mercoledì 25 aprile 2012

la bipolare

Quante città hai visitato? Oh sicuramente non tutte quelle che vorresti, ma una buona parte di esse l'hai fatta tua e ne sei orgogliosa. Tutte ti hanno lasciato qualcosa dentro, tutte sono state davvero speciali, tutte avevano qualcosa di unico che hai cercato e trovato, in quasi tutte hai pensato ci vivrei. O almeno, proverei a farlo.Tutte hanno avuto il loro fascino, ti hanno incantata, sconvolta, incuriosita, resa felice, incredula. Le hai fotografate nella tua mente. Alberghi. Quella cena di cibo e risate. Quel bagno nel fiume che chissà se si può. Quella discoteca fino alle 6am. Amicizie. Quel cambio di pannolone alla bionda coi boccoli nel cortile di Versailles che chissenefrega, io problemi zero. Quello spettacolo al cinema alle 11pm che oddio che sonno. Quella fuga a due in cui ti sei sentita una piccola principessa parigina. Quel volo preso per un soffio. Quell'agosto col piumone nel letto. Fantastico.
Però. Però Lei era e sempre sarà speciale per te. Lei, che quando senti pronunciare il suo nome hai le farfalle nello stomaco come un'adolescente innamorata, e un pò ti gira la testa e già ti senti là. E' da un pò di tempo che non vi vedete. Decisamente troppo. E allora non vedi l'ora. Di prendere quel volo, e saranno ore di attesa e impazienza, come una bambina che deve andare a una festa di compleanno. Sole e 20 gradi circa, dicono. Valigia leggera, anzi leggerissima perchè ci sono un sacco di cose da comperare là. Tante cose da (ri)vedere. Lei, la città dalle grandi opportunità che ti bacia coi suoi mille occhi di specchi accarezzati dal sole, che ti abbagliano. Lei, che ti fa sentire padrone del mondo quando sei su quel ponte e ti guardi intorno e ti manca l'aria da quanto è bella. Lei, che non ti ha mai delusa. Lei, che ha ispirato tanti registi, cantanti, scrittori. E un motivo ci sarà pure, no?
E una volta là ti farai pochi chilomentri di treno per vedere la cittadina di uno dei tuoi scrittori preferiti, roba da veri intellettuali. E lo stesso giorno il tour delle location utlizzate per il tuo telefilm preferito, roba da fashioniste frivole.
Sono la solita bipolare.



Ognunohailsuomotivo parte. Tornerà con un qualche novità. Stay tuned :-)

domenica 22 aprile 2012

con Carrie e Woody

Questo post è dedicato a tutti quelli che come me non amano cucinare e perchè no, anche a quelli che ne hanno fatto il loro passatempo numero uno. La mia torta preferita in assoluto è la cheesecake, e questa non è una novità. Perchè mi ricorda quell'estate in California e quel locale che la faceva davvero deliziosa, con la salsa alle fragole. Chissà, magari era una normalissima cheesecake e il fatto che io fossi là per i fatti miei dall'altra parte dell'oceano me la faceva sentire speciale. Ma tant'è, la fissa per questo dolce mi è rimasta. Così, puntuale come la bronchite per Capodanno, io ogni 365 giorni la preparo, seguendo la ricetta originale americana. E questo è davvero un evento perchè io non cucino MAI. Mi arrangio, cuocio tortellini, lesso verdure, scaldo, prendo la pizza, vado dalla nonna.
Ieri pomeriggio ho rispolverato (è poprio il caso di dirlo) frullatore e mixer che fanno davvero vita da signori: non è da tutti gli elettrodomestici lavorare un giorno all'anno.
Prima di tutto, siore e siori, eccovi gli ingredienti:








Preparatevi all'impresa: toglietevi il tacco 12 o i mocassini fighetti in camoscio, mettetevi in tuta, prendete la bilancia e dosate bene tutti gli ingredienti, assicurandovi che la bilancia elettronica sia tarata sui grammi e non sulle libbre.
Siete pronti? Ok, potete far entrare la Clerici e la troupe de La prova del cuoco. E' il vostro momento.
Prima di tutto, lanciate mettete nel frullatore i biscotti e tritateli per bene. Nel frattempo (argh) fate sciogliere il burro in un pentolino antiaderente, se come me ne siete sprovvisti, mettetelo in uno tradizionale non prima di aver fatto appello a tutti i santi. Se il burro non si è bruciato unitelo ai biscotti e dopo aver mescolato per bene stendete il tutto sul fondo di uno stampo a cerniera da 22 cm formando una superficie compatta. Mettete in frigo per 30 minuti.


