venerdì 23 marzo 2012

il giorno e la notte


Si presenta all’ingresso della scuola materna alle 8.30 con capelli lunghi e perfettamente phonati, trucco leggero ma studiato, smalto in tinta con l’abbigliamento del giorno che solitamente prevede un tailleur pantalone. Tacchi alti quanto sua figlia minore sui quali ancheggia sculettando con una certa grazia, nonostante tutto. L’avambraccio destro, piegato come se avesse appena fatto l’esame del sangue, è impegnato con la IT bag del momento. Pollice e indice sorreggono gli occhiali da sole. La mano sinistra ha invece il suo bel daffare con quel solitario grande come un dattero che potrebbe tranquillamente farle da guanto. Il maschio, primogenito, sembra appena uscito dalla serie tv del Piccolo Lord e fa una discreta pena. La femmina è praticamente una teiera inglese rivestita di pizzo chantilly. La scena è sempre la stessa. Lei che avanza sicura di sé, mentre ad ogni passo gira il capo a destra e a sinistra per vedere se qualcuno la sta osservando, stando ben attenta a far svolazzare la chioma come nella pubblicità della Pantene. Dietro, quei due poverelli. Ogni tanto si gira per controllare che ci siano, esortandoli a sbrigarsi con un su, piccoli. Filippo, aiuta la sorrellina a fare le scale. Dietro a loro ci sono io. Con i jeans, le scarpe da ginnastica, la maglietta di Topolino, il giubbino di pelle, la maxi borsa a tracolla che usavo all’università. Niente trucco, il più delle volte sono ancora digiuna perché la sveglia è suonata 40 minuti prima e se riesco a darmi una pettinata al semaforo è grasso che cola. Cerco di agevolare l’ingresso in aula della bionda coi boccoli con la punta del mignolo puntata sulla sua nuca. In una mano il cambio del bavaglino e i biscotti che non ha finito in macchina, nell’altra chiavi di casa e cellulare. E la descrizione non è esagerata, è fantasticamente realistica.

Hey sEnti, scusa. Volevo chiEderti una cosa.

Mi dice lei, una volta uscite dall’asilo.

Sai so che sei del settore e quindi, niente, ecco sto rinfrescando il mio inglese perché per lavOro mi servirà mOlto e poi quest’estate nella nostra villa all’isola d’Elba abbiamo ospiti straniEri importanti, fra cui il designer della casa automobilistica xyz, non so se lo conOsci.

No.

Ah. Beh comunque ti dicevo, sto seguendo questo cOrso di auto apprendimEnto, ora sOno al livello 3 di 4 e sai questi americanismi come GONNA e UONNA mi mandano un po’ in crisi però sono una AP MEDIAT.

Upper intermediate.

Sì giusto upper intermediate e quindi mi chiedevo se dopo questo corso avevi qualche suggerimEnto da darmi. Mi sai dire? Ok, grazie mille.

E se ne va, a colpi di natiche.

Io mi sono fermata un attimo a guardarla e ho pensato che deve essere un’enorme fatica dover sempre dimostrare al mondo ciò che si ha. Quando sarebbe tremendamente più semplice far capire agli altri ciò che si è. E io e lei, l’una accanto all’altra mentre ci dirigevamo verso le rispettive macchine, eravamo il giorno e la notte.



6 commenti:

  1. Francesca mi hai fatto morire dalle risate! Anche da noi ci sono mamme così...diverse dalla sottoscritta!
    Una di loro arriva in porche cayenne nera (lo so perché la figlia è la fidanzata del mio cinquenne...) con minigonna e trucco perfetto. io arrivo a piedi (abitiamo a 5 minuti dall'asilo...e anche miss porche), di corsa, in perenne ritardo, sudata e con la testa già in ufficio. E lei a volte ha anche il coraggio di dirmi come faccio a esser sempre così sorridente...e mi chiede sempre di trovare il tempo di bere un caffè insieme...che non trovero' mai. Mi dispiace, non sono ancora pronta per una suocera.

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    1. No ma guarda quei soggetti se non li vedi, non credi!!! :-)

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  2. Già, sembrano venire da un'altro pianeta...e poi mi chiedo: ma non si trovano noiose?

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  3. Anonimo12:13 PM

    "bel daffare" è italiano?

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    1. Dall'Hoepli :-)

      daffare
      [daf-fà-re]
      o da fare
      s.m. inv.
      Cosa o cose da fare, insieme di lavori e faccende da eseguire: ha un gran d. a preparare il ricevimento

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