mercoledì 30 ottobre 2013

parole #5

Poco meno di novecento battute per raccontare un attimo di NY, da un angolo che amo molto.



Lei è seduta su una panchina, e aspetta.
Una grossa sciarpa le avvolge il collo, coprendole anche il naso e le orecchie. Ogni tanto solleva la testa per far uscire la bocca. Soffia fuori aria che diventa prima una piccola nuvola e poi vapore che si confonde con la nebbia di novembre. È mattina presto, prestissimo. Due ragazze giapponesi si avvicinano alla scritta Imagine, proprio di fronte a lei. Posano una rosa, si fanno una foto, a turno.
Yellow cabs sfrecciano lungo Central Park West. Odore di hot dogs proveniente dal venditore ambulante proprio là, all’angolo, che ha già la fila.
Un uomo affacciato a una finestra del palazzo di fronte guarda il parco mentre beve da una tazza del caffè, probabilmente.
Lei è seduta su una panchina, e aspetta. In una mano ha il cellulare. Nell’altra un post it, con un numero di telefono.
“Se quella donna si fermerà per prendersi un hot dog, lo chiamo”.

lunedì 21 ottobre 2013

l'anello

Lui è moro, ama muoversi e ballare in modo sconclusionato e la guarda con occhi languidi ogni volta che la vede arrivare in classe.
Lei è bionda, si muove pacata facendo bene attenzione a dove mette i piedi, quasi come se avesse una pila di libri in bilico sulla testa. Le piace farsi desiderare e lo guarda altezzosa, con lo sguardo tipico di chi sa di averlo in pugno.
Un giorno, a scuola, lui le disse "domani ti porterò un anello con un brillante".
Lei una volta a casa raccontò alla sua mamma con disarmante disinvoltura questa promessa e la sua mamma, che alla sua età non aveva mai ricevuto nulla dal genere maschile eccezion fatta per qualche disegno, si sentì un poco emozionata perché ricevere un regalo del genere non è cosa comune. È uno di quegli eventi da segnare in agenda e ricordare per sempre per poterlo raccontare un giorno ai nipoti.
Il giorno seguente lui le consegnò un anello con non uno, bensì due brillanti. Uno di colore verde, l'altro rosa.
Lei guardò con attenzione il piccolo gioiello e disse "no, grazie. Non mi piace". Lui se ne andò, piccolo piccolo, con l'anello in tasca. Lo regalò deluso alla prima compagna di classe che gli si era presentata davanti, una di quelle che accettano tutto senza riserve.
Quando la di lei mamma venne a sapere dell'accaduto le si spezzò il cuore, pensando a lui e al suo anello con due brillantini, uno verde e l'altro rosa. Pensò che di sicuro non aveva trascorso una bella giornata e avrebbe voluto un poco abbracciarlo e dirgli "hey, non è niente".
Ma lui non era il tipo che facilmente si lasciava prendere dallo sconforto. Sapeva che c'era una seconda possibilità, chiamata festa di compleanno. Proprio il compleanno di lei, la biondina che gli aveva preso il cuore.
Fonti certe raccontano che lui abbia preso da parte sua madre dicendole "mamma, devi accompagnarmi a comperarle un anello con un brillante. Il brillante però deve proprio brillare, brillare tanto".
Fonti certe raccontano che sua madre si sia permessa di consigliarlo ma che no, lui aveva le idee molto chiare in merito alla scelta. Un anello con un brillante bianco. Questa volta non poteva sbagliare.
Il giorno della festa la mamma della sua bionda innamorata lo vide correre su per le scale con un pacchettino in mano. 
Vide lui cercare la sua bella e porgerle il dono, lei aprirlo e accennare un sorriso. Infilarsi l'anello all'anulare destro e dargli un bacio sulla guancia.
Lui divenne rosso, ma proprio rosso come un peperone, e rise e ballò e si divertì come un matto per tutta la festa, come se avesse vinto al superenalotto perché in fondo se ricevi un bacio dalla biondina che ti piace è proprio come vincerlo, il superenalotto.
La biondina si comportò come se nulla fosse, come se indossare un delizioso anello in plastica lilla con un brillantino bianco al centro fosse la cosa più naturale del mondo. 
La mamma della biondina ad un certo punto prese da parte lui, il moretto, s'inginocchio, gli mise una mano sulla spalla e gli disse "grazie, sai, per il bellissimo anello che hai regalato a mia figlia. Sei stato molto gentile".
La mamma della biondina d'un tratto si è sentita un poco stupida a fare una cosa del genere.
O forse, semplicemente, è una mamma che era bimba negli anni '80, quando anche solo ricevere un sorriso dal bambino che ti piaceva faceva battere forte il cuore.
Figuriamoci un anello con un brillante. Di quelli meravigliosi, in plastica, comperati all'edicola sotto casa.

lunedì 14 ottobre 2013

parole #3

Il mio terzo compitino per Worlds di CamillaHey ma voi partecipate? Bastano dieci minuti a settimana (giuro!) per realizzare un piccolo componimento lasciandovi guidare dai suoi indizi.


