martedì 29 gennaio 2013

stanotte

Stanotte me la stavo dormendo di brutto, in pace col mondo come solo un papa in paradiso potrebbe sentirsi, quando improvvisamente sento il pianto di un neonato. Sono lì, come al solito con il piumone che mi copre anche la testa quando, ancora nel dormiveglia, mi concentro e sì, è proprio il pianto di un neonato. Senza dubbio. No, non può essere il figlio dei vicini perchè quel rompicoglioni dolce angioletto ormai ha quasi due anni, troppo grande per quel vagito disperato. E per un secondo, proprio in quel frangente che ti accompagna nel passaggio fra il mondo di Morfeo e quello terreno, penso oh cazzo stai a vedere che in realtà la Bionda non ha quattro anni suonati e russa come un camionista nel suo letto senza fare una piega, no, quello era solo un bellissimo sogno fatto nei venti minuti di sonno concessi fra una poppata notturna e l'altra perchè in realtà la Bionda ha tre mesi e sta reclamando il suo latte.
Giuro che l'ho pensato e, credetemi, è stata una frazione di secondo di puro terrore. Poi ho aperto gli occhi e mi sono detta ma smettila di fare la scema, non vedi che sei nella casa nuova? Quella dove avete traslocato due anni fa?
M'incammino a mo' di zombie verso la camera di mia figlia perchè quel pianto iniziava a darmi parecchio sui nervi e...ma certo. Come avevo fatto a non pernsarci prima? Una delle sue maledette bambole, che lei ama disporre ai piedi del letto, aveva perso il ciuccio fra un calcio notturno e l'altro e aveva iniziato a frignare.
Mi avvicino per rimetterglielo il più presto possibile e sento la bionda che nel sonno farfuglia un Mamma. Ciuccio. Bimbo.
Quando si dice che l'istinto materno è innato. Penso io, sul momento.
Poi, aggiunge: Mettiglielo tu. E si volta dall'altra parte.
Chiamatela fessa.
 

giovedì 24 gennaio 2013

i miei libri #2

I giorni mi scivolano fra le mani senza rendermene conto, avrei un sacco di post da sistemare che se ne stanno lì nella casella bozze per mancanza di tempo. Perchè io i post al volo non riesco mica a scriverli. Ci provo eh, ma poi va a finire che la situazione mi sfugge di mano e parto col romanzo di turno.
Comunque, oggi voglio provarci.
Ecco a voi il post al volo i miei libri, parte seconda. Ora, non illudetevi. Non diventerà un appuntamento fisso tipo settimanale in edicola perchè a me "la rubrica del lunedì" di turno mette ansia. Sembra che posti perchè devi farlo, non perchè lo vuoi. Quindi troverete un pò così, ogni tanto e assolutamente quando cavolo mi pare, qualche suggerimento per le vostre letture.
 
L'acustica perfetta di Daria Bignardi, che ho appena finito di leggere. Molto meglio di Un karma pesante, che non mi era piaciuto affatto, ma nemmeno lontanamente paragonabile con Non vi lascerò orfani, che è di una bellezza e poesia struggenti. Se non lo avete letto, fatelo e non ve ne pentirete.
 
L'imprevedibile viaggio di Harold Fry di Rachel Joyce che non ho ancora letto ma so che ha riscosso molto successo quindi sono decisamente curiosa di iniziarlo.
 
Quando lei era buona di Philip Roth. Eh vi pare che io non prenda ogni tanto un libro del mio scrittore preferito? Fra l'altro qui, udite udite, per la primissima volta Roth sceglie come protagonista una donna e voglio proprio vedere come se la cava.
 
Ora invece inizierò La famiglia Fang di Kevin Wilson, su consiglio di Lui. Sappiate che è molto difficile che io sia felice di ricevere in regalo un libro, perchè sono parecchio una rompipalle. Di solito, se azzecchi il genere, ce l'ho già. Oppure, se non ce l'ho, non mi piace. Quando me lo prestano perchè l'hanno già letto e vogliono assolutamente che lo legga anche io perchè vedrai che ti piace, di solito non mi fido e spesso (non sempre, eh!) non lo leggo. In questo caso, sono praticamente obbligata a seguire il di Lui consiglio, anche perchè è da mesi che mi chiede ripetutamente l'hai iniziato? Quindi ho ceduto. Lo ammetto.
E voi? Di libri che vi siete fatti fuori durante le vacanze di natale fra una fetta di cotechino e una di panettone, ne avete da consigliarmi? :-)




