giovedì 1 marzo 2012

memory is life

Hey tu, che non rispondevi mai agli sms perché preferivi sentire la voce degli amici. Che a dispetto di tutti quegli insegnanti che non hanno mai creduto in te, facevi un lavoro che amavi. Eri proprio un artista. Un meraviglioso artista. Quanti pomeriggi a fare i compiti nella tua cucina, con la Girella e il succo di frutta e tua madre che come un registratore ripeteva dai che sennò non avete tempo per giocare. Ho ancora alcuni tuoi quaderni di scienze delle medie, da qualche parte. Quante partite a pallavolo. Tu eri un po’ una schiappa, sappilo. E lo so che venivi al corso perché c’ero anche io. E le giornate in campagna, te le ricordi? In quella campagna che per me piccola seienne col caschetto era lontanissima e per questo speciale. E le feste di compleanno? Ridevamo come pazzi. Dio, io ho sempre adorato chi mi fa ridere. E le uscite insieme? Mi avevi quasi fatto diventare una ragazza a modo, con tutte quelle serate a teatro. Siamo proprio cresciuti insieme, un po’ persi alcuni anni quando io sono andata a studiare lontano, ma eravamo comunque sempre vicini. Ecco, volevo dirti che non si fa così. No, non si fa proprio. Perché dovevamo andare a mangiarci quella pizza, insieme. E invece ricevo una telefonata. Credo di essere ancora ferma a quelle quattro parole. A. È. Morto. Sabato. Ho riattaccato. Smesso di lavorare. Lasciato tutto lì. Messo una musica assordante, credo fosse una delle mie solite porcherie dance. E ti ho pensato tantissimo e fortissimo, sperando di strapparti al cielo coi miei, nostri, ricordi.

Volevo dirti che la vita sarà diversa senza di te e averti avuto come amico è stato un privilegio. Volevo dirti che sarò felice anche per  te e tutte le cose belle che abbiamo condiviso non me le potrà portare via nessuno. Memory is life, e allora ti stringerò nei miei giorni per sempre, per non farti morire mai davvero, perché l’assenza è davvero una più acuta presenza e ti troverò in ogni manifestazione del bello, quello che tu ricercavi ogni giorno. Volevo dirti che questi pensieri sono le mie lacrime per te, quelle che non sono uscite durante il tuo funerale in mezzo a tutto quel dolore più grande di noi,  perché lo sai che io sono una tipa un po’ strana. Volevo dirti che l’applauso col quale ti abbiamo salutato fuori dalla chiesa era come un abbraccio e so tu l’hai sentito. Assistere a quella messa è stato assurdo e faceva male, tu l’hai capito e mi hai detto va tutto bene, Fra. E un po’ di pace è arrivata. Hai visto che mi sono praticamente seduta in un altro posto accanto a degli sconosciuti e a una borsa che non era la mia, di ritorno dalla comunione? Con la Vale che dall’altro banco mi diceva sottovoce dove vai? Vieni qui…solo tu potevi fare una cosa simile. Lo so che hai riso di gusto, pensando chessscema. Volevo mettermi il vestito blu comprato per la tua festa dei diciott’anni, volevo essere bella per te. Non l’ho trovato. Lo so, lo so, sono la solita casinista. Scusa se non verrò molto spesso a portarti i  fiori al cimitero, ad accarezzare la tua foto, a tirar su col naso e tutte quelle cose lì. Tu non sarai davvero là. Ieri sono passata davanti a dove lavoravi e ti ho visto stupendo e radioso dove sempre eri e sempre sarai ogni volta che io lo vorrò, che mi guardavi e con un gesto della mano mi salutavi col tuo consueto, familiare, rassicurante “Ciao, Fra”.

1 commento:

  1. Anonimo3:45 PM

    A.sara'sempre li'con te a mostrarti la bellezza,nel caso tu,agitata e distratta,rischiassi di perderla

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