Cosa fare nel frattempo?
Laccatevi le unghie col vostro smalto preferito. Rosso ciliegia o nero se vi sentite molto dark. Guardatevi un episodio di Sex and the city o fatevi una partita con la play station.
Allo scadere della mezzanotte, la carrozza diventerà una zucca e....no scusate, questa era un'altra storia. Dicevo. Allo scadere del tempo, montate il philadelphia con uova, zucchero ed essenza di vaniglia formando un composto cremoso. Versatelo sulla base dei biscotti e mettete in forno già caldo a 190° per 45 minuti. Poi, lasciate raffreddare.
Ora, finite la puntata di Sex and the city o la partita con la play. Prenotate una seduta dall'analista perchè tutto questo spignattare vi ha già snervato. Ammirate le vostre scarpe, sognando che Carrie un giorno varchi la porta di casa vostra ed esclami estasiata Oh my god I've never seen such a fantastic walk-in closet (santiddio, mai vista una cabina armadio così figa). Svegliatevi dal vostro sogno, tornate in cucina per montare la panna acida con zucchero e un cucchiaino di essenza di vaniglia. Quando la cheesecake si sarà raffreddata, spalmare la copertura su tutto il dolce. Rimettete in forno per altri 10 minuti, sempre a 190°.


In questi dieci minuti, iniziate a sistemare i libri nella libreria nuova, fino a quando Lui non arriverà per dirvi sento puzza di bruciato, e c'è fumo dentro al forno. Fate uno scatto da Usain Bolt ai blocchi di partenza e precipitatevi letteralmente dentro al forno, appena in tempo per salvare la situazione.
Fate raffreddare e mettete in frigo per tre ore.
Andate al cinema a vedere To Rome with love. Rilassatevi, molto. Godetevi Roma, che è sempre Roma. Ridete, non quanto Woody vi ha abituate a.
Una volta a casa, mettete nel frullatore fragole e zucchero e stendete la salsa sulla torta.
Tagliate una fetta per Carrie, una per Woody e una per voi. Passerete una deliziosa serata, parlando della vostra New York.
Fatevi meno viaggi. Con la testa.





mercoledì 18 aprile 2012

dalle 9 alle 10

Tira fuori lingua, fai sentire polsi. Ecco, tu deve capire che tua schiena è in convalescenza  e tu non può fare certi sforzi. Io adesso ti mette aghi dappertutto e poi io pensa che prossima volta mette su addome, che è più efficace. Tu deve sapere che può convivere con ernia ma non con dolore. Eh no. Questa è brutta cosa. Certo tempo non aiuta: freddo e umidità sono nemici. Ieri tanto freddo, 5 gradi al mattino ore 8. Questa mattina un pò più caldo: stessa ora, 6 gradi. Quando tu va in palestra, mette asciugamano fra schiena e maglietta, così raccoglie tutto il bagnato. Certo che tu deve continuare ad andare, perchè tu va vero? E poi se tu va fuori e c'è vento, deve evitare aria diretta su ernia. Tu piuttosto cambia strada. Questa è regola obbligatoria. Io adesso ti copre. Che tu sicuro ha freddo. Tu rilassa, e spegne cellulare.
Ecco, adesso io fa coppe. O bicchieri. Bicchieri e coppe stessa cosa, due nomi diversi ma stessa cosa. Tu sa vero? Bicchieri tonificano tua schiena e succhiano via dolore. Io dice sempre. Dice sempre perchè è verità. Sì è venuta tua amica a fare terapia. Lei molto carina. Lei piccola pancia per piccolo bambino che cresce. Io detto a lei che ora deve pensare a suo bambino.
Scusa se io parla cinese con dottolessa. Tu non conosce cinese vero? Peccato. Tu sa che io è stato a Barcellona con famiglia? Bella-bellissima. Anche tempo bello-bellissimo. Noi stati quasi una settimana. Oh sì io ha imparato qualcosa di spagnolo. Io ha imparato saluto. Tu vuole sentire saluto? Oooooh-là.
Questo è saluto spagnolo vero? Oooooh-là.
Bene io aspetta te dopodomani.

