giovedì 28 novembre 2013

è buono il mare d'inverno

È buono il mare d’inverno, quando scende la sera e il cielo promette stelle.
Rimane seduto sulla sabbia umida a guardare le piccole onde che corrono timide verso di lui, gli sfiorano le sneakers e si ritraggono, quasi rassegnate. Chissà che fine fanno, poi. Muoiono, come dice Anna? O indietreggiano per prendere la rincorsa e tornare più forti?
Due bambini giocano a calcio con un pallone. Una donna dice loro attenti, ché se cade nel mare poi non lo rivedete mai più, ve lo porterà via.
Il pallone vola  alto nel cielo e per un attimo quasi pare la luna che tarda ad arrivare.
Ricade sul bagnasciuga e si lascia trascinare verso il largo. Le onde che corrono timide se lo sono preso. Lo cullano per qualche minuto, allontanandolo sempre più dalla riva.
Tornano, le onde. Tornano più forti e lanciano il pallone ai piedi dell’uomo.

No, non muoiono, le onde. Deve ricordarsi di dirlo ad Anna.



Con queste novecento battute partecipo al progetto Wor(l)ds di Camilla.
E magari non rimarranno per sempre novecento. Chissà.


venerdì 15 novembre 2013

parole #7

Il piccolo corso di scrittura creativa organizzato da Camilla è giunto al suo settimo appuntamento e io sono davvero felice di partecipare perché sto imparando ad essere sintetica quando serve, qualità che un poco mi manca. E poi grazie a questo percorso sono stata in treno, a New York, a Milano, in Marocco, al parco in bicicletta, a Parigi. Insomma, mi sono fatta dei gran viaggi con la testa, cosa che faccio quotidianamente in realtà ma non sempre ho il tempo di metterli tutti nero su bianco.
Questa settimana le indicazioni erano ben precise: provare a lavorare su un sentimento o situazione diversa da quella amorosa propriamente detta e chiedersi quale fosse un'altra questione umana in grado di scuoterci spingendoci a scrivere, che non necessariamente deve essere "grande" e "importante". 

Ecco il kit (la foto è di Camilla)


Ecco cosa mi è venuto in mente, guardandolo.

Mancano poche ore alla partenza. Ho preso tutto, forse. La mappa non mi servirà. Preferisco perdermi col naso all’insù, chiedere ai passanti. Speriamo il volo non sia in ritardo altrimenti perdo la coincidenza e una notte in aeroporto proprio non la voglio passare. Passaporto, carta d’imbarco. La signora che mi affitta una stanza della sua casa mi ha detto che mi passerà a prendere. Mi aspetterà con un cartello in mano con scritto il mio nome, come si vede nei film. Devo ricordarmi di dare le chiavi di casa a mia madre, ogni tanto verrà a ritirare la posta, a controllare che sia tutto a posto. Le solite cose. Chiudo la valigia. Mi metto la giacca. Va bene, prendo anche il cappello perché so farà freddo. Chiudo la porta con le tre mandate. Non so quando la riaprirò. Parto, parto per una terra ricca di contrasti, come me. Dove il sole non sorge mai per mesi. Poi, d’improvviso, decide di non andare mai a dormire. Partire è un po’ come morire, dicono. Ho voglia di piangere e non so il perché.

