domenica 2 giugno 2013

equilibristi.

Elisa è la mamma di M. e non è venuta alla festa di fine anno dell'asilo, ieri.
Ha partorito lunedì scorso il suo secondogenito, F.
Ieri il papà di M. con una maglietta non stirata che portava il segno delle mollette da bucato all'altezza delle spalle, un paio di pantaloni da pescatore, le birkenstock ai piedi, un paio di occhiali da sole alla Noel Gallagher che nascondevano due occhi piccoli di sonno, mi racconta fra bambini che corrono, patatine al formaggio, patatine rustiche, pop corn, cocacola non di marca, tranci di torta al cioccolato, che sua moglie è depressa. E' ritornata a casa dall'ospedale due giorni dopo il parto. E ha subito sentito che non poteva farcela. E' andata a fare due chiacchiere con la psicologa del reparto, in ospedale.
Ora si è momentaneamente trasferita col bimbo a casa della sua mamma, che  abita nella stessa via.
Elisa portava in giro la sua pancia con orgoglio, e si sentiva serena.
Tranquillissima, mi diceva sempre.
Me l'ha detto anche poco tempo fa, davanti a un tè e un muffin mentre le bimbe, che sono molto amiche, giocavano nella stanza accanto.
E invece non è riuscita nemmeno a dare le ultime spinte per far nascere F. Hanno dovuto aiutarla premendole sulla pancia, perché il piccolo non respirava più.
La mamma di M. è solo all'inizio di questo nuovo viaggio, e già ha la testa stanca. I pensieri, stanchi.
Io non lo so cosa scatta nella testa di una donna, quando soffre di depressione post partum.
Credo mi abbia protetta la mia incoscienza. Avevo questa bambina fra le braccia, che era più una bambola che un essere vivente.
Non ho mai pensato di non essere in grado di prendermi cura di lei, né che non ce l'avrei mai fatta.
Non perché mi sentissi perfetta, semplicemente avevo visto il suo arrivo come una sfida. Eravamo io e lei e insieme dovevamo dare un senso alle ore.
Dovevamo dare un senso alla ripetitività a volte nauseante di certe azioni.
Dovevamo dare un senso alle prime notti insonni.
Dovevamo dare un senso all'interminabile fase dell'addormentamento.
Dovevamo dare un senso a tutte quelle tutine stipate nella lavatrice.
Dovevamo dare un senso alle nostre nuove vite. Alla sua di bambina, alla mia di madre.
Non mai visto mia figlia come una nemica.
Ma come un'alleata.
Insieme eravamo invincibili. Insieme uscivamo letteralmente dalla mattina alla sera. Con qualsiasi tempo.
Dimenticavo quello che al momento non ero più, certa che tutto sarebbe tornato. Pensavo a quello che ero diventata, scoprendomi più ricca.
Pranzavo con tranci di pizza seduta in una panchina, al sole.
Guardavo le vetrine.
Facevo la spesa al mercato, con calma. E quando mi ricapita, pensavo.
Il tempo era scandito dall'orario dei suoi pasti. Per il resto, era secondario. Altamente secondario.
Lasciavo perdere tutto ciò che era superfluo. L'ordine. Il lavaggio a mano che maniacalmente mi avevano consigliato al corso pre parto. Mille altri piccoli accorgimenti che avevo volutamente immagazzinato alla voce stronzate.
Eravamo egoisticamente io e lei. Per tutto il giorno. Aspettavamo la sera, l'arrivo di Lui, come una festa.
Lo rifarei? Non lo so.
Ma so che sono soddisfatta di me stessa, perché è stato un periodo felice. Per me che sono rimasta incinta nonostante ciò non fosse assolutamente stato programmato. Nonostante io non sopportassi affatto i bambini e pensassi che sì io madre un giorno magari, chissà.
Ho perso tante volte, come tutti, ma con mia figlia neonata me la sono cavata.
E quindi non lo so, come si senta ora Elisa.
Non ho saputo dire al papà di M. nulla di davvero sensato e mi sentivo stupida. E' così difficile e delicato il rapporto madre/figlio nei primissimi mesi di vita. Sono due cristalli di murano in balìa di una tempesta. Sono un equilibrio precario. Due equilibristi in bilico su una trave, che si sorreggono a vicenda. Se barcolla uno, barcolla anche l'altro.
Ho visto il papà di M. dall'altra parte del giardino, durante lo spettacolo dei bimbi.
Mi aveva detto che M. ha capito, che la mamma ha bisogno di stare un po' tranquilla, e che ogni giorno la vanno a trovare.
L'ho visto sorridere a sua figlia.
L'ho visto applaudirla e incitarla.
L'ho visto andarsene subito dopo lo spettacolo. Non si sono fermati per il rinfresco.
Sono andati via mano nella mano.
M. aveva una maglietta rossa,  lui si era ricordato che le tate si erano raccomandate di non dimenticarla, la maglietta rossa. E un paio di pantaloncini blu. Il caschetto biondo.
So che andavano dalla mamma, li aspettava per un saluto.
Mi ha detto Elisa ti saluta tanto.
Gli ho risposto grazie, dalle un bacio da parte mia. Dille che la chiamo.
Ho pensato all'Elisa equilibrista, che barcolla nella tempesta.
Ho pensato che vorrei sorreggerla.
Regalarle un poco dei miei tranci di pizza mangiati seduta su una panchina, sotto un inaspettato sole di ottobre di cinque anni fa.