Stretta di mano. Sorriso. Inchino. Dott.W is back. E mi chiedo prima come potessero essere ugualmente pieni e coinvolgenti e divertenti e rilassanti i lunedì, mercoledì e venerdì dalle 9 alle 10 di mattina.

domenica 15 aprile 2012

aria

Lui pensa prima di parlare, lei prima parla e poi pensa a quello che ha appena detto. Lui esprime i suoi sentimenti con le lacrime, lei scrive emozioni davanti allo schermo di un computer. Lui è un riflessivo, lei una decisionista. Lui vede le mille sfumature di ogni  cosa, lei il bianco e il nero, a volte il grigio, non senza grandi difficoltà. Lui è paziente, a lei salta la mosca al naso facilmente, e sbuffa. Come una caffettiera dimenticata sul fuoco. Lei parla senza sosta centrifugando idee e dimenticando di aggiungere l’ammorbidente. Si fa prendere dall’entusiasmo, dalla rabbia, da attimi di pazzia pura in cui gli lancia pezzi di pane da un lato all’altro del tavolo. Ridono insieme. Lui la guarda coi suoi occhi liquidi, che ti fanno sentire a casa. Lui è la bassa marea in una mattina di settembre, onde piccole che arrivano silenziosamente a riva, salutano e ripartono in punta di piedi, per non disturbare. Lei è un acquazzone estivo che ti coglie di sorpresa un pomeriggio di agosto mentre sei in spiaggia a prendere il sole. E dopo le prime gocce puoi decidere se correre cercando rifugio nel primo bar, o rimanere sdraiato a viverti le nuvole nere, la pioggia, il vento, il mare in burrasca. Lui le scalda il cuore coi suoi disegni. La mano che si muove sicura sul foglio racconta storie. Persone. Sentimenti. Lei lo sorprende con inaspettate perle di saggezza. Si vede che leggi tanto. Lui è sempre quel ragazzo in jeans e camicia che ascolta Chris Cornell col nodo in gola. Lei quella che mangia il dolce al cioccolato col maglioncino grigio. Lei una volta gli ha addirittura fatto i biscotti. Solo una volta, però. Lui in cucina crea. Lei apre un’insalata in busta e cuoce riso basmati perchè non c’è altro, mi sono dimenticata di fare la spesa. Lui l’ha aspettata tante volte, in tante stazioni. Lei l’ha salutato con la mano sinistra, un bacio regalato al vento. Treno delle 6.50. Freddissime mattine invernali di una città del nord. Lui ama fermare gli attimi con uno scatto. Due. Tre. Cinque. Dieci pezzi di vita. Incantesimi. Lei invece li racconta. E prova a mettere i colori fra il bianco del foglio e il nero dei caratteri. Lei per certe cose è molto riservata e non ama parlarne. Ma questo angolo di vita tutto loro glielo doveva. Lui chissà quando lo leggerà. Lui.
Lui è molto di quello che lei non è. E per questo, la completa.

mercoledì 11 aprile 2012

è ora

Viaggiare ti arricchisce. Dentro. Apre la mente facendoti capire che diverso è sinonimo di interessante e stimolante. Diverso ti arricchisce. Diverso a volte è peggiore della tua realtà, a volte migliore. Viaggiare ti rende smanioso di studiare gli altri, come si vestono quando vanno al lavoro, cosa amano di più comperare al supermercato, cosa fanno per svagarsi il venerdì sera. Cosa leggono in metropolitana. Cosa fanno quando piove. Aprono frettolosamente l’ombrello, o si fanno baciare dagli spilli di pioggia?

Gli altri fanno jogging a qualsiasi ora del giorno, anche alle 10 di sera.

