giovedì 23 febbraio 2012

ricordo

Si saliva sulla Polo bianca e mia madre guidava nel traffico veloce come una scheggia. Poco più che ventenne, indossava sempre gli intramontabili Ray Ban a goccia anche se fuori quasi pioveva. Li ha ancora. Proprio quelli. Io seduta dietro, con la cintura. Il cappottino blu da bambina buona. Le scarpette di vernice nere. E quella cassetta che sapevamo entrambe a memoria. Lei cantava a squarciagola, io dentro di me,  perché un po’ mi vergognavo. Arrivate a casa la si ascoltava ancora. Volume alto. C’era la mia cassetta di fiabe sonore raccontate da Paolo Poli. Erano carine. Ma io volevo la musica vera. C’era sempre, in quella casa. Lo stereo appoggiato sulla base del camino, le note ci accompagnavano soprattutto il tardo pomeriggio, ricordo. Ogni tanto si fumava una Kim, lasciando il pacchetto sul pianoforte. Rimettiamo quella canzone, sì  proprio quella che mi piace tanto-tantissimo. Riavvolgo io il nastro, ormai sono capace. Partiva la melodia e avrei voluto non finisse mai. Quella canzone è infanzia. Oggi è nella playlist dell’mp3, fra un David Guetta e un Bob Sinclar. Racconta la storia di due ragazzi che vanno ad assistere a un concerto allo stadio. Lo stadio era pieno. Milano quel giorno era Jamaica. Con quelle palme immense sulle strade vuote, e 41 all’ombra. Cinzia e il suo veleno. Dai Cinzia, torna a casa. E Piero? Piero suonava solo la musica reggae. I suoi capelli erano serpenti neri, di medusa Marley. Piero e Cinzia. Venditti. Che indossa sempre gli intramontabili Ray Ban a goccia. Come mia madre.

2 commenti:

  1. Anonimo8:24 PM

    ma quanto e' delizioso questo "video"...solo te potevi renderlo cosi' vero...le Kim poi...

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  2. Anonimo7:05 PM

    Toccante "brano" di vita vissuta! Sat un quel!? Grassie, è stupendo. Ora chiamo Silva, la mia mamma:) Un bacio, Eli.

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