venerdì 8 giugno 2012

arriverà una notte che

"Quella sera sono andato a sentire un concerto tributo ai Nomadi. Tornato a casa verso le 23, sono andato a letto perchè ero proprio stanco. Ad un certo punto ho sentito un boato, un boato fortissimo. Tutto si muoveva, sembrava la fine del mondo. Io e mia moglie siamo corsi fuori, ho preso la macchina e guidato fino a qui. C'erano le strade buie, tutte le persone in mezzo alla strada, in preda al panico. Pensavo al mio agriturismo, ai miei animali. Pensavo che una volta arrivato qui non avrei trovato più niente. Li ho trovati tutti vicini fra loro, i miei animali. Tutti salvi. Terrorizzati, ma salvi.


 Nel fienile abbiamo l'impianto di stagionatura dei salumi, ma purtroppo non è più agibile. Noi facciamo parte del gruppo del Salame di San Felice assieme ad altri quattro produttori. Hai visto che belli i miei salumi? Sentissi poi che buoni. Tieni, ti regalo un salame. Questo è speciale, eh. Ha il nastrino rosso. Vedi là dentro, dentro al fienile? Ho tutti i macchinari. Chissà, se i vigili potranno portarmeli fuori e metterli in salvo. Crepe. Crepe impressionanti. Colonne inclinate. Ecco, io tutte le volte che guardo, mi viene la pelle d'oca. Vieni, sediamoci qui. Vicino alla porta, però. Io la tengo sempre aperta. Mi sembra sempre di sentire una nuova scossa. Le vedi quelle sedie nella saletta, che si sono spostate dal tavolo almeno di un metro? E' stato il terremoto. E invece i maiali di terracotta, quelli lì in cima alla credenza, non sono caduti. Hanno resistito, stoici.



Non posso, non posso riaprire il ristorante, per ora. Perchè se viene un'altra scossa con tutti i bambini che mangiano e ridono e scherzano e corrono nel prato, vicino al fienile....
Ti offro un bicchiere d'acqua? E' fresca. Dopo una tragedia del genere non sei più quello di una volta. Continui a vivere, ma sei cambiato per sempre. Lavori, per non pensarci troppo. Adesso devo fare il trattamento alle pere. Le forniamo all'Italfrutta, molti dei suoi capannoni adibiti al controllo della produzione sono crollati. Però io vado avanti. Devo andare avanti. Mia moglie è al mare coi nostri nipoti, io sto qui. Non mi muovo, da qui. Dormo nel gazebo sul retro, col mio cane. Abbiamo anche la fattoria didattica, vengono molte scolaresche in visita, per passare una giornata in campagna. Facciamo parte dell'Associazione Terre Piane, della Strada dei Vini e dei Sapori. Puoi fare una foto alla locandina, se vuoi. E' ancora appesa al muro. Dopo tutte queste scosse continue, è ancora lì.

Andiamo, ti faccio vedere gli animali.
Ci sono un sacco di cose da fare nei campi, ho anche tirato fuori i trattori. Lo sai che funzionano ancora? Sono perfetti. Meno male.
Ecco qui ci sono il mulo, e l'asina Mariuccia. Hai visto che pancia? Deve partorire, è questione di giorni. Vedrai che con la luna nuova nasce il piccolo. E poi i pony, i conigli e i conigli nani. Lo vuoi, un coniglio nano? Te lo regalo. E le oche. Guarda, ti faccio vedere i pulcini, ne sono nati tre qualche giorno fa. Poco dopo la seconda scossa. Sono nati. Aspetta, che li controllo. Uno, due, tre. Bene, ci sono tutti.




Il giorno passa veloce, sono sempre qui fra i miei campi, i miei fiori, i miei animali, le mie piante. La notte, invece. E' buia, e lunga. Sembra non finire mai, la notte. Con le macchine che passano veloci e spostano l'aria. E il cane che abbaia. Non capisci mai se abbaia perchè ha sentito una volpe, oppure...oppure. Sembra non finire mai, la notte".
Lui è Pompilio. Non è stato facile guardarlo negli occhi, mentre mi diceva che la notte è buia, e lunga, e sembra non finire mai.
Abbiamo camminato verso la mia macchina. Io ero arrivata là con quest'idea: sentire la sua storia e fotografare solo il bello, che mi ha fatto vedere lui. Orgoglioso. Come un padre alla laurea del figlio. Io, felice. Come una bambina in gita. Felice di tutto questo bello. Nonostante tutto. Il bello dei suoi trattori. Il bello dei suoi fiori. Il bello di un'asinella che fra poco partorirà. Nonostante tutto. Già, nonostante tutto.




Ci salutiamo con una stretta di mano, la sua è proprio quella degli uomini di una volta: grande e forte e segnata da giorni di lavoro portato avanti con amore e dedizione.
Nel vialetto che mi riporta verso la strada principale, vedo un caseificio. Letteralmente sbriciolato. Però. Dall'altra parte, un campo di grano che brilla con la luce tipica di un tardo pomeriggio di giugno. Vita. Più avanti, il campanile di una chiesa di paese transennata. Oggi è in piedi, domani chissà. Il suo orologio è fermo alle 4.03 di quella notte. Guardare fa male. Però. Poco più avanti, dall'altra parte della strada, un bar tabacchi ha riaperto. Vita. Penso a quando dallo specchietto retrovisore ho intravisto Pompilio mentre s'avviava spedito verso la sua terra, in pantaloncini e maglietta. Vita. Penso ai pulcini che camminano insieme uno dietro l'altro, proprio come nelle fiabe. Penso all'asinella, a lui che sarà lì con lei durante il parto. Vita.
Torno verso la città, lasciandomi alle spalle il paese di Finale Emilia dove, verso la campagna, troverete via Santa Maria. Percorretela fiduciosi e proprio quando penserete di esservi persi, ecco una casetta gialla dalle persiane verdi. Qui, ci tengono a far sapere che non mollano. Che l'attività non si ferma, e il ristorante riaprirà.

Mi squilla il cellulare. Riconosco il suo numero. "Mi raccomando, dì che l'agriturismo è di mia moglie, della Rita Poletti. Io? Figurati, io l'aiuto solo".
Arrivederci, Pompilio. Fai bei sogni. Arriveranno, arriveranno anche quelli. Arriverà una notte che non fa più paura.







In questo racconto ho parlato di
*Agriturismo Santa Maria, via Santa Maria 4, Finale Emilia (Mo). Tel. 0535/99874












7 commenti:

  1. Urca sai che mi hai fatto piangere? Mannaggia a te

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  2. Mi sa che dovevi leggerti il post con tipo Eminem a palla nelle orecchie...prossima volta ti avviso prima....:)

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  3. Anonimo1:23 AM

    Beh anche le foto nn scherzano cosi come le parole...rendono davvero bene la magia naturale di quei posti

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  4. Anonimo5:32 PM

    grazie davvero x questa iniezione di vita..che supererà tutta la paura

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    1. Tutto passa, anche la paura. Ogni notte ha la sua alba...e più la notte e' buia, più l'alba sarà luminosa e bella.

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  5. Che modo toccante e delicato di parlare del terremoto!

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