Si caricano i bambini in spalla e partono all’avventura. Qualsiasi tipo di avventura. Ti preparano una fantastica pizza, una pizza italiana. Si vestono da vichinghi il mercoledì sera e viaggiano in auto per le strade della città con bottiglie di birra e musica a palla. E otto ore dopo sono in giacca e cravatta, impeccabili, fermi al semaforo di fronte all’ufficio.

Ti fanno passare un indimenticabile pomeriggio in un cimitero di paese che sembra uscito da una favola, dove puoi correre a perdifiato su e giù per le colline, il sole è timido ma c’è, il treno che ti riporterà a casa ancora lontano.

Hanno rispetto per il verde, e scopri meravigliosi parchi giochi con tanto di tricicli, biciclette, giocattoli pubblici e gratuiti che in Italia puoi solo sognare.

Hanno uno stile trasandato e allo stesso tempo incredibilmente chic, impossibile da emulare. Davvero passeggiano con la baguette sotto al braccio. A volte sono un po’ spocchiosi, ma se li sai prendere per il verso giusto sanno essere adorabili.

Hanno pasticcerie che ti fanno sognare ad occhi aperti, e magari salti la cena ma quella torta devi assolutamente mangiarla. E con la cioccolata calda con panna, poi, è la morte sua.

Studiano all’università e nonostante i loro vent’anni dalle 3 alle 5 pm fanno la siesta, e non ci sono per nessuno. non ti pare vero e ti adegui subito e di buon grado a questa fantastica abitudine. Ridono di gusto per qualsiasi sciocchezza, e hanno l’aria di sapersi godere la vita. O sono molto bravi a fartelo credere.

Sono abituati all’oversize. Di tutto. Porzioni al ristorante, abiti, negozi, distanze. S’illuminano quando capiscono che sei italiano e ti trattano come un re. Accettano la carta di credito anche per pagare il quotidiano. Lavorano al tavolino di un bar con la wireless e un bicchiere di caffè accanto.

Ti raccontano che da loro in inverno è un pò dura, perché le ore di luce sono davvero poche e le giornate finiscono presto. E tu li vedi, che sono diversi da te. Vengono proprio da un altro mondo. Eh sì, il loro paese è un altro mondo. Paesaggio lunare per chilometri. Poi un qualche geyser. Giovani colline. E infine una distesa di verde da togliere il fiato. Una lingua di terra sul mare e un piccolo aereo che decolla con il sole e un vento fortissimo. E il panorama che vedi da lassù sembra una cartolina.

Trovano incredibilmente delizioso il thè col latte, e te lo offrono orgogliosi a qualsiasi ora del giorno. Vivono in case con la moquette che di rado puliscono. Dormono benissimo anche senza il buio assoluto che solo persiane o tapparelle possono darti.

Ti vendono un maglione di lana a ferragosto e tu sei ben felice di metterlo,mentre guardi il mondo da una scogliera, con lo zaino in spalla e il nulla davanti. Forse qualche pecora.

Ti affittano un vero e proprio appartamento in campagna fra il verde, il laghetto, le oche, gli alberi verdi che sono davvero verdi. E il silenzio che è davvero silenzio. Particolare per nulla trascurabile, per la stessa cifra in Italia avresti dormito in una topaia. Ti fanno sentire in Francia anche se in Francia non sei. E dopo un po’ di chilometri ecco l’America, che America in realtà non è.

Viaggiare. Viaggiare significa sentirsi davvero a casa nella stanza d’albergo, sistemare bene le tue cose come se non dovessi ripartire più. Pensare se davvero potresti viverci in quel posto piuttosto che in quell’altro. E scoprire che nove volte su dieci la tua risposta è sì.

Preparare la valigia con le farfalle nello stomaco, quelle riservate alle grandi occasioni. Non fare liste, perché le liste ti confondono (e questa non è una novità) e scoprire che magicamente non dimentichi mai nulla. Controllare mille volte se hai il passaporto e il biglietto. Solo queste due cose. Di tutto il resto non ti è mai importato più di tanto. Sistemarsi le cinture di sicurezza in aereo e sentirle di nuovo, quelle farfalle nello stomaco. Da grande farò la hostess. Un pensiero fatto durante il primissimo decollo. Poi le cose sono andare diversamente ma è rimasta la voglia di prendere e andare, sempre.

