lunedì 1 ottobre 2012

una piccola storia

Questa è una piccola storia, di quelle che nessuno probabilmente avrebbe raccontato mai.
Lei vive in un paese sospeso nel tempo con la sua bimba che di nome fa Luna e ha quattro anni.
Lei vive in un paese sospeso nel tempo in una piccola casetta che dentro nasconde tesori in legno, lavorati da chi aveva fatto del legno la sua passione più grande, il suo lavoro, parte della sua vita.
Lei vive in un paese sospeso nel tempo, a pochi passi da un grande campo. Terra del terremoto dell'Emilia.
Lei sapeva che quella notte sarebbe stata diversa da tutte le altre. All'1 circa, aveva sentito un rumore forte e strano, molto strano. No, non erano tuoni in lontananza, e nemmeno un aereo in fase di atterraggio. era un rumore che veniva dalla terra e dall'aria e da ogni dove. Solo rumore.
Così aveva deciso di non salire al piano di sopra, nella camera da letto. E aveva aspettato, al piano terra di questa piccola casetta che sembra uscita da un libro di fiabe.


Aveva aspettato seduta sul divano, vestita. Con la sua bimba in braccio. Aveva aspettato qualcosa. Un qualcosa che avrebbe reso quella notte diversa da tutte le altre notti della sua vita. Lei sapeva. Aveva chiamato i suoi parenti di Modena, che l'avevano rassicurata. Ma lei, lei sapeva. Tre ore, seduta sul divano a pochissimi passi dalla porta d'ingresso, con la sua bimba in braccio. Sì, una notte diversa da tutte le altre. Anche Luna lo aveva capito, ma era insieme alla sua mamma e questo bastava.
Tre ore. Poi, accadde.
Un rumore, di nuovo quello. Ma molto, molto più forte. Lei scappa, con la sua bimba. Lei sapeva, e per questo era pronta. Scappa fuori verso il campo, solo una piccola stradina di campagna le separa da quell'immensa distesa di terra e verde. E ancora quel rumore che era ovunque nell'aria, così potente e cattivo e buio che sembrava le portasse via con sè. Aspettano, l'una vicina all'altra, con gli occhi chiusi, sperando che la terra non si apra sotto ai loro piedi. Che le protegga. E così fu.
Lei non ne vuole sapere di lasciare la sua casa, perchè se crolla io voglio essere qui, con lei.
Le giornate del terremoto sono fatte di passeggiate in campagna, di orecchie sempre all'erta, gambe sempre pronte a scappare. Ritorni nella casa che nasconde tesori in legno e sembra uscita da una fiaba solo per consumare velocemente i pasti, guardare un pò di televisione nel tinello dalla grande credenza con ancora alcuni bicchieri del servizio bello che hanno resistito al colpo. E' una casa ferita ma in piedi. La paura è troppa per poterci tornare a dormire. Così, tante sono le notti passate in macchina. Altrettante, quelle in una tenda montata nel piccolo cortile.
Le sentono tutte, le altre scosse. Quelle piccole, e quella grande, nove giorni dopo. Sono nel campo a giocare assieme e corrono col cuore in gola verso la loro piccola casa che sì, è ancora lì. Di nuovo.
Lei è un fiume in piena quando ti racconta la sua avventura e quella di Luna, che con l'esuberanza dei suoi quattro anni non sta mai ferma e vorrebbe solo giocare senza sosta. Ricorda tutto, ogni singolo particolare, e i suoi occhi parlano un secondo prima della sua bocca.
Lei è così fiera della sua casa che non l'ha tradita. Non ricorda quanti giorni e quante notti hanno passato fuori, questo no. Hanno aspettato una tregua che pare arrivata. Attesa, pazienza e speranza. Poi, una nuova pace. 
Mi mostra il salotto, dove ci sono due lettini l'uno accanto all'altro, così vicini da formarne uno unico. Piano piano stanno tornando alla normalità. La porta d'ingresso è sempre aperta, perchè non si sa mai.
Questa è una piccola storia, di quelle che nessuno probabilmente avrebbe raccontanto mai. Questa è una piccola storia che racconta il grande miracolo della piccola casa coi tesori in legno abitata da una donna e dalla sua bimba Luna, che hanno avuto il loro angelo, lassù. Non c'è bisogno di nominarlo perchè io, dai loro occhi, ho capito.
Quel rumore, quel rumore che era ovunque nell'aria in quella notte di maggio che nessuno mai dimenticherà, non le ha portate via con sè.
Ti sembra di vederle, mentre camminano nel campo verso l'argine del fiume, dove Luna ama correre senza pensieri.
Questa è una piccola storia di un grande amore verso la propria terra, verso chi c'è ancora e chi non c'è più.
Lei di nome fa Giuseppina ed è felice di farsi fotografare con la sua Luna perchè sembrerà strano, ma è da tanto che non ci fanno una foto insieme.
Questa è una piccola storia, che probabilmente nessuno avrebbe raccontato mai.
Questa è una piccola storia, difficile da dimenticare.






8 commenti:

  1. Felice di averla letta.... Un abbraccio

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  2. Bellissima storia, emozioni che non si dovrebbe mai smettere di ascoltare.
    Grazie.

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  3. Le piccole cose sono sempre le più grandi.... :-)

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  4. Anonimo1:12 PM

    ciao nonna! sono F sei su internet! grazie minnie!

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  5. Anonimo2:26 PM

    sono t sei su internt non fare troppi autografi ciao nonna

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  6. Che storia! E brava ad avercela raccontata...

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  7. Bellissima questa storia, l'ho anche immaginata, avendo ancora vivo il ricordo di quel rumore,
    tuono subito e aereo in un primo momento prima di capire con la seconda.
    Ciaoooo!!
    Magda

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  8. Grazie Magda! Hai ragione, per chi li ha vissuti in prima persona sono attimi impossibili da dimenticare, che ogni tanto fanno capolino fra un pensiero e l'altro...

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