venerdì 30 marzo 2012

nell'immaginario collettivo

Nell’immaginario collettivo,  il pediatra è il George Clooney di E.R. Alto, palestrato, dongiovanni, affabile, sorriso Durban’s stampato in viso, battuta pronta in ogni circostanza. Saluta i suoi piccoli pazienti con “Ciao campione” e un buffetto sulla guancia. Sempre pronto a dare la risposta giusta e più rassicurante alle mamme che non appena incrociano il suo sguardo dimenticano di essere al mondo.
Al telefono, risponde con un buongiorno signora, tutto bene? Mi dica, come sta il nostro piccolo ometto? Febbre? Oh mi dispiace accidenti. Ce la fa a portarmelo qui in ambulatorio? altrimenti passo io. Ma certo, nessun problema. Nel frattempo, gli faccia un bell’aerosol e tante coccole. Tranquilla, in pochi giorni lo rimettiamo in piedi.

Nell’immaginario collettivo, appunto.
Nella realtà…

Pronto sono la mamma della bionda coi boccoli.

Dicaaaaa. (tono uguale al Fabrizio Biggio/impiegata alle poste ne I soliti idioti)
Cioè, neanche un buongiorno. No. Solo un dicaaaaa.

E poi. Febbre? Si? Tachipirina. Tosse? Si? Sciroppo e aerosol. Se me la vuole portare gliela visito. Però ho la fila. C’è da aspettare. Se ha catarro, glielo faccia sputare.
Ma dai, pensavo di farglielo mangiare spalmato su una fetta di pane. Comunque, grazie. No non gliela porto. Per carità non venga neanche a casa, che poi mi tocca chiamare il parroco per far benedire la casa. Grazie, arrivederci.

‘derci.
Particolare per nulla trascurabile: nella realtà, il pediatra è il sosia perfetto di Sandro Bondi.

Nell’immaginario collettivo, il responsabile della sala pesi della palestra è un Maciste completamente depilato, abbronzatissimo, rasato e con tatuaggio strategico sul collo. Magari una scritta in giapponese. Sicuro come l’oro che il tatuatore l’ha fregato. Quello che lui crede sia un bel “sono il re del quartiere e spadroneggio” in realtà è “Un chicco d’uva ed un fico devono attraversare la strada. L'uva ce la fa il fico no. Morale della storia? Uva passa fico secco”. Canottierina bianca da spogliarellista e pantaloncini attillati con ovatta incorporata in zona pacco. Si presenta con un Cccciao, io sssssono Manolo, masticando compulsivamente il chewing gum e stringendoti la mano così forte da farti uscire gli occhi dalle orbite per un nanosecondo.
Nella realtà ti arriva all’ascella, indossa una tuta con pantaloni lunghi e felpa perché il colpo d’aria assassino è sempre dietro l’angolo. È così minuto che si taglia con un grissino, come il tonno. Lo guardi e sei convinta che quando finisce il turno vada alla bocciofila di quartiere a farsi una partitella. È identico a Giovanni del trio, però senza baffi.

Nell’immaginario collettivo, la vecchietta di quasi 90 anni esce di casa tutta imbacuccata solo per andare nella bottega di fiducia a 20 passi da casa avvinghiata alla badante, e ricama lenzuola da mane a sera.
Nella realtà, indossa un cappottino di lana anche alle 8 di mattina con -3, occhiali dalle lenti lilla come la Bardot a St.Tropez e nessun tipo di copricapo. Esce dal garage con una rombata da partenza al Mugello al volante della sua Ritmo del 1980 e va a fare la spesa al supermercato.
Ti aggiusta l’orlo del vestito e già che c’è lo accorcia pure, perché le gambe bisogna farle vedere. E quando tu, complimentandoti per le sue eccellenti condizioni fisiche e psicologiche, le dici eh signora, nella vita bisogna esser fortunati, lei ti risponde no mia cara, ci vuole proprio del gran culo.

3 commenti:

  1. Ho provato più volte a lasciare un commento ma mi dava errore, riprovo.
    E' sempre così, l'immaginario collettivo è differente dalla realtà. Per esempio: la consulente finanziaria di una banca privata svizzera è immaginata dai più sempre con tacco 12, tailleur dell'ultimo grido, fresca di parrucchiere e manicure impeccabile.
    Ehm io: jeans e t-shirt, capelli asciugati con il phon della piscina, manicure non pervenuta...

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