giovedì 15 novembre 2012

per volare lontano

In questi giorni stavo pensando a quanto i genitori siano davvero gli artefici del destino dei loro figli. Quando ero una ggggiovane neolaureta impartivo molto spesso lezioni ai ragazzi delle superiori. Poi, un po' perché ho davvero spesso troppa poca pazienza e un po' perché il tempo era sempre troppo poco da quando avevo iniziato a fare a tempo pieno il lavoro per il quale ho studiato e mi piace tantissimo, ho smesso. Io già anni fa mi ero fatta una idea di come fossero certi, troppi, genitori, ma siccome non ero madre pensai che le mie considerazioni era meglio le tenessi per me, che in fondo ero solo una ventiquattrenne peraltro abbastanza insofferente verso i bambini. Quindi sicuramente mi stavo sbagliando. Il mese scorso l'amica dell'amica di una amica mi chiede il grandissimo piacere di seguire il figlio quattordicenne una volta alla settimana, per un'ora e mezzo. Accetto. Ero molto curiosa di vedere se la Francesca di oggi la pensava allo stesso modo della Francesca ventiquattrenne, lo ammetto. Ricordo alcuni miei amici, da piccola, che venivano costantemente protetti, cresciuti in un mondo ovattato, seguiti quasi in maniera maniacale. Bene, dopo tanti anni, ahimè, le cose non sono cambiate. Anzi, ho paura siano pure peggiorate.

1) Il primo giorno di lezione, il quattordicenne L. si e' presentato a casa mia accompagnato dalla madre, che mi ha spiegato per filo e per segno le sue lacune, i libri di testo adottati, le sue esigenze per migliorare "questo inglese che lo fa un po' tribolare". 2) "Francesca, L. non può venire a lezione alle 14 perché finendo la scuola alle 13 non farebbe in tempo a venire a casa a pranzare. Poi sai, lo accompagno io". Lo sai che esistono gli autobus e i panini al bar? 3) ore 15. Sono a casa a lavorare quando mi squilla il cellulare: "Ciao sono la mamma di L., senti ti chiedevo se te lo posso portare ADESSO perché ha i compiti di inglese da svolgere per domani e mi dice che si sente un po' insicuro" le rispondo che nel giro di venti minuti sarei uscita. "Se non e' un problema fra cinque minuti sono li, cosi in un quarto d'ora almeno gli imposti i compiti. Ok?". Avete idea di quante volte mi siano capitate queste cose, in passato? Madri che si sostituiscono ai figli per le cose anche più banali? Io sono sinceramente senza parole. Non voglio certo generalizzare, ma e' preoccupante notare quanto sia alta la percentuale di genitori cosi. E il problema nasce fin da subito, dalla scuola materna. Se non prima. "Oggi andiamo a nuoto, se pero' ti stanchi mi fai un cenno dalla vasca e smetti prima, ok?" Come, scusa? Stiamo parlando di un bambino perfettamente sano, ovviamente. E poi. La mamma del bimbo cinquenne che ancora lo controlla quando va in bagno, che "lo va a pulire". Bambini "grandi" ancora imboccati. Bambini incapaci di mantenere un comportamento educato in un ristorante. Bambini tenuti buoni coi videogiochi altrimenti "sai, come si fa?". Vacanze a un'ora di macchina da casa perché "con dei bambini, e' impensabile fare diversamente". Boh. Non sono certo la madre perfetta per carità, sono distratta, improvviso, pasticcio, dimentico. Pero c'e' una cosa sulla quale io e Lui siamo sempre stati molto d'accordo: educare la bionda all'indipendenza. Insegnarle a sgaggiarsi, come si dice dalle mie parti. E questo costa fatica, tantissima fatica. Certo si fa molto prima a lasciare che il proprio figlio scorrazzi liberamente per un ristorante, o a mettergli in mano un videogioco per farlo stare buono. Perché ripetere fino allo sfinimento "stai seduto" e' spesso snervante. Nessuna delle conquiste raggiunte con la bionda e' stata facile, girare per Parigi letteralmente dalla mattina alla sera con una passeggino carico di bionda novemesenne e' stata una meravigliosa sfacchinata. E lei ha imparato che va bene anche mangiare seduta sul prato di un parco qualsiasi, essere cambiata dove capita, raggiungere una destinazione con un mezzo di trasporto che non sia la macchina. Si fa molto prima quando sei tu che la lavi e la asciughi e la vesti. Ma sappi che se tuo figlio ha quattro anni, non gli stai facendo un piacere. Gli stai staccando un pezzo di ali. La bionda si lava e si fa lo shampoo da sola, si veste quasi completamente in modo indipendente. Si fa il letto. Mi aiuta ad apparecchiare. Lava i pomodori. E' dura, insegnarle. Ma ne vale assolutamente la pena. Non smetterò mai di essere grata ai miei genitori che mi hanno insegnato a guardare oltre, da sola. A stare in equilibrio fra il legame fortissimo verso la mia famiglia e la gioia nell'assaporare la MIA vita. Era l'inverno dei miei otto anni quando mi iscrissero a una vacanza in montagna di due settimane. Un campo di pallavolo. Ricordo come fosse ieri che una volta arrivati a destinazione mi hanno aiutato a sistemare la valigia, mi hanno salutato e sono ripartiti. Telefonavo ogni sera dalla cabina telefonica del paese. Ero felice di sentirmi cosi grande. Era una sensazione bellissima. La bionda ha sempre sofferto molto il distacco da me, anche se si trattava di un paio di ore e lei aveva cinque mesi. Niente di che. Me ne andavo col sorriso di circostanza e il cuore a pezzi, ma sapevo che se fossi tornata indietro a riprendermela rinunciando alle mie due ore d'aria, le avrei fatto solo del male. Non abbiamo mai mollato e la nostra determinazione ci ha premiati. E' una bimba molto sensibile, bisogna sempre usare i giusti modi nella giusta misura. Ha imparato ad essere serena anche senza "la mamma", perché poi tanto "la mamma" torna, sempre. Una volta mia madre mi ha detto "cosa credi, tutte le volte che partivi avevamo sempre un po' di apprensione. Vederti andare via cosi, pensarti lontana. Ma vedi, i figli non sono di proprietà dei genitori. Bisogna lasciarli VIVERE". Non l'ho mai dimenticata, questa frase. Cosi siamo qui che giorno dopo giorno le stiamo cucendo un bel paio di ali addosso, fatte di docce da sola, vestitini da piegare e mettere al suo posto, spesa appoggiata sul rullo della cassa, al supemercato". Sono ali grandi e forti. Ci stiamo impegnando davvero. Per farla volare lontano verso ciò che più la renderà felice.

