venerdì 20 settembre 2013

lucciole sul maglione

Quando penso alla mia mamma la vedo in macchina che canta a squarciagola, mentre guida. Il volume alto. Il traffico fuori, quello delle sei. Il buio. Inverno.
Io seduta dietro, che la guardo.
Lei agita la testa e tira le marce. Prima. Seconda. Terza, un poco. Poi mette in folle mentre si avvicina alla macchina davanti, ferma al semaforo.
I New Trolls cantano Una miniera. Io il titolo di questa canzone l'ho imparato ieri.
Ieri ero in macchina, con mia figlia. Era buio, e c'era traffico. Non il traffico delle sei. Quello delle otto.
E improvvisamente, mentre cambiavo stazione, tu eri felice di rivedere le mie mani nere di fumo bianche d'amore.
Io non la ricordavo bene, è una di quelle canzoni un poco dimenticate ormai, ma il ritornello sì, e allora mi sono messa a cantarlo.
E allora eccola d'improvviso, la fotografia.
La fotografia di quel pomeriggio d'inverno col traffico delle sei, appunto.
Lei che agita la testa, e tira le marce. Prima. Seconda. Terza, un poco.
Lei canta.
Lei canta e io le dico dai mamma che gli altri ti guardano secondo me, tipo quelli di fianco a noi.
Lei canta e mi risponde e allora cosa c'è di male a cantare.
No non c'è niente di male però secondo me sei pure un poco stonata rispondo io.
Nessuno parlava solo il rumore di una pala che scava, che scava canta lei e cantano i New Trolls.
Guarda che quando ero ragazza...inizia lei.
Mia madre ragazza, che prepara la tesi con me accanto seduta sul seggiolone. Gioco con le matite, in silenzio. Così raccontano. penso io.
...quando ero ragazza, prima che tu nascessi precisa lei, e allora quasi mi sembra un'altra vita, perché io non ci sono, portavo i bimbi della parrocchia in montagna. E là cantavamo sempre insieme.
C'era anche quel bambino che prendeva le lucciole e se le schiacciava sul maglione così poi s'illuminava, vero? chiedo io.
Sì, le prendeva e se le spiaccicava sul maglione ma tu lo sai che non lo devi fare. Io l'ho sgridato tante volte, ma lui era davvero tremendo. 
Memory is life dice sempre la mia mamma e allora eccole là dentro a quella scatola di ferro bianca con quattro ruote e il volante, una giovane donna con la sua bambina seduta dietro. Sul lato opposto, così poteva guardarla. C'è il traffico delle sei, c'è la scatola di ferro bianca con quattro ruote e il volante che percorre un viale, accanto un parco, lungo e stretto e buio, gli alberi che sono ombre giganti, le persone spiriti confusi che s'affrettano apparentemente senza meta e la bambina che si sente sicura dentro a quella scatola, perché in quella scatola c'è la sua mamma che canta io non ritornavo e tu piangevi e non poteva il mio sorriso togliere pianto dal tuo bel viso.
E senti, senti la batteria dice ancora lei che batte gli indici sul volante e scuote la testa.
E io un poco mi vergogno, poi penso che c'è buio e allora forse non è vero che gli altri la possono vedere.
E poi è contenta, si vede che è contenta, e mi dico che se uno è contento che male c'è?
Allora comincio a cantare pure io, sottovoce, e a scuotere un pochino la testa, facendo attenzione a non farmi vedere.
Così ora c'è la mamma che canta, assieme alla sua bambina.
Il quadro è perfetto, con il traffico delle sei e il buio e tutto il resto.
Click.
Fotografia.
Siamo il risultato della nostra infanzia.
Ogni tanto mi chiedo che fine abbia fatto quel bambino che schiacciava le lucciole sul suo maglione, in quel paesino sull'Appennino.
Ci sono delle volte, delle volte in cui ancora mia madre batte gli indici sul volante, o sul cruscotto, se non è lei a guidare.
E ci sono delle volte in cui io ancora le dico dai mamma, che la gente ti vede.
Ma si capisce benissimo che lo dico solo così, per dire. Perché io quando sono in macchina faccio la stessa cosa.
Siamo il risultato della nostra infanzia.
E lei, la mia mamma, lei ancora risponde beh cosa c'è di male.
E continua a cantare e a shakerare la testa e a battere gli indici
E allora io rido, e lei ride.
Secondo me non è mica vero che sgridava il bambino delle lucciole.
Secondo me pure lei se ne andava in giro per i sentieri di montagna col maglione che brillava.
La mia mamma.
La mia mamma non ha mai smesso di  cantare, in macchina.
Click.
Fotografia.


10 commenti:

  1. bellissimo questo post!! :):)

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  2. mi hai fatto piangere...una meraviglia di post!!!!!!!!!!!

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  3. Mi sono commossa profondamente...e non solo perché "una Miniera" era tra le mie canzoni preferite quando ero ragazza.
    E' meraviglioso come la vita attraversi nello stesso modo le madri,le figlie, le nipoti.
    Meraviglioso....meraviglioso.
    Grazie!

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    1. Ma dai! Io l'avrò ascoltata mille volte, da piccola :-)
      Grazie a te!!

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  4. Anonimo10:22 PM

    Il bambino delle lucciole e' diventato grande,ma spero continui a cercare le lucciole e a cantare...come me

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  5. Io e la tua mamma andremmo mooolto d'accordo.
    Comunque sì, siamo il risultato della nostra infanzia, nel bene e nel male, per le cose importanti, ma soprattutto nelle piccole cose quotidiane, in quei piccoli gesti inconsci che facciamo tutti i giorni.
    Come cantare a squarciagola in macchina come faceva nostra madre (sono anche io figlia d'arte ;) ) o ridere buttando indietro la testa, come faceva magari nostra nonna :)
    baci mia bella Fra!

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    1. E' vero,soprattutto nei piccoli gesti inconsci che facciamo tutti i giorni :-)
      Baci a te amica mia :-)

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