lunedì 26 novembre 2012

lo sapevo

Ci sono due amici, lei e lui, che avranno sì e no tredici anni. Stanno scegliendo le caramelle al bar del cinema. Litigano e ridono sulla scelta: i coccodrilli verdi o le fragole rosse. E ancora ridono e ancora scherzano.
Siamo io e te almeno vent'anni fa a una festa di compleanno, con un bicchiere di pop corn che doveva bastare per due.
E ancora.
E' in qualche scatolone del trasloco da più di due anni, so che c'è e devo trovarlo. Bellissimo, ma soprattutto rosso. Un telefono rosso.
Io e te che giochiamo sul pavimento di camera tua, abbiamo forse dieci anni e indossiamo la tuta della scuola di pallavolo. Arriva tua madre, arrabbiata perchè il tuo quaderno è "una pattumiera, per non dire un'altra parola". Ti assicura una punizione.
Ti alzi di scatto, inizi a correre e io dietro di te. Vuoi chiamare tua nonna perchè salvi la situazione.
E urli allarme rosso allarme rosso, qui ci vuole il telefono rosso.
E corriamo e urliamo insieme allarme rosso allarme rosso qui ci vuole il telefono rosso e ridiamo come matti fino a quando non arriviamo all'ingresso dove sopra ad un piccolo scrittoio ci aspetta lui. Il telefono rosso.  
E ancora. E ancora. E ancora.
Ogni volta è un sussulto al cuore e un nodo in gola che sono conferma e rassicurazione.
Lo sapevo, che avresti trovato un modo per infilarti nella mia quotidianità. In un sacchetto di caramelle gommose in un sabato qualunque al cinema. In un telefono che ora è nella libreria vicino ai miei libri e guai a chi lo tocca.
Sì, lo sapevo.
Che non mi avresti abbandonata mai.

venerdì 23 novembre 2012

il carcere possibile

Ci sono bambini che fino all'età di tre anni vivono in carcere assieme alle loro mamme, che hanno commesso un errore e devono scontare una pena.
Ci sono bambini che una volta diventati più grandicelli non potranno più avere una quotidianità con loro, andandole solo a trovare per trascorrere un pò di tempo nella sala parlatoio.
La blogger Serena è andata a visitare la delegazione di Bari dell'Associazione onlus Il carcere possibile, che ha attivato il progetto Il carcere azzurro grazie al finanziamento di Dash (l'unico ricevuto in due anni...).
L'obiettivo è quello di ristrutturare una stanza all'interno della casa circondariale per permettere l'incontro delle madri carcerate coi figli minori in un ambiente più sereno, allegro e quanto più normale possibile. Perchè i bambini hanno bisogno di spazi che siano accoglienti, che possano in un qualche modo riprodurre una realtà familiare, con pareti colorate e giocattoli coi quali divertirsi assieme alle mamme.
Purtroppo esistono delle realtà molto difficili, non ci sono solo bambini che corrono felici al parco sotto casa accompagnati dalla nonna, che vanno a fare la spesa assieme alla mamma e decidono cosa mangiare per cena, che ricevono un piccolo premio se sono stati bravi, che vanno all'asilo e stanno in compagnia dei loro amici ricevendo un sacco di stimoli positivi dalle maestre, che scrivono la letterina a Babbo natale pregustando il momento in cui correranno felici in salotto, pronti per scartare i pacchi.

giovedì 15 novembre 2012

per volare lontano

In questi giorni stavo pensando a quanto i genitori siano davvero gli artefici del destino dei loro figli. Quando ero una ggggiovane neolaureta impartivo molto spesso lezioni ai ragazzi delle superiori. Poi, un po' perché ho davvero spesso troppa poca pazienza e un po' perché il tempo era sempre troppo poco da quando avevo iniziato a fare a tempo pieno il lavoro per il quale ho studiato e mi piace tantissimo, ho smesso. Io già anni fa mi ero fatta una idea di come fossero certi, troppi, genitori, ma siccome non ero madre pensai che le mie considerazioni era meglio le tenessi per me, che in fondo ero solo una ventiquattrenne peraltro abbastanza insofferente verso i bambini. Quindi sicuramente mi stavo sbagliando. Il mese scorso l'amica dell'amica di una amica mi chiede il grandissimo piacere di seguire il figlio quattordicenne una volta alla settimana, per un'ora e mezzo. Accetto. Ero molto curiosa di vedere se la Francesca di oggi la pensava allo stesso modo della Francesca ventiquattrenne, lo ammetto. Ricordo alcuni miei amici, da piccola, che venivano costantemente protetti, cresciuti in un mondo ovattato, seguiti quasi in maniera maniacale. Bene, dopo tanti anni, ahimè, le cose non sono cambiate. Anzi, ho paura siano pure peggiorate.