18 commenti:

  1. Un grande abbraccio a questa mamma e spero che tutto si metta a posto presto con l'aiuto della sua famiglia, ed anche il tuo se gli potesse essere di aiuto, deve essere un bel tormento che ha dentro questa mamma....non si può immaginare.
    Ciao e buona settimana!!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. So che sono momenti molto delicati ma e' importante farle capire che ci sono.
      Buona settimana anche a te, Magda :-)

      Elimina
  2. brutta bestia la depressione, son stati bravi e fortunati a rivolgersi subito alla struttura giusta.
    Concordo che sia giusto allargare la categoria stronzate dopo il parte, però credo che una volta che ti prende la botta depressiva, nulla pare più stronzata e tutto sembra essenziale e non gli stai mai dietro...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Forse e' vero, entri in paranoia perché tutto ti sembra indispensabile e ovviamente non riesci a controllare ogni cosa.
      Sono stati davvero bravi tutti e sue ad andare subito da uno specialista. Pretendere di potercela fare da soli e' troppo rischioso, soprattutto in momenti delicati come questo.

      Elimina
  3. Il mio pensiero va a tutte coloro che soffrono di depressione post Partum e non chiedono aiuto. Bisogna sempre avere il coraggio di farlo, sempre. Baci

    RispondiElimina
  4. E' sempre un argomento tabù, questo. Nessuno ne parla, come se fosse motivo di vergogna. Io ho molto apprezzato suo marito, che con naturalezza me ne ha parlato. E ha fatto bene, cosi cercherò di stare vicino a lei con più attenzione.

    Un bacio a te!

    RispondiElimina
  5. Sono stati in gamba, lei a chiedere aiuto e lui a comprendere. Mi fa tanta tenerezza la bimba ed il bimbo appena arrivato. Spero che si rimetta presto e che capisca che è umano, che si può e si deve chiedere aiuto. Vorrei abbracciarli tutti e dargli tranci di pizza che non ho. Non sempre, almeno.
    Raffaella

    RispondiElimina
    Risposte
    1. È' bello che lei abbia subito chiesto aiuto, senza lasciare passare del tempo. E che lui ne abbia parlato, senza vergogna, con me.

      Grazie per il tuo pensiero, Raffaella :-)

      Elimina
  6. ce la farà. Perchè il papà che hai descritto mi sembra un ottimo compagno, perchè ha saputo chiedere aiuto e hanno saputo raccontare alla bambina. Ho sfiorato la depressione anche se molto più là, passati i primi mesi ed è davvero dura da superare. Tu cerca di esserci, magari non c'è bisogno di parlare, il trancio di pizza mi sembra un'ottima idea, o ad esempio puoi tenere sua figlia qualche volta a giocare con la tua, così che lei si senta tranquilla che il suo primo amore si sta divertendo...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sono d'accordo con te: chiamare M. da noi sarà molto di aiuto alla bimba che è' molto amica della Bionda e alla mamma, che si fida di me.

      Ciao!

      Elimina
  7. brutta bestia la depressione post partum, anche io come verdeacqua l'ho sfiorata e mi sono spaventata moltissimo. Non sai mai se toccherà a te o meno: la stanchezza, un bimbo difficile, un periodo di stress, un parto complicato o semplicemente un calo improvviso di ormoni.
    Ottima l'idea di tenerle la bimba ogni tanto, magari per un pigiama party o per una gita fuori porta. E poi chiamare, scrivere, farsi sentire. Anche se non siete in confidenza, qualche volta è addirittura più facile parlare cpn chi conosci poco.