9 commenti:

  1. Bellissimo post. Bravi Bravi e ancora Bravi. Da mamma di una trenne compiuti oggi :) sono perfettamente d'accordo con te, anche se a volte mi ritrovo più nella categoria della mamma chioccia di cui parli, ma sto facendo grandi sforzi per migliorare questo mio atteggiamento (che diciamocelo sono sforzi più per noi che per loro che alla fine sono molto più responsabili di quel che crediamo) perchè sono convinta che il più bel regalo che si possa fare a un figlio sono quelle ali.

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  2. E' vero, siamo noi che nove volte su dieci ci creiamo dei problemi quando in realtà problemi non ce ne sono affatto. E la causa delle loro insicurezze e' spesso l'ansia dei genitori! C'e' un lato chioccia in tutte le mamme, l'importante e' saperlo gestire :-)
    Tanti, tanti auguri alla tua treenne!!!

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  3. concorso in tutto e per tutto.. anche perché sono l'ex di un bambinone cresciuto sotto la campana di vetro. Per la carità, una brava persona con sani principi e che studia tanto, ma.. io uno più rimbambito di quello non l'ho mai visto!

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    1. Hahahaha mi hai fatto morire!!! E hai ragione!!!

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  4. Io sono stata una bambina molto indipendente e pensavo che sarebbe stato facile passare il testimone a mio figlio, ma mi sbagliavo. È molto autonomo nei pensieri e nelle opinioni ma non altrettanto nelle azioni quotidiane. Una battaglia da quando era molto piccolo, una pigrizia nelle micro attività che sfinisce.
    Voi siete stati davvero molto bravi e vostra figlia lo apprezzerà molto soprattutto fra qualche anno.

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    1. Marzia, bisogna dire che ci sono bambini più e meno collaborativi, ovviamente non si può generalizzare. PERO' ci sono molti genitori che non danno ai loro figli nemmeno gli strumenti per rendersi indipendenti, fanno tutto loro perché "cosi faccio prima". Sai quante volte ho sentito questa frase? L'importane a mio modesto parere e' fornire al proprio figlio gli strumenti per fare da solo, ripetergli tipo mantra anche milioni di volte la stessa cosa, arrivare tardi a qualche appuntamento, ritagliarsi un po' di tempo per "educarlo all'indipendenza". Sai quante volte mia figlia ha cenato anche con un'ora di ritardo? Pero' si era lavata e poi vestita da sola. E le volte che le ho ripetuto "stai seduta" al ristorante? Cento in una sera, di sicuro.
      Non mollare mai, la tua presenza come guida lo incoraggerà e vedrai che piano piano ne uscirà vincitore. Questo e' certo. E poi sai che soddisfazione, per voi e soprattutto per lui? :-)))
      Poi, se consideri che ho pochissimissima pazienza, questo per me e' un lavoro faticosissimo....

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  5. Prima di avere figli pensavo che sarei stata senza fatica una mamma come l'hai avuta tu. Poi sono diventata mamma e mi sono rincitrullita per il mio primogenito. Completamente. Poi il Signore mi ha mandato la secondogenita e l'equilibrio ;-)

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    1. L'importante e' che l'equilibrio sia arrivato! ;-)

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  6. Mia nonna diceva sempre che i figli sono ospiti nella vita dei genitori, che li accolgono al meglio e condividono con loro gran parte della loro vita, sapendo che prima o poi andranno via. Per questo è così importante dargli gli strumenti per andare.
    Questo post è il succo di quello che io vorrei fare con mio figlio, spero di mantenere i miei propositi e di non diventare una mamma chioccia!

    Ti abbraccio!

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