mercoledì 14 agosto 2013

libero

Quando ero piccola amavo moltissimo stare con la mia nonna dai capelli biondi e dagli occhi azzurri.
Molto spesso si andava in giro per la città a sbrigare commissioni, a bordo della sua Fiesta rossa.
Io ero una bambina abbastanza pensierosa e riflessiva, che facilmente si perdeva a studiare gli altri. Sguardi, movenze, abbigliamento, tono della voce. Incameravo tutto.
Certe conoscenze di mia nonna soddisfacevano particolarmente la mia curiosità, perché mi davano la possibilità di allenare la mia fantasia.
Erano personaggi davvero singolari, che oggi come oggi si potrebbero trovare in un film di Tim Burton.
Sì, ecco. Erano personaggi proprio alla Tim Burton.
C'era la vecchia zia Anna, che abitava nello stesso stabile dei miei nonni.
Con la nonna si prendeva l'ascensore e si scendeva di 3 o 4 piani, non ricordo esattamente.
La zia Anna era vecchissima, aveva i capelli bianchi, la pelle così sottile che sembrava aria e lasciava intravvedere piccole vene blu e viola. Gli occhi chiari. Le mancavano le gambe dal ginocchio in giù perché aveva seri problemi di circolazione. Stava sempre seduta nel suo piccolo salotto su una poltrona in fondo, sulla sinistra. Una coperta, di quelle formate da quadrati colorati di lana poi cuciti l'uno all'altro, copriva quello che rimaneva delle sue gambe.
Quando entravamo in casa lei mi faceva un cenno della mano e io mi avvicinavo, per salutarla. Le davo un bacio sulla guancia ma poi mantenevo una certa distanza. Un po' per rispetto, un po' perché, ecco, vedere quel vuoto sotto alle sue ginocchia non era poi cosa così comune. Parlava pianissimo, e molto lentamente. Io facevo altrettanto, anche perché avevo paura di romperla, la zia Anna. Come se fosse un bicchiere di cristallo.
Una sera era ora di cena e noi eravamo lì con lei.
C'era odore di pastina in brodo e ricordo che la nonna si era precipitata in cucina perché aveva paura bruciasse.
La zia Anna allora mi aveva chiamata vicino a lei. Mi aveva preso la mano e me l'aveva stretta forte, tenendola sulla sua coscia destra. 
Ricordo di aver pregato lei non la muovesse mai perché lì sotto, sotto al ginocchio, non c'era nulla e a me questa cosa dava proprio un po' da fare.
Ricordo però di esser stata felice, perché così vicina alla zia Anna per così tanto tempo io non ero mai stata, e lei mi aveva fatto un piccolo sorriso.
Poi c'era la cugina Gilda, che era signorina, come diceva mia nonna.
Quando la nonna diceva andiamo a trovare la Gilda io ero particolarmente soddisfatta, perché la Gilda era una tipa molto singolare.
Io non ho mai capito che età avesse la Gilda a quei tempi, so solo che era vecchia e con la nonna le portavamo le uova fresche perché le fanno bene.
Aspettava sempre il nostro arrivo appoggiata allo stipite della porta d'ingresso. I capelli biondi raccolti in uno chignon, la voce tremante, gli occhi sporgenti.
Noi si stava nella cucina, dove la nonna appoggiava le uova e la piccola televisione accesa faceva da sottofondo alle loro chiacchiere.
Io mi perdevo a viaggiare con lo sguardo per le altre stanze, che erano perennemente in penombra e sembrava proprio che la Gilda vivesse solo in quel cucinotto così vivo. Vedevo bambole di porcellana ovunque. Centrini ricamati in ogni angolo. Sentivo odore di naftalina.
Un giorno mi scappava la pipì, e mi scappava così tanto che dovevo assolutamente andare in bagno. Nel bagno sono andata da sola, anche se con la coda dell'occhio controllavo che la nonna non si spostasse da lì, dalla porta della cucina.
Nel bagno della Gilda, che aveva i sanitari neri, ho trovato un centrino anche sull'asse del wc chiuso.
Quando mi sono seduta, ho alzato lo sguardo e ho visto una bambola di porcellana appoggiata sul mobile, che mi fissava.
Ho pensato che la Gilda doveva essere proprio una persona sola, perché aveva bisogno di compagnia anche quando era nel bagno.
Nello stesso stabile della Gilda abitava il sarto Zaniboni, che era il sarto della nonna.
Il sarto Zaniboni era un po' particolare, perché ha l'amico, diceva la nonna. Ma lo diceva con un candore e una naturalezza tali che per me era assolutamente normale, che il sarto Zaniboni avesse un amico e non una moglie. E io avevo capito benissimo cosa intendesse per amico.
Lui ci riceveva sempre in casa, dove aveva anche il suo piccolo laboratorio.
Indossava un completo grigio e si muoveva con passi felpati.
Aveva una esse incredibilmente sibilante e l'unghia del mignolo destro più lunga. Portava un parrucchino rossiccio, e se l'avevo capito io che di anni ne avrò avuti sei o forse sette, vuole dire che non era decisamente di ottima qualità, come parrucchino.
La sua casa aveva una piccola stanza con un bancone di legno e dietro una esplosione di tessuti e colori.
Lui prendeva in mano un campione e diceva ssssenta, sssignora, quesssssto è un cotone leggerissssssssimo e a me faceva ridere perché sembrava un serpente.
Quando la nonna doveva provare un abito, andava in un piccolo camerino e io rimanevo fuori, seduta su una sedia sistemata nel corridoio. Il sarto Zaniboni aspettava in piedi, accanto a me, con le mani dietro la schiena.
Mi guardava e mi faceva dei bellissimi sorrisi. Dei sorrisi timidi, tipici di chi non è abituato a stare con dei bambini.
Secondo me gli piaceva l'idea di avere una bambina per casa, lui che di bambini non ne aveva.
Un giorno con la nonna abbiamo suonato al suo campanello, e lui non ci ha aperto.
Abbiamo aspettato, ma niente.
Siamo tornate a casa e lei gli ha telefonato.
Lui era molto dispiaciuto per l'inconveniente: era uscito per fare la spesa e aveva trovato molto traffico.
Ricordo d'esser stata un poco triste perché mi piaceva passare del tempo a casa del sarto Zaniboni, che preparava una sedia nell'ingresso solo per me e mi faceva dei sorrisi timidi.
Poi c'era il signore che gestiva un piccolo negozio di casalinghi nel centro del paesello di campagna dove passavo, e tuttora passo, le estati.
Lo chiamavamo il gobbo, e non credo sia necessario spiegarne il motivo.
Il gobbo era il fornitore preferito da mia nonna di barattoli Bormioli, che le servivano per le sue marmellate e per la conserva di pomodoro.
Si andava da lui solo per acquistare quelli. Da sotto il bancone tirava fuori dei cassetti con centinaia di coperchi di tutte le dimensioni, mentre i barattoli erano disposti in file ordinate alle sue spalle.
Una volta a casa, in cucina, mentre lei trafficava ai fornelli, mi diceva passami un barattolo, di quelli del gobbo.
E io ho sempre pensato l'omino avesse quella gobba perché passava le notti nel retrobottega, a fabbricare barattoli e coperchi per la nonna.