giovedì 7 novembre 2013

è tornata

Lei accompagna la nipote a danza, la osserva correre dentro alla sala e le urla prima di uscire rimettiti la felpa mi raccomando sennò prendi freddo ché sudi sempre come una matta.
Ha dei pantaloni di cotone marroni con la piega nel mezzo, un maglione rosso di lana e un foulard attorno al collo. La giacca in mano, assieme alla borsetta. La osservo con la coda dell'occhio mentre leggo con la musica nelle orecchie, seduta su una seggiola in legno.
Ci sono molte sedie libere ma lei decide di sedersi proprio accanto a me, appoggiando borsetta e giacca sulle gambe. Ha le mani grandi, con le dita nodose, la fede. Sono mani di chi è abituato a tirare a mano la sfoglia dei tortellini, a dare delle sculacciate al nipote disobbediente, a lavare i piatti senza guanti. Sono mani vive e vissute che mi raccontano un poco la sua storia. Ad un certo punto si mettono a frugare nella borsa ed estraggono una caramella. La scartano e la portano alla bocca. Per un attimo chiude gli occhi per gustarsela meglio.
D'improvviso si volta verso di me: mi dice qualcosa all'orecchio ma non riesco a sentirla così tolgo un auricolare e le dico mi scusi può ripetere e lei volevo sapere cosa leggi. Le mostro la copertina e brava brava leggi, leggi. Continua a leggere che ti fa bene.
Ha un tono deciso, la voce squillante. Sembrava quasi un ordine, il suo brava brava leggi, leggi. Si vede che è una donna tosta, che ha tutto sotto controllo e no, non le sfugge nulla: casa, figli, marito, nipoti, spesa, compleanni, amiche, bollette, regali.
Se ne sta lì accanto a me a guardare le persone che passano, le mani, quelle mani vive e vissute e grandi e dalle dita nodose stringono sempre la borsetta e non la lasciano nemmeno per un attimo.
Io riprendo ad ascoltare la musica e a leggere. Siamo rimaste così per quasi un'ora.
La mia nonna se ne è andata cinque anni fa per ritornare oggi pomeriggio e farmi compagnia coi suoi silenzi, mentre seduta su una seggiola in legno di una palestra leggevo Festa Mobile.

mercoledì 6 novembre 2013

cosa leggo #1

Finalmente trovo il tempo per scrivere un post sui libri che ho letto ultimamente.
Una mia amica mi ha chiesto come faccio a leggere così tanto, ché lei quando si mette a letto dopo nemmeno due pagine crolla. Semplice: io non leggo mai a letto. Leggere a letto sarebbe la morte civile per una narcolettica come me che quando si mette sdraiata, la sera, fa a malapena in tempo a coprirsi prima di partire per la tangente.
Io leggo in divano. Seduta o semisdraiata tipo console romano che fa la pennichella, per intenderci.
Oppure mentre aspetto che la cena sia pronta. Il fatto che nove volte su dieci si bruci perché perdo la cognizione del tempo nonostante rimanga in piedi accanto ai fornelli col libro sotto al naso è un fatto assolutamente irrilevante e secondario.
Ma veniamo ai libri. Non ho intenzione di annoiarvi con lunghe recensioni, vi darò solo una breve opinione personale.
"Quando lei era buona" di Philip Roth. Inutile provare a definire Roth, lui è un grande. Ero molto incuriosita da questo libro perché qui per la prima e unica volta la protagonista è una donna. I ritratti dei suoi personaggi sono precisi, infallibili e spietati. Leggere Roth significa ritrovarsi direttamente dentro alla storia ed essere parte di essa fin dall'inizio, camminando accanto ai protagonisti.



"....allora dove? Tornare indietro non aveva alcun senso; non c'era un indietro. Ma correre dritta fra le braccia dei suoi nemici...in balia delle loro menzogne e slealtà! Girò su se stessa e imboccò di nuovo il vialetto da cui era sbucata;  svoltò da una parte, poi dall'altra, verso Broadway, via da Broadway, e di nuovo lungo la strada. Girava svelta gli angoli; stava rasente ai muri; sprofondava nei cumuli. La neve farinosa le incipriava la faccia. Premette la testa contro una grondaia inguainata dal ghiaccio. Cadde. Le bruciava la pelle. Una finestra si spalancò; corse via. La luce blu divenne grigia. Cominciò a imbattersi di nuovo nelle impronte che aveva lasciato nella neve appena qualche minuto prima".

Devo avere un problema con Alessandro Piperno. "Con le peggiori intenzioni" mi aveva lasciata abbastanza indifferente: avevo fatto molta fatica a finire di leggerlo. Così quando è uscito Inseparabili, fra l'altro Premio Strega 2012, ho pensato potesse essere una buona occasione per cambiare idea. Ecco. Non l'ho ancora fatto. Credo sia un libro indubbiamente ben scritto, che si legge bene, con una trama ben articolata che non fa una piega. Perfetta. Pure troppo. È più un compito in classe portato a termine da un allievo modello che ha imparato a memoria la lezione più che una storia scritta di pancia. Però se fra voi trovo qualcuno in grado di farmi cambiare idea, di farmi scoprire un Piperno diverso, io ne sarei indubbiamente molto felice.


"Quello è Filippo, cazzo. La sola persona al mondo con cui condividi ogni cosa. Gli stessi genitori, gli stessi ricordi, la stessa infanzia da fiaba, la stessa adolescenza di merda...È lui. È la persona più importante della tua vita. Ha fatto per te quello che tuo padre non ha saputo fare. Ha preso a cazzotti tutti quelli che ti prendevano in giro, ti ha sempre protetto...". Più me lo ripetevo, più la tua personalità si stravolgeva . Ti rendi conto che io so tutto quello che c'è da sapere sulla tua vita e tu non sai niente sulla mia?"

