mercoledì 27 giugno 2012

vite


Questa è la storia di Achille, che di mestiere faceva il chimico farmaceutico, e abitava nella terra del Cristo a Sorbara. Questa è la storia di Achille, che viveva negli anni venti, gli anni di Walt Disney col suo Topolino, della nascita del jazz negli Stati Uniti, delle donne col taglio alla maschietta, dei primi programmi radiofonici. Achille aveva un sogno e come tutti i sogni lo tormentava. Perchè i sogni, se non li stai a sentire e cerchi di confinarli in un angolo dei tuoi pensieri ma soprattutto del tuo cuore, non ti danno tregua. Ricompaiono beffardi quando meno te l'aspetti per ricordarti che bisogna sempre seguire quella vocina dentro che ti dice provaci. E allora un giorno si disse perchè no, in questa terra di gente che ama godersi la vita e stare bene, soprattutto a tavola, facciamo il vino. Uno di quelli che non si dimenticano. Così costruì una piccola cantina, con all'interno alcune vasche. Attorno, quindici ettari di vigneto che con pazienza, cura, genio e tanta, tanta passione, avrebbero dato i loro primi frutti. Ed è sempre così che nascono grandi idee e grandi persone, dal coraggio di un sogno nel cassetto. Chissà che vita tormentata avrebbe avuto, se non avesse ascoltato quella voce. Achille, il chimico farmaceutico del paese. Che indossa il grembiule azzurro, un fazzoletto rosso in testa. Achille nella sua cantina, che coltiva il suo sogno. Only the brave. Solo i coraggiosi.


E poi c'era il piccolo Gianfranco, che correva fra i vigneti del papà. Che affacciandosi alla finestra di casa lo vedeva lavorare dal mattino alla sera, assecondando la natura coi suoi cicli. Gianfranco che guardava con ammirazione mani esperte al lavoro. Vedi, si fa così. Vieni che t'insegno. Gianfranco che ha visto i vigneti spogli in inverno, con la neve. In autunno, con quel tripudio di colori che spaziano dal rossiccio al giallo, marrone, oro. Sembrano oro, i vigneti in autunno. In primavera e in estate, quando tutto ritorna dopo mesi di letargo, con quella meraviglia di verde in tutte le sue tonalità.






Gianfranco che ha visto cosa è il vero sacrificio, amato la terra che per lui era solo buona perchè portatrice di vita, maestra di attese e meritate ricompense. Gianfranco che cresce, e un giorno come quasi sempre avveniva in passato prende il posto di Achille, indossando il suo grembiule azzurro, e il fazzoletto rosso. Gianfranco che vinifica le uve prodotte dai vigneti, come gli aveva insegnato suo padre. Gianfranco che lavora col cuore, quel cuore che puoi avere solo quando hai la fortuna e la responsabilità di portare avanti il sogno di chi ti ha dato la vita. E alla piccola, vecchia cantina, si aggiunge una parte nuova, con vasche moderne e nuovi macchinari. L'una accanto all'altra. Come padre e figlio.





E poi c'era Alberto, che in quella casa dalle grandi finestre che guardano i campi era a sua volta cresciuto, fra i sacrifici del papà Gianfranco e del nonno Achille. Quanti bambini ha visto crescere quella casa dalle grandi finestre, che non a caso nella parte superiore, vicino al tetto, ha un motivo che si ripete per tutto il suo perimetro. Un piccolo albero. Una vite. Già. Vite.