Atterrare dopo alcune ore in una realtà nuova, usi e costumi nuovi, modi di vivere nuovi che improvvisamente senti la necessità di fare tuoi. Tenerli dentro.

C’è una piccola parte di mondo che ti aspetta, curiosa di vedere se saprai apprezzarla. Partire. C’è sempre un buon motivo per farlo.

Partire. È ora.

sabato 7 aprile 2012

fissarne gli attimi

Quel pomeriggio di un giorno deliziosamente infrasettimanale cade una volta ogni sette giorni. Quel pomeriggio lo passano insieme, fra ozio e cose belle. Lei, quella con le All Star bianche, la va a prendere. Si ferma a guardarla, di nascosto, mentre chiacchiera con la sua amica del cuore seduta su una panchina. La panchina colorata a strisce gialle, azzurre e rosse. Intorno a loro, bambini che corrono fra gli alberi con la bocca sporca del cioccolato mangiato a merenda. Le vedete, vero? Ad un certo punto una si mette con le ginocchia a terra,  le braccia aperte. L’altra le corre incontro. Gioia, come se non si vedessero da giorni. Vanno insieme in palestra. Una ha il corso di danza, l’altra l’aspetta fuori e per ingannare il tempo si porta sempre un libro in borsa. E l’mp3. Per leggere bene ha bisogno della musica. Ascoltarla è un suo modo per concentrarsi. Il silenzio la distrae, perché è troppo bello. Poi, un giro in centro. I biscotti in pasticceria o magari perché no, un gelato. Quel pomeriggio non ci sono per nessuno. Il cellulare squilla a vuoto. Ci sono tanti altri giorni per poter rispondere. Adesso no. In queste ore, no. Si sono ritagliate un tesoro e sanno che nessuno può rovinarglielo. Una passeggiata mano nella mano. Cono solo stracciatella, cono crema e stracciatella. Un giro in giostra, ma sì anche due, tre, quattro. Certo che ti saluto quando passi a cavallo. Sei la più bella di tutti, quando mi sorridi con gli occhi. Le vetrine, da guardare insieme. Una con gli occhi forse ancora troppo da bambina, l’altra quasi già da grande. Entriamo qui, ti piacciono queste magliette? Vuoi provartene una? Ma io di vestiti ne ho già, nell’armadio. Non mi assomigli per niente. Speriamo almeno di avere lo stesso numero di scarpe, fra qualche anno. Facciamoci una foto, stai ferma altrimenti viene mossa. Riempiono l’aria di parole frivole, racconti di quello che hanno fatto la mattina, di quello che faranno la sera. Quel pomeriggio non si guarda mai l’orologio e dura una piccola eternità. Quel pomeriggio è il qui e ora. Lo respirano dal primo all’ultimo istante, accarezzandone gli attimi e fissandoli nel tempo. Quel pomeriggio è sentirsi vicine e parte di un piccolo mondo perfetto fatto solo di sorrisi e complicità. Il loro mondo. Che coltivano con cura, dedizione e pazienza per vederlo rifiorire sempre più bello e rigoglioso. Quel pomeriggio.

martedì 3 aprile 2012

mariodiroma

“Pronto?”

“Pronto, sòmmmmario!”

“Oh Mario. La catastrofe è vicina. Che bello sentirti. Ti passo il nonno”

Lascio volutamente il cordless sul tavolo della cucina, perché noi siamo una famiglia di matti e conosco i miei polli.

“Nonno, c’è mariodiroma al telefono”

Senza distogliere lo sguardo dall’ennesima visione di C’era una volta il west, risponde pacato digli che sono morto.

Come volevasi dimostrare. Ok, ti porto il telefono, metti in pausa ‘sta porcheria.

“Ciao Mario. Si tutto bene e tu? Qui la primavera è alle porte, il sole ti accarezza la pelle e un leggero venticello allieta le giornate. Ah la neve praticamente deve ancora sciogliersi e la sera arriva la nebbia. Pessimo periodo per mettersi in viaggio. Eh sì cosa vuoi mai da noi è sempre così. Arrivi? Quando? Ah. Va bene. Aggiornami.