Aveva dimenticato il lucchetto a casa, ma non importava. Pedalava veloce lungo la ciclabile che costeggiava il parco, verso il centro. Aveva passato troppi anni a pensare solo a se stesso, incapace di prendersi cura delle cose. Figuriamoci delle persone. E così, lei se ne era andata. Lui l’aveva aspettata, quell’inverno. Era perfino tornata la neve lì a Roma dopo tanti anni ma lei no, non era tornata. Quell’orchidea, l’unica traccia di lei in quella casa ora così vuota, era morta. Lui si era dimenticato di innaffiarla. Gli sembrava di sentire la sua voce, la voce di Margherita, che lo rimproverava. Sei un egoista. Aveva ragione. Si asciugò le lacrime con la manica della giacca. Arrivò davanti al negozio, appoggiò la bicicletta al muro ed entrò. Era l’unica cosa che poteva fare, per provare a mandare giù quel dolore fra la gola e il cuore.
“Salve. Vorrei una pianta di margherite”.

mercoledì 9 ottobre 2013

cinque

Cinque.
Tanti auguri a te,
che al mattino ti svegli sempre imbronciata e mastichi biscotti in religioso silenzio
che hai chiesto un comodino col cassetto per poterci mettere dentro il tuo profumo di Hello Kitty
che studi le persone, le loro frasi, il loro abbigliamento, le situazioni. In silenzio.
che mangi la pizza con coltello e forchetta e questa cosa mi sconvolge
che bevi solo acqua, perché le bibite fanno male, mamma
che sogni di essere Rapunzel, e Puffetta
che mi disegni con la corona in testa e mi dici sei bellissima
che sei buffa quando hai il singhiozzo, e mi fai ridere
che saltelli davanti a me, come una fatina del bosco
che mi dici no ridendo, e allora capisco che il tuo è un sì
che abbracci la tua amica del cuore, che si chiama proprio come me e come me ha la frangetta
che mi hai regalato un’emozione fortissima salendo in groppa a un cavallo bianco ma io l’ho capito che forse ancora non sei pronta e allora sai cosa facciamo? Ci andiamo insieme, come mi hai detto tu un giorno
che ti lasci amare incondizionatamente da una bionda a quattro zampe
che hai i tuoi tempi, e sono tempi lunghissimi, ma ho imparato ad aspettare (incredibile, vero?)
che sai chi non c’è più vive su una stella
e un giorno mi hai chiesto se potevamo andarci, su una stella
e io ti ho risposto che chissà magari un giorno su una stella ci si può andare davvero
e certo un po’ ho mentito ma i sogni dei bambini sono così belli che io vogliono vivano per sempre
che finalmente corri verso il mare fiduciosa, senza paura
che sei precisa e pignola e mi ricordi le cose da fare
che ogni notte del 9 ottobre all’1,34 mentre dormi ti lasci baciare e accarezzare in silenzio
mi siedo per terra a guardare i tuoi riccioli biondi e penso tu sia la creatura più bella del mondo
e questa è una piccola cosa mia e tua
una piccola cosa sciocca

una piccola cosa sciocca da innamorata
buon compleanno, bimba

martedì 8 ottobre 2013

parole #2

Una manciata di vitamine, un medaglione di giada che arriva dalla Cina, una pera gialla, il quadro di un pittore famoso (quello dei colli lunghi), la scatolina (vuota o piena?) dei macarons Ladurée e per finire "E' straordinario l'insieme di gioie minuscole e delicate che ritraggo tutta sola dalla vigile osservazione di uomini e cose; in realtà, soltanto sola con me stessa provo vera soddisfazione" (K.Mansfield).
Questo il kit per la seconda puntata di WOR(L)DS .
State partecipando? Ogni settimana Camilla preparerà un pdf con tutti i componimenti. Quelli della prima settimana li potete leggere qui (il mio è a pagina 13 :-))
Ecco quello che mi è passato per la testa, ieri.


I suoi piedi andavano veloci sotto la pioggia, in Rue du Louvre.

Un grande ombrello lilla. L’impermeabile ben allacciato e una sciarpa attorno al collo. Gli stivali di gomma che sembrano un prato. Verdi, con le margherite bianche.
La pioggia ticchettava regolare sull’ombrello, come un battito del cuore.
L’autunno, arrivato presto quell’anno a Parigi.
Entrò d’istinto nel cortile del museo e vide dei bambini che si rincorrevano, davanti alla piramide.
Guardò meglio. Lei e suo fratello bambini, un settembre di tanti anni prima.
Lei con la mantellina rossa, e lui con la mantellina gialla.
Correvano e ridevano sotto la pioggia con dei macarons in mano zuppi d’acqua, che gli coloravano le mani.
Era da tanto tempo che non lo rivedeva.
Le mancava, e quel divano letto nel suo bilocale era sempre troppo vuoto. Parigi era vicina, in fondo.
Frugò nella borsa, prese il telefono.

“Pronto, Oliver? Sono io”.