venerdì 9 novembre 2012

l'animale curioso

Ho passato tanti anni a viaggiare in treno. Ho studiato e poi lavorato in una città che non era la mia natale, mentre lui viveva in un'altra città ancora. Passavo i fine settimana a trotterellare come una pazza fra una stazione e l'altra, col mio inseparabile trolley blu. Praticamente era sempre aperto, nel corridoio di una delle tre case, sempre pronto per essere disfatto e rifatto. Amavo moltissimo viaggiare in treno. Nonostante i ritardi e i treni sporchi e le corse e il caldo soffocante in estate, il freddo pungente del vecchissimo regionale delle 7am, d'inverno. Era diventato tutto di una familiarita' cosi rassicurante e indispensabile che non potevo farne a meno. Pensavo a questo proprio ora, che sono in treno per un viaggio di sette ore, da sola. Era da tanto che non accadeva, perché di solito preferisco usare la macchina. Sono proprio un animale curioso. Mi piace, mi piace un sacco stare seduta con le gambe accavallate e l'mp3 nelle orecchie a leggere. E a studiare gli altri. Non mi importa conoscere i loro discorsi al cellulare. M'importa immaginare come possano essere le loro vite al di fuori di questo treno che ci accomuna. Vedere dove tengono il biglietto. C'e' quello che lo mette nel taschino della giacca, quello che preferisce la borsa, quello che lo tiene in mano anche per tre ore consecutive, quello che non lo trova mai e quando arriva il controllore inizia ad agitarsi ripetendo "ce l'ho eh, devo solo trovarlo".
Quello che dorme, con la testa che ondeggia cosi tanto che quasi si stacca. Quello che ha la valigia pesantissima e immancabilmente la lascia nel corridoio bloccando il carrello di "bevande calde e fredde, snack dolci e salati".
Quello che guarda fuori dal finestrino, nonostante sia buio pesto fuori. Ottimo pretesto per sbirciare i propri compagni di scompartimento senza essere visti (io invece sono molto più spudorata).
E poi, quello che studia e sottolinea ed evidenzia senza sosta, senza mai staccare gli occhi dalle pagine del libro. Quasi tutti quelli che studiano molto, molto diligentemente, portano gli occhiali. Io infatti ho una vista da far invidia a un tiratore scelto.
Quello che fissa il vuoto, a braccia conserte, gli occhiali appesi al collo, un quotidiano appoggiato al suo fianco che non aprirà mai per tutto il viaggio.
Quelli che lavorano al pc, in giacca e cravatta e blackberry che vibra incessantemente.
Quelli che vedono una tizia che scrive come una pazza sull'ipad e sbirciano senza ritegno, come il simpatico signore coi capelli bianchi e il maglione blu che profuma di naftalina, seduto accanto a me (ciao!). Chissà se avranno qualcuno che li aspetta una volta giunti a destinazione. Corrono verso l'inizio o la fine di un'avventura? Perché quello di fronte a me sta parlando cosi animatamente al cellulare?
Il trucco molto pesante non lo capisco. A dire il vero non capisco perché una donna giovane debba truccarsi ogni giorno per andare al lavoro, o all'universita'. Come quella ragazza laggiù. Sono cosi belle le donne struccate. Cosi vere.
Perche' rimani nel corridoio, con la giacca addosso, che hai il posto prenotato li a un passo da te?
Mille voci e suoni e rumori che si sovrappongono disordinatamente. Li vedo, senza sentirli. Ho i Guns nelle orecchie.



lunedì 5 novembre 2012

venice

Venezia è una città intrigante e camaleontica, che balla sinuosa sull'acqua. Ti guarda coi suoi mille occhi spalancati che sono le finestre dei palazzi, mentre ti avvicini a lei col vaporetto. E ti chiama, per invitarti nel suo labirinto di calli che misteriosamente portano tutte a Piazza San Marco fra una sosta in un bar per uno spritz e una vetrina di maschere da ammirare. Si incontrano sempre turisti che dopo averne acquistata una non hanno resistito alla tentazione di indossarla mentre passeggiano fra un ponte e l'altro.
Sembra parte di un incantesimo, Venezia. Sempre pronta a scomparire da un momento all'altro, così. Puff.
 












Almeno una volta all'anno noi siamo là per qualche giorno. Perchè ci abitano amici molto speciali. Io e lei abbiamo condiviso gli anni più belli, quelli dell'università. Un'estate indimenticabile passata a studiare in Irlanda, una vacanza ad Amsterdam. Un'amicizia nata dallo scambio fra le nostre mamme di una pianta di aloe per curare una brutta ferita. Da allora non ci siamo più lasciate. "I tuoi occhi grandi e neri mi avevano fatto capire subito che saresti stata una grande amica", mi ha detto lei, un giorno.
Insieme siamo diventate grandi, insieme abbiamo messo su famiglia.
 
guardare eccezionalmente la tv mentre si cena. Ed è davvero una festa

 
La bionda e la piccola S. hanno gli stessi colori dei loro papà da piccoli.

Sisters? No, friends :-)





 
 
 
La poesia che alcuni scorci del Lido ti regala
 

 
 
 
 
Il museo di Storia Naturale, che ha incantato cinque bambini al di sotto dei sei anni, concedendo anche a noi adulti una visita quasi normale...
 


 
 
 
 
E poi, una passeggiata verso piazza San Marco, appena in tempo per vedere il tramonto. Sì, sembrava di essere in un altro mondo, sospesi nel tempo.
 
 
 
 
 
 



 
 
 
Siamo tornati a casa felici, ancora avvolti da ricordi fatti di caldarroste, zucca al forno, aperitivo con spritz e olive, chiacchiere in pigiama, sorrisi nel vedere i bimbi complici, tanti baci e abbracci che aspettavano da mesi di esser dati. Siamo tornati più ricchi, dentro. Con l'idea di rivederci quanto prima, che è già una promessa mantenuta.