guardarmi intorno coi pensieri e sento, sento odore di ferro e grasso e olio e gomma. Sento odore di biciclette, biciclette vecchie che hanno macinato chilometri.
Ad un certo punto, ad un certo punto lui mi dice ecco, hai capito? Adesso ti azzero tutto, così poi puoi metterci il codice che vuoi.
Gli rispondo mentendo con un sì ho capito però lascia così, lascia il tuo codice, lascia 1990, lo cambierò poi.
Mi prepara la ricevuta, che mi consegna assieme al resto di cinque euro.
Mi saluta, ha fretta di rimettersi a lavorare, chino su una ruota.
Lo saluto, mi sento un'intrusa, in quel suo piccolo mondo vecchio.
C'è stato di nuovo, un momento di tempo fermo. I momenti di tempo fermo sono i miei preferiti, quando tutto intorno frulla e tu sei a volte protagonista, a volte privilegiato spettatore di una bolla, una bolla di tempo.
Qui, era un tempo vecchio come le biciclette, il tavolo, i giornali, gli attrezzi, il piatto, quelle mani, quei jeans, quella felpa, la radio, perfino la canzone.
Inforco la bicicletta, do uno sguardo alla vetrina. 
Il ragazzo ha appeso un cartello, scritto a mano. Le lettere sono così diritte che per forza sono state fatte col righello, e le ha fatte doppie, come si faceva a scuola, colorandone l'interno di arancione.
Riparazioni biciclette.
Ha messo una cosa nuova. 
Una cosa sua.
Pedalo via, col lucchetto nel cestino.
Codice millenovecentonovanta.




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