venerdì 12 luglio 2013

il mare e le paure che volano via

C'era una volta una bambina che aveva il terrore della sabbia. E del mare.
La prima volta che vide sabbia e mare insieme non aveva nemmeno un anno. Forse troppo piccola per capire, stava seduta sul telo e guardava con aria indifferente quell'immensa distesa morbida. 
Non voleva toccarla, però. E di stare sul bagnasciuga a giocare con gli altri bambini non se ne parlava nemmeno.
Pazienza, pensarono i suoi genitori.
Il prossimo anno andrà decisamente meglio.
Ma si sbagliarono.
Per i due anni successivi, la bambina rimase aggrappata alla sua mamma. Ogni giorno. Per tutto il giorno. Un marsupio di 15 kg sempre addosso. Perfino farla rimanere sul passeggino era un'impresa ardua. Riuscire a farla stare almeno seduta su un telo a guardare gli altri giocare fu una grande conquista, grazie all'infinita pazienza della nonna.
Anche il mare era un suo grande nemico. A nulla valsero racconti fantastici di un mondo tutto magico da scoprire fra le onde, né la vista dei suoi coetanei che schiamazzavano felici. 
Così la sua mamma si avviava verso il mare con la sua bambina aggrappata a lei come un koala. S'immergeva fino alla pancia. Non di più. Con la bimba che sfiorava il pelo dell'acqua coi piedi. Rimanerci per dieci minuti era già un piccolo record.
Questo, era il suo bagno.
È solo un capriccio, dovresti lasciarla sulla sabbia a piangere. E immergerla in mare. Vedrai che prima o poi si abitua.
Si sentiva dire la sua mamma, che un giorno provò a metterla seduta sulla sabbia, per dieci secondi. Negli occhi di sua figlia vide disperazione.
E pensò che si deve avere rispetto per le paure degli altri.
Se la riprese in braccio. Com'è facile fare i genitori, coi figli degli altri.
L'anno dopo andò meglio: con la sabbia aveva fatto pace, complice una bellissima amicizia con la bambina dell'ombrellone accanto.
Le cose non accadono mai per caso. E il ciao, vuoi giocare con me? in un attimo spazzo' via i suoi timori.
Il mare non era più un estraneo cattivo. Ma un conoscente. Non ancora amico.
Quest'anno, una volta arrivata in spiaggia, una delle prime cose che la bambina ha fatto e' stata quella di corrergli incontro, al mare.
Il suo amico mare.
Ha corso fra le onde. Da sola. 
A volte i bambini hanno bisogno di strumenti per affrontare le loro paure, perché da soli non ci riescono.
Spesso, e' solo questione di tempo. 
Spesso, hanno semplicemente bisogno di gestire le loro emozioni in pace, senza venire giudicati. 
E il coraggio, presenza costante ma distratta, impegnata fra il litigio per una bambola e un giro di giostra, arriverá. Ore, giorni, mesi, perfino anni. Non importa quando. Loro sanno. Lo sanno, che arriva.
Tutti i grandi sono stati bambini una volta, ma pochi di essi se ne ricordano, scrive A. De Saint-Exupéry. La vita sarebbe molto più semplice, se ce ne ricordassimo più spesso.
A questo pensò la sua mamma, mentre la guardava ridere felice, fa le onde.
La paura, la paura cattiva, quella bambina bionda l'aveva fatta volare via per sempre. Quando, lo aveva  deciso lei.







9 commenti:

  1. questo post è meraviglia pura.
    Sei speciale.

    alice

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    1. Oh Alice cara, grazie di cuore :-)
      Un abbraccio.

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  2. Hai scritto benissimo emozioni che conosco. Sarebbe bello poterci ricordare le nostre paure e i nostri dubbi infantili, la comunicazione sarebbe più facile con i nostri bambini. Io aspetto ancora che alcune paure brutte lascino spazio al cielo azzurro ma so tutti hanno tempi diversi, quindi cerco di mettere pazienza.

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    1. Cara Marzia, e' stata proprio mia figlia ad insegnarmi la pazienza (grande dote che a me mancava e che ora sento un pochino più mia), e soprattutto ad insegnarmi che ogni bambino è un mondo. Con i suoi tempi che vanno rispettati. Ho smesso di guardare i suoi coetanei pensando "eh lui/lei è meno timido, più espansivo,...". Non aveva senso.
      Tutto arriva. Il segreto è saper aspettare.
      Un bacio.

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  3. Quanto vorrei trovare anche solo il "coraggio" di sconfiggere via la paura, prima o poi, quando lo decido io, o quando lo decide lei.

    Sempre bello leggerti, un abbraccio!

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    1. Chissà, forse provare a sentirsi ancora bambini aiuta... :-)

      Grazie Silvietta, un abbraccio a te!

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  4. Hai perfettamente ragione, mia madre me lo ripete sempre, ognuno ha i suoi tempi. Un abbraccio e buone vacanze

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  5. Sono molto orgogliosa della Bionda e della sua mamma che ha saputo aspettare il suo coraggio.
    Da bambina avevo il terrore della bicicletta (proprio come Calvin di Watterson!) e i miei non hanno mai forzato la mano. Poi un giorno, con mio cugino, ho pedalato da sola, come se non avessi fatto altro! :)

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  6. Esatto, è proprio così: molto spesso sono loro a decidere il momento. Noi dobbiamo solo aspettare :-)

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