venerdì 9 novembre 2012

l'animale curioso

Ho passato tanti anni a viaggiare in treno. Ho studiato e poi lavorato in una città che non era la mia natale, mentre lui viveva in un'altra città ancora. Passavo i fine settimana a trotterellare come una pazza fra una stazione e l'altra, col mio inseparabile trolley blu. Praticamente era sempre aperto, nel corridoio di una delle tre case, sempre pronto per essere disfatto e rifatto. Amavo moltissimo viaggiare in treno. Nonostante i ritardi e i treni sporchi e le corse e il caldo soffocante in estate, il freddo pungente del vecchissimo regionale delle 7am, d'inverno. Era diventato tutto di una familiarita' cosi rassicurante e indispensabile che non potevo farne a meno. Pensavo a questo proprio ora, che sono in treno per un viaggio di sette ore, da sola. Era da tanto che non accadeva, perché di solito preferisco usare la macchina. Sono proprio un animale curioso. Mi piace, mi piace un sacco stare seduta con le gambe accavallate e l'mp3 nelle orecchie a leggere. E a studiare gli altri. Non mi importa conoscere i loro discorsi al cellulare. M'importa immaginare come possano essere le loro vite al di fuori di questo treno che ci accomuna. Vedere dove tengono il biglietto. C'e' quello che lo mette nel taschino della giacca, quello che preferisce la borsa, quello che lo tiene in mano anche per tre ore consecutive, quello che non lo trova mai e quando arriva il controllore inizia ad agitarsi ripetendo "ce l'ho eh, devo solo trovarlo".
Quello che dorme, con la testa che ondeggia cosi tanto che quasi si stacca. Quello che ha la valigia pesantissima e immancabilmente la lascia nel corridoio bloccando il carrello di "bevande calde e fredde, snack dolci e salati".
Quello che guarda fuori dal finestrino, nonostante sia buio pesto fuori. Ottimo pretesto per sbirciare i propri compagni di scompartimento senza essere visti (io invece sono molto più spudorata).
E poi, quello che studia e sottolinea ed evidenzia senza sosta, senza mai staccare gli occhi dalle pagine del libro. Quasi tutti quelli che studiano molto, molto diligentemente, portano gli occhiali. Io infatti ho una vista da far invidia a un tiratore scelto.
Quello che fissa il vuoto, a braccia conserte, gli occhiali appesi al collo, un quotidiano appoggiato al suo fianco che non aprirà mai per tutto il viaggio.
Quelli che lavorano al pc, in giacca e cravatta e blackberry che vibra incessantemente.
Quelli che vedono una tizia che scrive come una pazza sull'ipad e sbirciano senza ritegno, come il simpatico signore coi capelli bianchi e il maglione blu che profuma di naftalina, seduto accanto a me (ciao!). Chissà se avranno qualcuno che li aspetta una volta giunti a destinazione. Corrono verso l'inizio o la fine di un'avventura? Perché quello di fronte a me sta parlando cosi animatamente al cellulare?
Il trucco molto pesante non lo capisco. A dire il vero non capisco perché una donna giovane debba truccarsi ogni giorno per andare al lavoro, o all'universita'. Come quella ragazza laggiù. Sono cosi belle le donne struccate. Cosi vere.
Perche' rimani nel corridoio, con la giacca addosso, che hai il posto prenotato li a un passo da te?
Mille voci e suoni e rumori che si sovrappongono disordinatamente. Li vedo, senza sentirli. Ho i Guns nelle orecchie.



2 commenti:

  1. Personalmente associo il treno alla mia vita universitaria quando ero gia' sposata (primo matrimonio) e correvo da una parte all'altra. Lo usavo x studiare o leggere, col tempo l'ho preso meno ma ho sviluppato la curiosita' di osservare gli altri come fai tu, forse xche' prima ero troppo concentrata su me stessa e adesso no?!

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    1. Hai perfettamente ragione: ora siamo più attenti agli altri! Quando studiavo ero il più delle volte solo ed esclusivamente china sui libri...oppure dormivo ;-)))

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