giovedì 17 gennaio 2013

cuoricini e soldatini


La bionda ha ricevuto da sua maestà la Befana un pigiamone di pile rosa, che più rosa non si può, con i cuoricini bianchi e un paio di babbucce anch’esse rosa in coordinato. La guardo camminare per casa la sera quando si prepara per andare a letto e mi viene da sorridere. Perché io mi sono sempre immaginata madre di maschio, non so perché. Sapevo perfino già come chiamarlo.  Sarebbe stato uno di quelli casinisti, che mettono a soqquadro la camera da letto ogni volta che giocano con macchinine, draghi e soldatini. E io avrei potuto finalmente dirgli quello che tutti noi ci siamo sentiti ripetere all’infinito quando eravamo piccoli: “Metti in ordine la tua camera!” e mi sarei pure sentita molto importante, discretamente figa e autoritaria. Convinta però che tanto non sarebbe servito a niente, perché quando il gene del casino ce l’hai nel sangue non c’è niente da fare. Mi basta vedere la camera di mia sorella: mia madre ormai ha gettato la spugna.
Estroverso, amico di tutti, così avevo in testa il figlio maschio. Da adolescente sarebbe stato uno di quelli che girano coi jeans larghi, le mutande decisamente visibili, le chiavi di casa appese a un moschettone. Qualche piercing, che non guasta mai. La camminata da molleggiato. Avrebbe messo su a livelli da denuncia la sua musica inascoltabile, a tutte le ore. Facendo ovviamente incazzare i vicini. Ciao mà, io esco. Mi avrebbe detto lui, quattordicenne. E io, la quarantenne che ha ancora la maglietta di Snoopy nell’armadio: hai studiato? - Vai tranqui, mà. Ci sto troppo dentro. Avrebbe risposto lui.

Invece, quando sono rimasta incinta, sapevo senza ombra di dubbio che avrei partorito una femmina. Non era una sensazione, bensì una certezza. Infatti, quando un pomeriggio di maggio sono andata per un’ecografia e la ginecologa mi ha detto ora vediamo anche il sesso…sì…è una femmina! Con l’orgoglio tipico di chi sa di averti appena comunicato in anteprima una notizia di un certo peso, la mia risposta fu un semplice ok, senza reazioni, perché io sapevo.
Che strano, non l’avrei detto, fu la reazione di mia madre. Perché di solito quando si aspetta una femmina si è più floride, invece tu sei così pallidina, con poca ciccia, solo questa pancia… Va beh alle teorie delle madri bisogna sempre annuire con convinzione, anche se sono strambe. Però evidentemente anche ai suoi occhi io ero la mamma di un maschio.
Comunque sia, tutto questo per dire che invece mi sono ritrovata con la Bionda che non solo è femmina, ma è anche molto ma molto precisina e pignola. Non ho mai dovuto dirle di riordinare, perché lei lo fa da sola senza che io glielo ricordi. Lei è quella che ieri era in macchina con mia sorella e, mentre era in retromarcia, girava la testa per controllare che non ci fossero ostacoli durante la manovra. A tavola, soprattutto se ci sono ospiti, rimane seduta con la schiena dritta come un fuso e rigorosamente senza tovagliolo perché tanto non si sporca mai e le volte in cui ha qualche macchia sulla maglia è sempre per colpa mia che magari le dò un boccone al volo e distratta come al solito e così mamma! Mi hai sporcata! questo è il commento. Lei è quella molto introversa e estremamente selettiva con le amicizie. Lei è quella che ti guarda con un’aria obiettivamente altezzosa e un po’ aristocratica, che ti studia dalla testa ai piedi col suo sguardo severo ma non perché gli stai antipatico, questo l’ho imparato con gli anni, ma semplicemente perché è timidissima e diffidente e questo è il suo modo di relazionarsi con le persone che non conosce, ma anche con quelle che conosce abbastanza bene. La devi conquistare, e non è affatto facile. A lei devi volere davvero bene e avere davvero voglia di farle vedere quel gioco o quel libro. Non devi farlo perché devi e la circostanza lo richiede, altrimenti sei fritto. Perché lei se ne accorge e piuttosto sta seduta su un divano a studiarti, in silenzio. Non farà mai il primo passo.

Se N. è nella mia sezione non vuole dire che è mia amica. È solo una mia compagna di classe. Non si può essere amici di tutti, mamma. Capito il soggetto?!

Credo che qui sarebbe una gran noia se tutto, ma proprio tutto, il nostro futuro corrispondesse a quello che ci siamo disegnati nella testa. La Bionda era esattamente il tipo di figlia giusta per me, perché di flippati in famiglia ci sono già io e allora sai che disastro se avessi avuto pure un figlio casinaro e flippato?
Tu sei tutta matta mi dice sempre Lui, picchiettandosi la tempia con l’indice.

Mamma non fare la matta, mi dice sempre la Bionda. E che bello quando le vedo guizzi di follia che le illuminano gli occhi.

mercoledì 9 gennaio 2013

grazie


Grazie per esserti fatto amare incondizionatamente,

grazie per averci amato, incondizionatamente. Senza secondi fini, solo la innocente voglia di essere parte della famiglia. Qualità piuttosto rara nella razza felina, notoriamente egoista e opportunista.

Grazie per aver sopportato con coraggio e fierezza tutti i tuoi problemi di salute, insegnandoci che la vita è una e allora tanto vale godersela. Senza arrendersi mai.

Grazie per i tuoi occhi azzurro cielo che ci hanno, mi hanno, guardato con amore fino alla fine.

Grazie per quel giorno d’estate in cui sei arrivato nella nostra famiglia, piccolo scricciolo bianco e grigio che correva ovunque come un diavoletto.

