mercoledì 13 marzo 2013

rita

Agosto dell'anno scorso. Sera.
Io ero andata in ospedale a trovare Lui, ricoverato per due giorni per una banalissima ma noiosissima mononucleosi.
Il suo compagno di stanza si chiamava Michele e avrà avuto settant'anni. Soffriva di un'infezione alle ossa e non poteva muoversi. Sua moglie, Rita, era al suo capezzale.
Michele era un chiacchierone e amava raccontare del suo passato, scherzare. Si vedeva che amava la vita e ne era soddisfatto.
"Che bella coppia che siete", mi dice Rita.
"Grazie, signora", rispondo io.
"Avete figli?"
"Sì, una bimba. Ha quattro anni"
"Che meraviglia, hai una foto?"
"Certo", le porgo il cellulare.
"Oh Michele, guarda. E' un angioletto! Siete proprio una bella famiglia, complimenti. Noi purtroppo di figli non ne abbiamo. Io sono rimasta incinta che di anni ne avevo 30, un pò tardino lo so. Al quarto mese di gravidanza l'ho perso. Non sapevamo se era maschio o femmina, sai allora non si facevano tutti quegli esami che ci sono adesso. Però era il mio bambino e io l'ho perso. Poi ci abbiamo riprovato, ma niente. Non è mai più arrivato".
Nel frattempo portano la cena.
Io non so cosa rispondere, se non uno stupidissimo "Mi dispiace molto, signora", mentre metto quasi con vergogna il cellulare in borsa, pieno di foto di mia figlia.
"Si vede che era destino, pazienza. Però in fondo siamo stati bene lo stesso, io e te, vero Michele?". Cerca di convincersene, chissà quante volte le è capitato di farlo.
La osservo mentre gli sistema il tovagliolo e inizia ad aiutarlo a mangiare, con un amore e una dedizione e una pazienza da mamma, non da moglie. I suoi occhi, erano quelli di una mamma amorevole e premurosa. Erano occhi azzurri e stanchi, bellissimi. Prendeva un cucchiaio di minestrina, lo annusava, ci soffiava sopra, ne controllava la temperatura con la punta della lingua. Chissà quante volte aveva sognato di farlo per quel suo bambino che non è mai nato.
Ho pensato a quando ho visto il mio test di gravidanza positivo, a quanto io abbia dato tutto così per scontato: la gravidanza, il parto, il puerperio, lo svezzamento, così facili e felici. Così scontati.
Si è fatto tardi e decido di avviarmi verso casa.
Saluto Michele e Rita.
Uscita dall'ospedale, imbocco a piedi la viuzza riservata a pedoni e biciclette. E' un vialetto alberato, è buio ed è illuminato solo dai lampioni.
Dopo qualche minuto sento arrivare una bicicletta, dietro di me.
E' Rita, col suo abitino a fiori rossi e neri, i sandali in pelle intrecciata, che usavano una volta.
Rallenta, ci salutiamo con un cenno della mano e un sorriso.
La vedo che si allontana, pedalando stancamente verso casa.
Avrei avuto voglia di correre verso di lei e abbracciarla forte.
Non ci siamo mai più riviste.
E io non lo so perchè, ma ogni tanto penso a Rita. Penso al suo bambino che è tornato in cielo.
Penso a Rita, che è stata mamma per quattro mesi, e poi non lo è stata mai più.

15 commenti:

  1. da quando sono mamma ho tanti di questi pensieri, sono più ricettiva verso queste storie e mi si stringe il cuore ogni volta.
    :(

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    1. Anche a me accade proprio la stessa cosa!

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  2. L'avrei abbracciata anche io, forte. Ed è vero, anche io ho dato tutto per scontato. Ciao Franci.

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    1. Già, quando dai tutto per scontato poi il destino ti mette di fronte a certe storie e capisci...
      Un abbraccio a te Vale.

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  3. troppo spesso le nostre fortune non riusciamo a vederle finchè non vediamo quelle mancate di altri. Se ti dovesse ricapitare di incontrarla abbracciala anche per me...

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  4. mi è successa la stessa cosa, coi miei pro-zii. A loro la bimba nacque ma visse solo per due anni, portata via da un'infezione che allora (gli anni '50) risultava incurabile. Anche la mia pro-zia ha avuto lo stesso atteggiamento amorevole verso suo marito e sua suocera, che ha curato fino alla fine dei suoi giorni da quando era rimasta vedova.. credo siano stati circa 40 anni. Sono persone speciali che hanno un mucchio di amore da dare, ancora adesso che sono ultra-ottattenni e pieni di acciacchi.

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    1. Si, hanno un bagaglio d'amore ancora da dare...e lo noti subito!

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  5. ..che uno sogna magari tutta la vita un compagno e dei figli, poi il destino, che è beffardo e dittatore, decide per te e cambia i tuoi programmi in corsa.
    Bella, la signora Rita, e anche l'insegnamento di non dare nulla per scontato.
    Vi abbraccio tanto entrambe :)

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  6. Ho letto il tuo post di corsa e poi sono tornata perche' questo tuo post mi ha davvero toccata. Hai ragione a volte diamo tutto per scontato e invece e' importante fermarsi e ringraziare per cio' che si ha!
    Un abbraccio!

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  7. Certe persone anche solo per pochi secondi ci rimangono impresse per la loro schietezza e semplicità proprio come è successo con Rita che avrà riversato nel suo matrimoni tutta se stessa. un abbraccio.

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    1. Si, ci sono persone che conosci magari da anni e non ti hanno mai lasciato alcuna emozione. Poi, con altre, bastano venti minuti e ti rimangono nel cuore per sempre.

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  8. La vita e' strana, imprevedibile, ti da' e ti toglie, e quando guardo i miei bambini, penso a quanto sono stata fortunata

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  9. Tristezza infinita...per lei che va via in bicicletta, per quello che avrebbe potuto essere e non è stato per un abbraccio mancato. Forse dovremmo essere tutti meno schivi e abbracciare di più. Anche a costo di sembrare matti!
    Ti abbraccio.
    Raffaella

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    1. Forse, non conoscendola, e' stato meglio cosi. In fondo quando mi ha parlato della sua maternità mancata ha mostrato rassegnazione, non disperazione...e avrebbe potuto interpretare un abbraccio come un gesto quasi di pietà....

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