lunedì 10 febbraio 2014

via

Il tè, non mi è mai piaciuto.
Ma nei miei noiosi pomeriggi di studio, al liceo, quando mi chiedevo perché dovessi stare inchiodata alla sedia perdendomi tutta quella vita che fremeva là fuori, il tè era la mia salvezza. Aspettavo con trepidazione il momento in cui mia madre apriva la porta un pochino, giusto un pochino per poter far capolino con la testa e chiedermi vuoi un po' di tè?
rispondevo io
Di che tipo diceva lei, che in cucina ne aveva almeno cento.
Non lo so quello che vuoi
Arrivava sempre con una enorme tazza incandescente, due cucchiaini di miele, ché lo zucchero manco sapevamo cosa fosse in quella casa, e me la appoggiava sulla scrivania.
L'odore, l'odore del tè copriva quello di muffa e di vecchio e di noia dei miei libri.
Il suo calore, il suo calore mi scaldava le mani e mi regalava pace.
Oggi, ogni giovedì arrivo in palestra, lascio mia figlia alla sua lezione di danza e mi avvio verso la macchinetta.
Prendo un tè.
Non lo so cosa ci sia precisamente in quei tè delle macchinette, so solo che sono dolci in maniera imbarazzante.
Il bicchierino non è incandescente come la tazza che mi portava mia madre ma non importa.
Mi abbandono su una sedia, di quelle con lo scrittoio ribaltabile, che fa molto lezione all'università.
La sedia è di legno e mi fa male al sedere, ma non importa.
La sedia di legno e il tè della macchinetta sono la mia fuga, assieme a un libro.
Un'ora, un'ora che corre via veloce e mi porta lontano. Mi lascio scivolare in avanti, di solito, appoggio la testa al muro e il legno della sedia si fa più morbido.
Ieri, ieri mentre aiutavo mia figlia a rivestirsi e avevo ancora la testa nel mio libro, è arrivata una sua amica, che si chiama Alessia.
Lei è mancina ed è del segno dei gemelli, proprio come me. Ha degli occhi grandi e scuri, rotondi, come due ciliegie.
Una volta una madre mi ha detto vedi Alessia è una bambina particolare, sempre nel suo mondo.
Non avevo capito molto questa sua affermazione, e l'avevo trovata pure parecchio stupida.
Alessia si avvicina a me, scalza coi collant rosa ancora addosso, la canottiera bianca a pois rosa e una felpa in mano.
Si avvicina e mi dice lo sai che io ieri sera nella mia camera da letto ho visto le fate, e abbiamo giocato assieme per tanto tempo?
Mi dice così, proprio così, con gli occhi che le brillano, e la sua nonna invece ma cosa dici Alessia, certo che ne hai di fantasia
E allora io m'inginocchio e dico a quei due occhi di ciliegia sai che è una cosa bellissima? Anche io ho visto le fate a casa di un bambino che si chiama Martino, alcuni mesi fa.
Hai visto nonna? Se le ha viste anche la Francesca allora vuole dire che esistono e lo dice con quel tono insolente tipico dei bambini quando sanno di avere ragione.
Poi si riveste, s'avvia nell'atrio, prende uno sgabello e lo sistema davanti alla specchiera. Si siede. Inizia a mangiare una crostatina al cioccolato, con gusto. Ha le labbra di cioccolato. Le dita di cioccolato. Perfino le guance, di cioccolato.  Non smette mai di guardarsi, mentre mastica.
Io sono in un angolo, che la guardo rapita. Ho appoggiato la giacca su una sedia. Fa sempre un certo caldo, là dentro. Mia figlia si è persa a chiacchierare con le sue amichette, è tardi, accidenti è di certo tardi e il frigorifero è vuoto e lei deve anche lavarsi i capelli e con quei boccoli ci vuole una vita intera ma non m'importa, non m'importa niente.
Il mondo corre come un pazzo attorno ad Alessia fra urla e schiamazzi e borsoni sbattuti a terra e capricci di bambine che vogliono le patatine e mamme che ripetono vieni qui e musica che proviene dalla sala accanto eppure lei non si scompone. Sembra una bambola. Mangia lentamente, con gusto. Si guarda. Si studia. Io la guardo. La studio.
Ad un certo punto fa un sorriso grande e dice ho i denti neri da strega cattiva.
Non lo dice a nessuno in particolare, nemmeno a me, che sono vicina. Lo dice a sé stessa. In quella stanza in quel momento c'è solo lei, seduta davanti allo specchio, la crostatina in mano.
Strega cattiva ripete, senza smettere di fissarsi. Rimane immobile, con la bocca aperta e i denti bene in mostra, per diversi secondi.
Ad un certo punto arriva la nonna, la incalza con un dobbiamo andare a casa che arriva il papà a prenderti, e interrompe la magia.
Alessia si alza, si mette la giacca.
Arriva davanti alla porta d'ingresso, si ferma. Torna indietro. 
Si mette davanti allo specchio, sorride di nuovo.
I denti neri da strega cattiva ci sono ancora.
Corre via.
Le piccole cose.
Le piccole cose mi fanno sempre il cuore contento.




4 commenti:

  1. anch'io ho visto le fate un pò di tempo fa. giocavano nel lavandino del nostro bagno. se vuoi dirlo ad alessia la prossima volta fai pure...
    (io berrei un caffè lungo e zuccheratissimo, mi appoggerei anch'io al muro e così potremmo farci la nostra bella chiacchierata, leggendo <3)

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    1. Glielo dirò, stanne certa!
      Il prossimo giovedì terrò occupata una sedia accanto alla mia per te, allora ;-)

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  2. il tuo racconto mi ha incantata, perché riuscivo veramente a vedere quella bambina nel suo mondo, davanti allo specchio…vedevo la sua espressione, sentivo il caos di una palestra intorno, ma anche il suo silenzio, la sua dimensione…
    P.S.: tu e cecilia mi fate venir voglia di iscrivere marta in piscina/palestra solo per godermi questi attimi di letizia, un libro solo per me e per osservare le persone

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    1. Ciao Gabriella grazie, sono contenta ti sia piaciuto :-)
      Io adoro quest'ora solo per me, fossi in te iscriverei Marta al più presto ;-)

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