Questi ricordi sono per la mia nonna dai capelli biondi e dagli occhi azzurri che oggi compie gli anni e li festeggia su una stella perché è là che ora vive.
Lei mi manca molto, soprattutto ogni quattordici di agosto.
Così, ho deciso di liberare questi ricordi perché è in questi che lei vive e sono certa se la starà ridendo come una pazza, pensando ai nostri pomeriggi dalla zia Anna, dalla cugina Gilda, dal sarto Zaniboni. Ai nostri acquisti dal gobbo.
Li libero, perché sono proprio loro che mi legano a quella stella.




9 commenti:

  1. Ma che meraviglia.
    Sai che anche la mia adorata nonna se nè andata con gli uccelli migratori un agosto di tanti anni fa?
    Il tempo passato con lei era in assoluto il più divertente, mi manca tantissimo.

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    1. Ah, le nonne! Sempre indaffarate e sempre pronte a incantarti coi loro racconti... :-)

      Un bacio Amica

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  2. Che bei ricordi...peccato che tutti prima o poi ci lascino e dietro di sè restano solo queste immagini che abbiamo nella mente e forse qualche fotografia.

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    1. I ricordi non muoiono mai e questo non è poco :-)

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  3. Ciao Francesca.
    Anche il mio adorato nonno ci ha lasciati in un caldo giorno d'agosto, un giorno particolare, il giorno del compleanno di mio figlio, il 9 agosto.
    Quel giorno abbiamo festeggiato comunque perché così avrebbe voluto lui ne sono certa.
    A presto
    Adriana

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    1. Ciao Adriana!
      Oh sì anche io sono certa avrebbe voluto così. Anche perché, in fondo, lui non vi ha mai lasciati.

      Un abbraccio

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  4. Io di nonna ne ho avuta una sola e abitava molto lontano da me perciò non abbiamo legato molto. L'altra non mi ha mai considerato una vera e propria nipote, perciò non riesco a capire l'affetto che può esserci tra nipote e nonna, anche se vorrei tanto. Il tuo è un pensiero bellissimo.

    Sono capitata per caso nel tuo blog, che mi piace veramente. Complimenti :)

    http://lovedlens.blogspot.it

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    1. Sono sicura che anche i tuoi di nonni, a modo loro, ti hanno lasciato cose belle :-)

      Grazie per il tuo pensiero e benvenuta!

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  5. Le mie nonne erano donne forti e determinate, senza pretese eppure eleganti e fiere. Di certo un esempio da seguire. E mi mancano tanto

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