venerdì 3 gennaio 2014

il supereroe


Il primo ricordo che ho di lui risale a quasi trent’anni fa. 
Eravamo noi due in ascensore, in un pomeriggio d’inverno, e dovevamo fare sei piani assieme. Ad un certo punto mi guardò, coi suoi occhi vispi e furbi, e mi disse lo sai che io riesco a staccarmi un pezzo di dito? Sei pronta? Stai attenta, eh  e poi veloce come un fulmine mi fece vedere mezzo pollice della mano destra unito alla metà di quello della mano sinistra, con l’indice posizionato strategicamente nel mezzo, per coprire il trucco. Ripeté il gesto di staccarsi e riattaccarsi il dito non so quante volte, accompagnandolo con un fischio.
Io rimasi incantata a fissarlo, come solo un bambino davanti a una magia potrebbe fare. Una volta arrivati  al piano, prima di aprire la porta mi disse ssshhhttt, questo è un segreto. Non dirlo a nessuno ed entrammo nella casa dei nonni, come se niente fosse successo. Continuava ogni tanto a mandarmi delle occhiate furbe, come per dirmi acqua in bocca, mi raccomando e io mi sentivo molto importante. Da quel preciso momento, da quel momento di magia solo per me, decisi che lui sarebbe stato senza dubbio fra  i miei preferiti. Un supereroe.
Mi piaceva moltissimo andarlo a trovare alla calzoleria, dove lavorava. C’erano delle volte in cui lo vedevo in lontananza in piedi sulla soglia, con le mani dietro alla schiena, che fischiettava. Mi riservava sempre un ciao bella e poi entravamo, insieme. Scendeva veloce dalla scala in ferro con cinque, anche sei scatole da scarpe in equilibrio su una mano sola. Le sistemava sul bancone, ne apriva il coperchio  e prendeva una scarpa per modello. Sembrava un prestigiatore e io ne ero affascinata.
Cantava, cantava sempre perché il canto assieme al suo lavoro erano la sua passione, e quando cantava mentre lavorava fra gli scaffali capivi benissimo che non avrebbe potuto desiderare altro. Respirava la vita a pieni polmoni, facendola uscire in note, con la sua voce calda e piena e potente. E buona. Aveva sempre delle caramelle alla menta in tasca, perché diceva che facevano bene alla gola, che la mantenevano fresca e in salute. Non so quante ne ho mangiate, assieme a lui. 
Però, una voce bella come la sua a me non  è mai venuta e dopo mille caramelle mangiate invano mi venne il dubbio che non fosse solo una questione di menta.
Non perdeva occasione di dirmi che lui era del segno dei pesci, e che quelli dei pesci erano persone furbe e tu, tu sei dei pesci? No? Eh mi dispiace per te mia cara e poi ridevamo insieme, mentre mi frullava i capelli mettendomi la sua mano grande sulla testa.
Mi faceva ridere moltissimo, e io ho sempre trovato un che di geniale nelle persone che ti fanno ridere senza artifici, senza sforzi, semplicemente con il loro modo di essere, perché vuole dire che hanno il cuore buono, non puoi sbagliarti.
Capitava che io passassi dal suo negozio e mi fermassi ad osservarlo da lontano, stando ben attenta a non farmi vedere. Questo lui non l’ha mai saputo, ma era una cosa che mi piaceva molto, perché guardando quell’uomo fra le sue scarpe, vedevi amore.
Lui, il mio supereroe, non lavora più fra le scarpe da qualche anno ormai, e mi manca.
Però.
Però un giorno percorrendo una stradina graziosa e pittoresca del centro, ho visto una piccola calzoleria. Recava la scritta Calzoleria come una volta. Non l’avevo mai notata prima, ne sono certa. Ho guardato meglio. Era arredata con mobili anni ’50, di quelli che non passano mai di moda e sono sempre belli, come avrebbe detto lui. Scarpe, scarpe ovunque. Tanti calzascarpe, in ferro. Azzurri e marroni, sistemati diligentemente qua e là. In vetrina, diversi modelli disposti ordinatamente l’uno parallelo all’altro. I prezzi scritti a mano con un pennarello nero, su cartoncino bianco. Un vassoio con delle caramelle alla menta, di quelle con la carta trasparente e la scritta in verde, pronte per essere offerte alle clienti. 
E poi eccolo, sulla porta. No, non mi sono affatto sbagliata. Era proprio lui, in piedi con le mani dietro alla schiena, che fischiettava. Ad un certo punto i nostri sguardi si sono incrociati per un attimo, mi ha guardata come per dirmi hai visto, non me ne sono mai andato.

Ci sono persone che rendono magica, spesso inconsapevolmente, la nostra infanzia, cristallizzandosi in un tempo eterno.
Lui, lui è davvero un supereroe. Erano gli anni ’80 quando lo pensai per la prima volta.
Non ho mai cambiato idea. 

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