lunedì 17 febbraio 2014

in discesa

Abbiamo 18 anni, e c'è il sole.
Lei deve passarmi a prendere.
Io guardo la strada, dal balcone.
Vedo arrivare in lontananza la sua macchina blu e allora scendo, scendo giù per le scale al volo, saltando gli ultimi tre scalini di ogni rampa.
Salgo in macchina e c'è Kim Carnes con Bette Davis Eyes.
Ha una guida scattosa, le piace muoversi nel traffico.
Abbiamo gli occhiali da sole, i miei vantano delle improbabili lenti azzurre che a pensarci bene ora potrebbero pure essere di moda.
Bette Davis Eyes è a volume altissimo, i finestrini sono abbassati.
La nostra canzone preferita, da anni. L'abbiamo sempre cantata senza mai soffermarci sul testo con attenzione.
Ad un certo punto, ad un certo punto lei dice distintamente she's ferocious and she knows just what it takes to make a problem
Siamo ferme al semaforo, il mio braccio destro è completamente al sole, un sole di maggio che me lo scalda prepotente e io la sento proprio dire to make a problem, senza ombra di dubbio dice così.
E allora la correggo con un no guarda che è to make a pro blush perché io la mania per le parole l'ho sempre avuta e non sbaglio, qui non sbaglio.
Lei mi guarda e dice mando indietro la cassetta e no, dice problem
Nel frattempo il semaforo diventa verde e noi ascoltiamo quel pezzo almeno dieci volte e il testo sotto non l'abbiamo, non possiamo controllare.
Scommettiamo, scommettiamo una birra.
E alla fine è davvero pro blush, e quella fu la birra del pro blush che vinse sul problem.
Quel pro blush del mio braccio al sole e delle nostre due teste che si muovono a tempo.
Le parole, le parole sono importanti. 
Il suono, il suono anche.
Bette Davis Eyes, Bette Davis Eyes di quando andavamo a scuola assieme in bicicletta.
Il parco, era proprio il parco che percorrevamo, in qualsiasi stagione.
Ma la più bella era l'inverno, quando l'aspettavo tutta infreddolita sotto casa sua e poi ci scaldavamo pedalando come matte, eravamo diventate brave ad andare alla stessa velocità, con un auricolare a testa e la musica nelle orecchie.
Una sincronia perfetta.
Uno, due.
Uno, due.
Ci pareva perfino d'esser più veloci del tic tac dell'orologio che impietoso ci diceva hey ragazze fra poco suona la campanella sbrigatevi.
Musica, musica di ogni tipo ma Bette Davis Eyes non poteva mancare mai, non mancava quando eravamo nella ciclabile in mezzo agli alberi, non mancava in quel punto in cui pedalavamo fortissimo perché poi c'era una discesa, e quella discesa ci faceva pensare sarebbe stata così anche tutta la giornata.
In discesa. 
L'aria furba delle otto di mattina, le mani ghiacciate ché i guanti non ci piaceva metterli, le gambe divaricate, a V. Prendevamo il volo.
E in quell'attimo, in quell'attimo in cui correvamo giù in picchiata con le mani ben salde sul manubrio e i capelli al vento non ci piaceva parlare. Non lo so il perché, ma la discesa era silenzio.
In quella canzone, in quella canzone, in ogni sua singola parola e fra una lettera e l'altra ci siamo noi due,
le nostre biciclette,
gli zaini nel cestino,
il freddo che punge le gambe nonostante i jeans
e poi
l'asfalto bagnato di umidità,
gli alberi spogli,
le mani rosse e gelate, come le guance,
le risate che erano così tante da lasciarci spesso senza fiato
quella discesa alla fine della quale siamo sempre arrivate incolumi nonostante la velocità folle
e il nostro uuuuhhhh frenaaaaaa finale, perché c'era un semaforo
le lezioni che magicamente passavano quasi leggere, quando c'era Bette Davis Eyes ancora nelle orecchie, con le sue parole e i suoi suoni,
la testa, la testa che avevamo uguale
e faticava a sottostare a certe regole imposte
le regole dello studia da pagina a pagina per domani e deve essere così sennò è un quattro
la testa
la testa era Bette Davis Eyes
e pedalava veloce.
In discesa.


6 commenti:

  1. Mi hai riportato alle superiori, alla mia amica aspettata sotto casa, alle corse in bici perchè eravamo sempre in ritardo!

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    1. Bello, vero? :-)

      Ciao Lucia!

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  2. io ci sono adesso, alle superiori, però mi porta la mamma in auto. Ma l'atmosfera di certe mattine, secondo me, è la stessa.
    è un post fantastico, questo. Pieno di brividi, di musica, di luce, la stessa che illumina gli sguardi certe mattine come quelle di cui parli tu.
    baci

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    1. Oh, sì! L'atmosfera è proprio la stessa. Quella dell'aria buona che vuoi respirare prima di un'apnea di 5 ore :-)
      Un bacio a te e grazie :-)

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  3. Anonimo2:28 PM

    che bello quello che hai scritto Francesca! Davvero, mi hai quasi fatto venir voglia di tornare a quegli anni la'.. Grazie di condividere i tuoi pensieri qui!
    Francesca

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  4. bello, bello.
    ...e che nostalgia!

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