lunedì 9 dicembre 2013

cosa leggo #2

Ho letto per la prima volta un libro di Murakami e ne sono rimasta affascinata. Il suo stile mi piace moltissimo e di certo ne acquisterò altri. No ma io dico come ho potuto ignorarne il talento in tutti questi anni? Il problema è che uno dovrebbe leggere di professione, allora sì che potrebbe essere sempre aggiornato su tutto. Ecco un piccolo assaggio di Norwegian Wood: mi piace, mi piace moltissimo il modo in cui descrive i personaggi e le situazioni.

"La ricordavo con l'impermeabile giallo in quella mattina di pioggia, che puliva le gabbie e trasportava la busta col mangime. Ricordavo la sensazione delle lacrime di Naoko che mi bagnavano la camicia davanti alla torta semicrollata la notte del suo compleanno. Sì, anche quella notte pioveva. E ancora lei che camminava accanto a me d'inverno col suo cappotto di cammello. Aveva sempre il fermaglio nei capelli, quel fermaglio che non smetteva mai di toccare. I suoi occhi trasparenti che scrutavano sempre i miei. Lei seduta con le gambe sul divano nella sua camicia da notte azzurra, il mento appoggiato sulle ginocchia".


Da grande appassionata di Fitzgerald, non potevo non leggere "Lasciami l'ultimo valzer", l'unico libro scritto dalla moglie Zelda, in gran parte autobiografico. Il manoscritto originale è andato perduto e la versione ad oggi pubblicata è il risultato di diversi tagli e riscritture ad opera del marito Scott che si era auto nominato editor della moglie. Sì insomma pare lui non fosse molto contento che Zelda avesse messo nero su bianco gran parte della sua vita coniugale così lui ha pensato bene di metterci il becco.
Un libro triste come triste è stata la vita di Zelda, ma sicuramente imperdibile perché il ritratto della protagonista Alabama è allo stesso tempo tragico e incantevole.

" - Oh saremo così felici lontani da tutte quelle cose che ci avevano quasi adescato, ma che non ci sono riuscite perché noi siamo troppo furbi! -
 David afferrò la moglie per la vita e la trascinò oltre la soglia dell'ampia portafinestra sul pavimento in maiolica delle nuova casa. Alabama osservò il soffitto affrescato. Cupidi color pastello se la spassavano tra le campanule e le rose in ghirlande gonfie come arti gottosi o colpiti da qualche altro morbo maligno. 
- Credi che sarà tutto bello come sembra? - chiese scettica.



Ora veniamo a due libri che invece mi sento di non consigliarvi, altrimenti qua sembra che mi entusiasmi qualsiasi libro io legga e invece non è mica vero.
Incuriosita dall'ottima critica riservata a "L'imprevedibile viaggio di Harold Fry", ero convinta avrei trovato un racconto avvincente e ben scritto. L'immagine è sempre la stessa, ovvero il viaggio come occasione per meditare, migliorarsi e riscoprire se stessi. Ormai inflazionata certo, però se affrontata nel modo giusto può comunque considerarsi vincente. La storia di per sé è carina, il libro si legge bene ma pare che ad un certo punto l'autrice non sapesse come fare per andare avanti, per una certa parte del racconto ho avvertito una netta sensazione di stallo. Insomma, se avesse tagliato un centinaio di pagine (su 300) forse sarebbe stato meglio. Leggetelo in vacanza, col cervello semi spento. E non fidatevi mai ciecamente della critica.

"Harold seguiva strade e autostrade, stradine e sentieri. La bussola fremeva indicando il nord e lui prendeva quella direzione. Camminava di giorno e di notte, a seconda dell'umore, chilometro dopo chilometro dopo chilometro. Se le vesciche peggioravano, le bendava con il nastro isolante. Dormiva quando ne sentiva il bisogno, e poi si rimetteva in piedi e riprendeva il viaggio. Camminava sotto le stelle, e sotto la morbida luce della luna quando stava sospesa disegnando nel cielo una falce sottile e i tronchi degli alberi brillavano come ossa. Camminava con il vento e il brutto tempo, e sotto cieli sbiancati dal sole. Gli sembrava di aver aspettato una vita per mettersi a camminare".



Meglio di Harold Fry, ma dal titolo mi aspettavo di più. Forse troppo, ecco. Sto parlando di "L'America non esiste" di Antonio Monda. Una storia asciutta che non è riuscita a coinvolgermi emotivamente. Per tutto il tempo sono rimasta una semplice lettrice distaccata. Peccato. Io poi amo New York e speravo Monda con le sue parole mi avrebbe portata là. Un poco come Hemingway in Festa Mobile che ti trascina in giro per Parigi (ve ne parlerò). Pensavo che questa storia di due fratelli che lasciano un paesino del sud Italia per buttarsi nella Grande Mela avesse anche lei come protagonista indiscussa. Ecco se non siete amanti dell'America allora io dico che questo libro fa per voi.

"Com'era bella Manhattan, con la sua potenza, la sua frenesia, il suo deserto di milioni di persone. 
Continuava a piangere, ma non voleva reagire con rabbia. Si combatte ogni giorno, e ogni giorno si cade tante volte. Questo non ricordava chi glielo avesse detto, ma non era importante. Quando vide il sole che brillava sui tetti dei grattacieli pensò che non c'è nulla che scompaia per sempre".


Presto una terza parte su cosa leggere e cosa non leggere secondo me. Poi vi aggiungo anche la mia personale wish list così ecco date le feste imminenti se mi volete fare un regalo mica mi offendo. Eh.

4 commenti:

  1. anch'io adoro Murakami!

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    1. Dai! Meraviglioso! Ne leggerò presto un altro devo recuperare il tempo perso :-)

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  2. Murakami mi piace moltissimo e avevo cominciato a leggerlo, mi sembra di ricordare, proprio da quel romanzo lì.
    E comunque ha ragione: bisgnerebbe leggere per professione!

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    1. Eh già sarebbe fantastico non trovi?
      :-)

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