    Ti abbraccio, mia sensibile e adorabile amica :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Credo lei abbia sviluppato subito un gran senso di colpa verso la primogenita. Addirittura da quando era ancora incinta del secondo. E l'impossibilità di potersi prendere cura contemporaneamente di entrambi l'ha spiazzata moltissimo. Mi sta scrivendo dei suoi dubbi con tranquillità e sono certa che farlo con me o con chiunque altro l'aiutera' a sentirsi più leggera.
      Grazie del tuo pensiero, Amica mia matta ;-)

      Elimina
  8. Che bel post. Hai fatto bene a parlarne, non se ne parla mai abbastanza della depressione post partum. Io per la mia PiccolaPeste mi sono sentita esattamente come te, più forte, più felice, godevo di ogni nostro momento insieme, certo ci sono stati momenti no ma non ho mai pensato neppure per un istante di non farcela. Adesso che aspetto l'arrivo della sua sorellina il post partum è la mia preoccupazione maggiore, non ho paura non non farcela, ce l'ho fatta una volta posso rifarlo, quello che mi fa veramente paura è pensare a mio marito che da solo va alla festa di fine anno della Peste o da solo che l'addormenta o gli fa il bagno. E non perchè non ne sia capace e non che queste cose a volte non le faccia già, ma doverle fare da solo perchè io sto male e così creare una "frattura" seppur lieve, seppur naturale, nel rapporto bellissimo con mia figlia, questo è il pensiero che mi tormenta.
    Un grande abbraccio di solidarietà per questa famiglia e un grande abbraccio anche a te!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Da "ignorante" mamma di un solo bambino, ti dico che secondo me il segreto e' coinvolgere il più possibile la grande, farle capire che lei ti sarà di grande aiuto e che insieme vi occuperete del nuovo arrivo. Responsabilizzarla e farla sentire importante. Anche per te, sapere che avrai una valida "assistente" sarà di certo di conforto :-) sei fortunata, perché la grande non ha due anni e quindi già capisce molte cose. Spiegare a un duenne che "adesso non posso proprio perché devo dare il latte alla sorellina" e' molto complicato. A una quasi quattrenne, no. Anzi, le si può dire "dai, vuoi aiutarmi?". E poi si sa, le femmine sono più collaborative, più signorine. Il ruolo di "mammina' la entusiasmerà un sacco!
      In bocca al lupo e un abbraccio a te!

      Elimina
  9. Peccato non averti conosciuta prima, Francy, sono certa che sarei uscira prima, mooolto prima, da quella spirale che è la depressione: avrei potuto addentare un po' di pizza con te. la pizza tira sempre su l'umore, in effetti.
    Comunque non so se la mia fosse post partum o meno. Sì, è arrivata dopo il parto, ma si è protratta così a lungo che forse non era da imputare solo a quello.
    Ne sono uscita solo a tre anni dalla nasciata di Pietro, forse un pochino prima.
    E solo dopo ho avuto il coraggio di chiamarla con il suo nome e di riconoscerla.
    Il fatto che Elisa l'abbia riconosciuta così presto è un buon segno.
    Grazia

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Grace,
      peccato sì. A me agli inizi è sempre mancata l'amicizia con donne che fossero già madri, invece. Sarebbe stato tutto indubbiamente ancora più divertente.
      Quando si parla di depressione, credo che l'importante sia riconoscerla, accettarla e riuscire ad uscirne. Dopo, si hanno le spalle un po' più robuste.

      Un abbraccio

      Elimina
  10. Ehi, ma io mi ero persa questo bellissimo post. Come al solito sento di aver vissuto le stesse tue esperienze. Nello stesso modo, con lo stesso animo. Però chissà, se mai dovesse esserci una seconda volta, come potrei essere. Boh, non lo so.
    Grazie, sai. Voglio condividere questo post con le mie amiche che aspettano bimbi, e con quelle che ancora ci stanno pensando. Perché leggerlo fa stare bene.
    Ti abbraccio tanto.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie a te Vale. Come sempre, per le tue parole :-)

      Anche io ti abbraccio tanto!

      Elimina