A proposito di fratelli (Inseparabili è la storia di due fratelli), confesso di essermi innamorata di "In mezzo scorre il fiume" di Norman Maclean. Dovete prendervi due ore per leggere queste centocinquanta pagine tutte d'un fiato. Io non so nulla di pesca in generale, figuriamoci di pesca a mosca. Eppure leggere questa storia raccontata con immensa poesia e grande trasporto mi ha fatto impazzire. Il giorno dopo averlo letto dovevo andare da Decathlon e ci credete se vi dico che mi sono persa nel reparto pesca a osservare curiosa canne, esche, abbigliamento e quant'altro, pensando ai protagonisti della storia e alla magia del Montana, dove è ambientata?



"I poeti parlano di istanti di eternità, ma in realtà è il pescatore a sperimentare l'eternità compressa in un attimo. Nessuno può dire cosa sia un istante di eternità fino a quando il mondo intero non diventa un pesce e il pesce sparisce. Lo ricorderò per sempre, quel figlio di buona donna".
"Eppure perfino nella solitudine del canyon sapevo che c'erano altri come me, altri ansiosi di aiutare un fratello che non capivano. Probabilmente siamo tutti guardiani di nostro fratello, come dice la Bibbia, dotati di uno dei più antichi e forse più inutili ma certamente più ossessivi istinti del mondo. Che non ci abbandona mai".

"Pomodori verdi fritti" di Fannie Flagg dovete leggerlo, se non l'avete ancora fatto.
Pomodori verdi fritti è una coccola, un sacchetto di marshmallow alla fragola da gustare lentamente che vorresti non finisse mai. Leggerlo significa rimanere con un sorriso stampato in faccia dalla prima all'ultima pagina. Se lo avete letto e vorreste vedere il film, potreste rimanerne delusi: la magia che ho percepito fra le righe del romanzo non sono riuscita a trovarla nel film.


"Bertha Vick ha riferito che venerdì notte, intorno alle due del mattino, è stata morsa nel bagno da una pantegana che è emersa dal water dopo avere risalito i tubi di scarico. Lei si è precipitata da Harold, che non ha voluto crederle, ma è andato di persona a verificare e ha visto la pantegana nuotare nel water. La mia dolce metà sostiene che la colpa è tutta delle inondazioni. A Bertha non importa sapere per quale motivo la pantegana sia arrivata in casa sua, ma d'ora in poi controllerà sempre prima di sedersi su un qualunque water.
Harold sta facendo impagliare la pantegana".

Ecco qui, molto presto scriverò un secondo post perché i libri sono tanti e non voglio annoiarvi con un post-fiume (non state già dormendo, vero?)
Si accettano consigli per future letture, ovviamente. Io sono una lettrice molto esigente e pure rompiscatole quindi i consigli li prendo sempre con le pinze. Ma se mi darete le giuste dritte, e vi avviso che non è cosa semplice, entrerete automaticamente e immediatamente nelle mie grazie sappiatelo ;-)

lunedì 4 novembre 2013

parole #6

Loro sono poco meno di 900 battute, e lei è Milano.

Come sei bella Milano, stamattina.
Passo le colonne di San Lorenzo abitate da ragazzi che chiacchierano assonnati con un occhio al cellulare, l’altro all’interlocutore. La testa già alla festa di venerdì. Mi volto, e vedo il tram che corre verso piazza XXIV maggio ma ho deciso che no, non stamattina. Svolto a destra e sono al parco. Un tappeto di foglie sotto ai miei piedi.
Arancioni, rosse, marroni, gialle. Sono foglie croccanti come patatine cipster.
Il cielo, il cielo è azzurro e non è vero che un cielo così lo puoi vedere solo in montagna, mentre fa capolino fra le Dolomiti. Un aereo silenzioso lo taglia a metà. Una linea perfettamente obliqua, bianca, che lo ferisce.
Come sei bella Milano, stamattina.
Guardati, sei un quadro. Col tappeto di foglie, il tram che corre verso la piazza, il cielo malato che una nuvola guarirà.
Come sei bella Milano, stamattina. Lasciati accarezzare, piano.