Grazie per aver accettato da subito le regole della nostra casa, insegnandoci che un gatto può essere molto più intelligente e rispettoso di certi esseri umani.

Grazie per avermi fatto sentire per la prima volta cosa vuole dire avere l’istinto materno, che per gli altri animali della mia vita era semplicemente fraterno.

Grazie per tutte le mattine d’inverno in cui venivi a scaldarmi i piedi a letto, per poi salire sul mio petto e fare delle fusa così forti da impedirmi di ricominciare a dormire.

Grazie per i tuoi momenti di follia in cui sfrecciavi per tutta la casa, con le orecchie basse e gli occhi neri in segno di sfida, saltando il cancello della sala come una lepre impazzita. Ci facevi ridere molto, perché pensavamo che davvero il genio non è vero genio se in sé non ha anche il seme della follia.

Grazie per aver accettato l’arrivo della tua sorella a quattro zampe E, per averle fatto capire coi tuoi modi gentili e pazienti e regali che il capo eri tu. Grazie per averla amata come raramente accade fra cane e gatto. Le mancherai molto.

Grazie per i pomeriggi passati a fissarmi, seduto sulla scrivania, mentre cercavo di studiare. Non sarebbero stati gli stessi senza di te.

Grazie per aver fatto compagnia alla piccola grande B. durante i suoi pomeriggi passati a ripetere prima di un esame. So che sei fiero di lei, l’hai conosciuta che aveva solo tre anni e hai visto? Ce l’hai fatta. L’hai vista diventare una dottoressa di tutto rispetto. Hai voluto annusare anche tu il profumo della sua corona d’alloro.

Grazie per aver capito che quattro anni fa, quando me ne sono andata, non ti ho abbandonato. Semplicemente non senza dolore ho scelto la strada che più ti avrebbe reso felice, come solo una vera mamma può fare. Ti ho lasciato nella tua casa viva a tutte le ore, fra le tue cose, con la tua sorella E, le tue abitudini.

Grazie per quel pomeriggio che hai passato a dormire nascosto in un cassetto della cucina, mentre io guidavo in lacrime per la città, con una tua foto in mano, convinta che te ne fossi andato. Grazie, perché il dolore di sapere che avresti potuto tradirci sarebbe stato proprio insopportabile.

Grazie per averci lasciato questo vuoto così pieno di ricordi, che potrebbero continuare all’infinito.

Grazie perché guardandoti, negli ultimi anni, mentre camminavi lentamente ma con fierezza, come un anziano re leone nella savana che reclama cibo e attenzione,  ci eravamo quasi convinti che l’eternità fosse possibile.

Grazie per aver aspettato che mi prendessi cura di te per un’ultima volta. Per esserti fatto spazzolare, baciare e attorcigliare le orecchie come sempre facevo. Per quelle parole sdolcinate e stupide che ormai ascoltavi quasi con rassegnazione. Grazie per quell’ultimo abbraccio, per quel tuo ultimo sguardo prima di rimetterti a dormire per sempre che ora so voleva essere un saluto e un “non farti compatire con tutte quelle lacrime che verserai senza ritegno. Perchè io ti conosco e lo so, che hai questa grande difficoltà a piangere per gli esseri umani mentre per gli animali proprio non hai autocontrollo. E vagherai per casa alternando cinque minuti di disperazione a cinque di rassegnazione. E vorrai solo esser lasciata in pace, perchè la consolazione non va trovata negli altri ma in se stessi”. Grazie. Grazie per avermi aspettata. Questo ti rende un essere ancora più superiore di quanto potessimo immaginare.

Grazie per essertene andato esattamente come volevi, nel sonno e nella tua amata cesta, senza troppe scene patetiche che non hanno mai fatto parte di te. Grazie per aver scelto proprio tu il momento, in barba a tutti i tuoi problemi di salute dei primi anni che hai allegramente mandato affanculo uno dopo l’altro, con un bel colpo di coda.

Grazie per essere diventato un angelo mentre nessuno ti vedeva, nel silenzio della tua cucina con le voci di chi ami in lontananza a farti compagnia, come solo un vero saggio poteva fare.

Il caso vuole che tu avessi ben 21 anni e mezzo, esattamente 103 anni umani.

Il caso vuole che un giorno prima di te si sia messa in viaggio una grande donna, grande scienziata, che anch’essa si è spenta serenamente nella sua casa e di anni ne aveva proprio 103.

Grazie, per questa magia che ci hai regalato. Tu, che in casa eri il nostro Professore (così amavamo chiamarti), e la donna scienziata siete diventati polvere di stelle praticamente insieme. Avete salutato il nuovo anno da lassù, fra i saggi e le grandi menti del passato. Ci piace pensare che lei, donna premio nobel, avesse bisogno di un fedele consigliere e abbia scelto proprio te, fra i tanti. Siamo molto orgogliosi di te, ancora una volta.

Grazie, per essere sempre anche qui, ora, fra chi ami e ti ha amato tantissimo.
Hai visto? Sei tornato. Te l'avevamo promesso. Sei tornato polvere di stelle eterna, per non lasciarci mai più.