ALF, primo brevetto italiano di un bicchiere da lambrusco, ricavato proprio dal fondo di una bottiglia del famoso vino

ALF personalizzato

Alberto, che studia per diventare agronomo. Alberto che una volta terminati gli studi ha camminato al fianco del suo papà, così come il suo papà aveva fatto col nonno. Questa è la meraviglia delle aziende a conduzione familiare. Stessi gesti che si ripetono di generazione in generazione, nuove scoperte che migliorano il prodotto finale. Ma la passione, quella sana passione che ti fa sentire le farfalle nello stomaco, non cambia mai. Alberto che continua il viaggio, col grembiule azzurro e il fazzoletto rosso.
Questa è la storia di Alberto, che vive in un tempo chiamato duemiladodici con la moglie Barbara e  i loro tre figli, nella casa dalle grandi finestre, la casa della vite. Questa è la storia di Achille e Gianfranco che non sono più di questa vita, ma vivono ugualmente in ogni acino, ettare, bottiglia, attesa, successo, di Alberto. Questa è la storia del mese di maggio duemiladodici, che non si dimenticherà mai. Questa è la storia della mattina del ventinove maggio duemiladodici quando Alberto, Barbara e la fedele assistente Fabrizia sono tutti e tre insieme al lavoro. Questa è la storia delle ore 9, quando hanno sentito la terra urlare come nove giorni prima. La terra urlava, mentre i contadini si aggrappavano terrorizzati ai vigneti, nei campi, perchè non si riusciva a stare in piedi. La terra urlava, mentre le macchine parcheggiate nel cortile si spostavano, come in un videogioco. La terra urlava, mentre le vasche slittavano in avanti come se fossero animate. La terra urlava, mentre Alberto scappava fuori con Barbara e Fabrizia. La terra urlava, mentre Alberto pensava è la fine. La fine del sogno del nonno.
E invece. Invece. Tutto si è salvato. La casa della vite, bellissima, è ancora lì. Vite. La cantina vecchia e quella nuova in piedi, con solo qualche crepa. Padre e figlio. Quel padre e quel figlio che hanno tenuto tutto unito, ancora una volta. C'era un tavolo accanto alle vasche, proprio quelle che si muovevano come fossero marionette di un teatrino, pieno di bottiglie piene, che non sono cadute. La terra urlava rabbia e distruzione, ma le bottiglie col vino di Sorbara non sono cadute. Le bottiglie chiuse ancora a mano con lo spago, come una volta.
Achille, che con Gianfranco li ha abbracciati tutti, con tutta la forza che aveva. Achille, che con Gianfranco ha abbracciato la sua casa con la vite disegnata, la sua cantina vecchia e quella nuova. I suoi ragazzi. La sua terra che urlava, ma era pur sempre la sua terra. Dài, dài che teniamo botta. Achille, che con Gianfranco ha compiuto un miracolo. Ancora una volta. Only the brave.





Ho parlato di:
*Soc.Agr.Paltrinieri Gianfranco s.s. Via Cristo, 49 - Sorbara (Mo). www.cantinapaltrinieri.it
*ALF, creazione di Fabrizio Loschi, artista, scrittore e designer sassolese. Prende il nome dal suo bisnonno Alfonso. www.fabrizioloschi.it. Sua è anche la lodevole iniziativa IO NON TREMO (avete acquistato vero la maglietta? :-))

Un grazie speciale a Fabrizia, che mi ha concesso il privilegio di conoscere la storia e i successi di questa famiglia, grande in tutti i sensi.

6 commenti:

  1. Dai tuoi racconti traspare quanto forti, coraggiosi e lavoratori siano gli emiliani, a che in questa triste occasione.
    Corro subito ad acquistare la maglietta!

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  2. Articolo molto dettagliato e interessante. A mio parere ai lettori potrebbe interessare anche altre notizie a tema. Per esempio quelle che si possono trovare su http://www.donneemotori.org/blog/

    Saluti,
    Giovanni

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  3. Ciao Giovanni, grazie della segnalazione. Vado a dare un'occhiata!

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  4. Ziobono, sarà che sono cresciuta col salame e col lambrusco ma questo post mi ha preso il cuore. Brava. Questo blog è una scoperta inaspettata

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    1. Ma grazie! Certo che "ziobono" è proprio tipico nostro eh? ;-)

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