L’arrivo di mariodiroma, cugino di mio nonno cresciuto e tuttora residente nella capitale, è temuto come la peste.

Inizia il tamtam disperato di telefonate agli altri parenti. E le scene sono spesso al limite del ridicolo.

Zia O, arriva mariodiroma. Come non ci sei? E dove vai? Al mare? Tu odi il mare, non dir balle. L’ultima volta che hai visto un’onda avevi  i denti da latte.

Zia M, arriva mariodiroma. Vai a lavorare? Ma sei in pensione da 15 anni, per piacere.

Zio A, arriva mariodiroma. Come ti trasferisci in montagna? Ma dove? In quella casa che per andare in bagno bisogna uscire e fare il giro del cortile? Che non ha il riscaldamento e si deve andare in giro per boschi a far su legna? E quando parti? Domattina? E scendi a natale? Bastardo.

Mariodiroma nonostante abbia vinto la patente con la raccolta punti del Mulino Bianco snobba il treno e arriva a bordo della sua inseparabile utilitaria. Perché poi qui me compro le scarpe epppoi ce sta quel negozio che vende saponette e bagnoschiuma eccezzzzzzzzionali. Sembra arrivi dal Paese dei Poveretti. Ogni volta riparte con la macchina colma di provviste e beni di prima necessità.

Mariodiroma ti dice che arriverà il 10 aprile, ma la suspence è al massimo fino a che non chiama per dirti che ha fatto il check in albergo. Perché con mariodiroma i colpi di scena sono la regola.

Mariodiroma non dovevi arrivare stasera? Dove sei? Sono le 22…
Eh sto acccasa. Perché ieri mattina sò svenuto in cucina e sò rimasto lì pè terra un paio d’ore. Quando me sò ripijiato sò andato dal dottore che m’ha ddato un po’ de pasticche. Arrivo domani.

Mariodiroma dove sei? Eri a Firenze 3 ore fa…
Eh stò sotto a ‘na pensilina dell’autogrill. Aspetto che finisca de piovere. Sai com’è, col bagnato nun se po’ mai sapè.

Mariodiroma? Tutto a posto?
Senti un po’ ma da quant’è che c’avete ‘sta rotonda enorme? Ce stanno cinque uscite e nun ce sto a capì niente.

Manco venisse da Sozzigalli.
Oh mariodiroma sei arrivato in albergo? Sì? Peccato. Benissimo. Il viaggio tutto a posto?

Si benissimo. Sò partito da casa stamattina alle 9. Alle 11 stavo all’imbocco dell’autostrada. Poi verso le 11.30 me sò fermato a pijarme ‘n capppppuccino e ‘na briosssssce. Poi a Ccccantagallo me sò preso un caffè e me sò riposato un po’ su ‘na panchina. Poi ho fatto ‘na sosta per il pranzo e una a Roncobbbbbilaccio perché dovevo andà al bagno. E niente, alle 19 stavo in albergo.

Mariodiroma impiega una media di 10 ore per percorrere circa 500km.

Per diversi anni, quando ero piccola, mariodiroma arrivava per ferragosto. Cosa ti preparo, mario? Una caprese? Roast beef? Prosciutto e melone? Chiedeva mia nonna.

Me mangerei tanto volentieri i tortellini cor brodo de cappone che te viene tanto bene. E pure er pollo cò le patate.

E così ricordo innumerevoli pranzi d’agosto con mia nonna che spadellava fra un accidente e l’altro. E mariodiroma che si mangiava con gusto il pranzo di natale fuori stagione.

Mariodiroma si presenta sempre col solito borsello da ragionier Filini all’arrembaggio. Scatta sempre le stesse foto da una vita, sempre con la stessa macchina fotografica ancora col rullino. Di quelle che ad ogni scatto fanno il tipico rumore di un tritarifiuti industriale.

Mariodiroma ha chiamato per dire che l’hanno operato a la cataratta e appena me la sento arìvo. Così c’andiamo a magnà i quadrucci cor brodo de cappone. Che da voi sò tttanto bbbòni.

N.B. i fatti sopra riportati sono tutti realmente accaduti.