lunedì 2 dicembre 2013

dread biondi e occhi scuri

Per andare a fare la spesa proseguivo per Corso di Porta Ticinese, una volta finito il lavoro. Avrei potuto fermarmi al Conad, quello grande di via Torino, ma perdevo troppo tempo e perdere tempo fra gli scaffali non mi è mai piaciuto.
Così svoltavo sulla destra imboccando una viuzza stretta e buia che mi portava a un piccolo supermercato.
Andavo una volta alla settimana, che è più che sufficiente quando sei a pranzo fuori tutti i giorni e convivi con altre due ragazze.
Là trovavo tutto, ma proprio tutto quello di cui avevo bisogno. Spesso prendevo gli gnocchi alla romana nel banco frigo appena entrati sulla sinistra. 
C'erano delle volte in cui io e la Paola, la mia coinquilina storica, cenavamo solo con quelli, che erano proprio una delizia ora che ci penso.
La cassiera era una morettina molto simpatica. La prima volta che mi sono ritrovata faccia a faccia con lei mentre appoggiavo le mie cose sul nastro le ho chiesto una borsa, perché da me si chiama proprio così, borsa. E lei mi ha guardata con fare interrogativo rispondendomi come scusa? Si chiama sacchetto. 
Con la e aperta. Ora che ci penso ora lo chiamo sempre così, sacchetto, anche se a Milano non ci vivo più.
Fuori, vicino all'ingresso, c'erano sempre dei ragazzi un po' malconci che si passavano il tempo a fumare, accarezzando i loro cani. Non chiedevano l'elemosina, non chiedevano niente. Fumavano, accarezzavano i cani. Osservavano.
Fu una sera d'inverno che attraversando la viuzza stretta e buia la vidi per la prima volta, sulla destra.
Se ne stava seduta in un angolo, appoggiata a un vecchio cartone. Accanto a lei dormiva un cane, uno spinone nero. Si guardava intorno senza dire niente, coi suoi dread biondi e gli occhi scuri. Aveva davanti a sé un bicchiere di carta vuoto ma nessun biglietto di quelli che di solito si mettono. Tipo ho fame per piacere una moneta grazie.
Niente, solo questo bicchiere di carta vuoto.
Le sono passata proprio accanto senza dire niente, senza fare niente. Perché è così no che ti capita di fare. Hai fretta e passi oltre e quasi non ci pensi. Svoltando a sinistra verso casa mi sono guardata indietro e lei era sempre là immobile, coi suoi dread biondi e gli occhi scuri e il suo spinone nero che le dormiva accanto.
La sera ho ripensato a lei appoggiata a quel cartone, mentre io cenavo tranquilla seduta sul divano, al caldo.
Mi sono chiesta se quei ragazzi là davanti al supermercato erano suoi amici, perché se ne stava lì da sola. 
Mi sono chiesta se avesse cenato.
Mi sono chiesta se il suo cane avesse mangiato qualcosa.
La settimana dopo mi sono fatta fare un panino al banco gastronomia, e ho comperato una scatoletta di cibo per cani.
Ho pensato che se le avessi dato della moneta si sarebbe comperata del fumo e non avrebbe mangiato. Magari si sarebbe lasciata andare, e avrebbe avuto più freddo a pancia vuota.
Mi sono fermata davanti a lei, che aveva sempre il suo bicchiere di carta davanti a sé, i dread biondi e gli occhi scuri. Il suo spinone che le dormiva accanto.
Ho appoggiato il sacchetto e la scatoletta a terra.
Ci siamo guardate per un secondo, in silenzio.
Nessuna delle due ha parlato.
Ho proseguito verso casa coi miei sacchetti di zucchine, gnocchi alla romana e detersivo da piatti.
Era diventato un piccolo rito, ormai.
Una volta alla settimana le lasciavo la cena, per lei e il suo cane.
Ormai avevo capito, che lei mi aspettava.
Ci guardavamo per un attimo, mentre appoggiavo a terra sacchetto e scatoletta.
A volte nel tragitto verso il supermercato la trovavo addormentata ma quando ritornavo indietro era sempre, sempre sveglia.
Mi aspettava, in silenzio.
Dopo quasi un anno ho traslocato e non l'ho mai più rivista.
Ogni volta che vedo una ragazza che chiede l'elemosina con un cane accanto non posso non pensare a quei dread biondi, a quegli occhi scuri, a quello spinone nero che dormiva.
Credo ci sia rimasta male, quando non mi ha più vista camminare con passo svelto in quella via stretta e buia.
Spero, spero che nel caos di una città che corre come Milano ci sia qualcuno, da qualche parte, che abbia deciso di prendersi cura di quei dread biondi e di quegli occhi scuri. Di quello spinone nero che sono certa non ha mai smesso di dormire lì accanto, fedele.
Perché tutti abbiamo bisogno di qualcuno che si prenda cura di noi.
Anche solo per una volta alla settimana.
Con un panino e una scatoletta.
Perché tutti abbiamo, in fondo, dread biondi e occhi scuri.

1 commento:

  1. Occuparsi degli altri, chiunque essi siano, e' la cosa più bella del mondo: abbiamo un gran bisogno di persone come te

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