mercoledì 15 febbraio 2012

le ho detto

“Accidenti, non pensavo fosse così dura. Ho mal di testa cronico e non dormo da non so quanto”.
Incoscienza. Ci vuole incoscienza. È per questo che non ricordo sia stato così difficile. Mi guardo indietro e sì, ritrovo delle notti insonni, però sai che figata mangiarsi mezza barretta di cioccolato alle 4 di mattina, non è mica da tutti. Già che uno è sveglio, almeno che lo sia anche per qualcosa di piacevole. Ricordo le passeggiate in corridoio per cercare di farla addormentare, i primissimi giorni. Non conoscevo nemmeno una ninna nanna eccetto “questa bimba a chi la do la darò all’uomo nero…” e allora anche no. Di contro facevo dei mugugni tipo monaco tibetano in ritiro spirituale e mi facevo anche un sacco ridere. Ridevo sotto ai baffi. Con gli occhi semichiusi per la stanchezza, il pigiama con i conigli e le antiscivolo rosse. Che idiota. Spesso cantavo Ligabue, soprattutto al pomeriggio. Ma anche Knockin’ on heaven’s door era uno dei miei cavalli di battaglia. Credo lei si addormentasse per non sentire quello strazio a oltranza.
Le ho detto di non prendere la faccenda troppo sul serio. Che se sporca 5 tutine al giorno chissenefrega e non provarci nemmeno a lavarle a mano, non sei mica Cenerentola.
Le ho detto di mettere su la musica, quella figa da locali che piace tanto a noi, e di ballarla davanti a suo figlio, nei pomeriggi di pioggia. Lui si divertirà come un pazzo, e anche lei.
Le ho detto di guardarsi un po’ di tv mentre allatta. Che uno non può mica sempre stare lì in adorazione del piccolo tubo digerente che si sfama. Dopo una settimana e circa 60 pasti, c’è ben poco di nuovo da scoprire. Io guardavo sempre Italoamericano con Fabio Volo, e sognavo gli States. Sognavo il giorno in cui finalmente l’avremmo portata oltreoceano.
Le ho detto che io mai come in quel periodo ero aggiornata sulle nuove collezioni. Perché con la scusa di fare una passeggiata con la carrozzina, ero sempre in centro per negozi. Roba da far invidia a Enzo Miccio e Carla Gozzi.
Le ho detto che i neonati sono obiettivamente una palla. Perché non ti danno soddisfazioni. A parte i rutti fotonici, che maledettame perché non li ho mai registrati? Per il resto è tutto un sonnolattecaccapianto. Ma tempo pochi mesi e inizia il divertimento. Io imparai a fare il brodo vegetale. Mica roba da poco. Ne andavo così fiera che lo raccontai a cani e porci. Ok è vero mi sono fermata a quello, ma non si può mica essere perfetti.
Le ho detto che poi apprezzerà ancor di più il lavoro. Pagata per stare seduta, in silenzio, a fare una cosa alla volta, se va male due o tre. Non diecimila. Un vero lusso.
Le ho detto di trovarsi degli spazi per lei. Di uscire un po’, da sola. Bisogna andare in farmacia. Vado io! Ah che figata! In farmacia! Da sola! Cosa mi metto? Aspetta che apro l’armadio e scelgo! Beh l’abito del matrimonio di P. forse è un filino esagerato. “Se tu fossi qui andremmo a prenderci un aperitivo in uno dei nostri posti preferiti, come ai vecchi tempi”. Già. Se io fossi lì. Mannaggia.
Le ho assicurato che un figlio non è una limitazione e ora lei non è diversa. È più ricca, dentro.
Che tornerà il tempo per essere nuovamente indipendente e non vincolata a orari e routine. Che con un figlio ci si diverte un casino perché sanno essere così buffi e ingenui, ma allo stesso tempo incredibilmente saggi e sinceri e disarmanti nella loro imperfezione così perfetta. E se lo dico io, eterna diffidente verso chi è più basso di 150cm, c'è da fidarsi. Che un figlio ti migliora. Che se ti salta una serata con gli amici in fondo non t’importa granché, perché resterai in casa a giocare alle principesse, o a girare su te stessa a mina dicendole vedi se vai forteforte poi quando ti fermi gira tutto ed è fichissimo dai prova. Che un figlio è un ottimo alibi per non crescere mai. Che magicamente se vuoi, se lo vuoi veramente, ti accorgerai di non aver perso niente. E ritornerà tutto. Ritorneranno i viaggi. Non vedo l’ora di portarti in aereo, pensai guardandola stretta nella sua tutina color panna con l’orsetto di marzapane disegnato davanti, 12 ore di vita. E arriva davvero, quel momento. Arriva. In un attimo.
Le ho assicurato che non si è mai pronti a diventare madre. Mica esistono dei corsi. Brava hai superato l’esame, ora sei idonea. E allora tanto vale non pensarci su e buttarsi. Un salto col bungee jumping. Ti sembra di cadere e di non farcela e poi eccoli lì, l’elastico che ti salva. E se sei giovane è meglio, molto meglio. Perché un figlio ti stanca fisicamente e, dicono, psicologicamente. Dicono. Non pensarci, era il titolo di un film. Ecco. Non pensarci. Vai avanti. Hai avuto il privilegio, non scontato, di fare la cosa più bella in assoluto possibile per un essere umano: dare la vita. Oh quel fagiolo di 2 cm che avevo in pancia ora è una bambina che balla Lady GaGa e Bob Sinclar. Mica pizza e fichi.
“Ecco lo sapevo che dovevo chiamarti. Adesso vado proprio a recuperare i dvd di Sex&The City e oggi mi guardo qualche puntata. E sì, candeggina delicata e tutto in lavatrice. Altro che lavaggi a mano. Stavo per impazzire. Sono proprio rinco”.
Ora sì, che ti riconosco. Vedi, che non sei cambiata?

4 commenti:

  1. Arrivo da Bismama e sottoscrivo ogni sillaba.
    La tua amica è fortunata ad averti: io ho dovuto scoprire tutto da sola, armata del solo libro di Wonderland e di tanto amore.
    Ce l'abbiamo fatta.
    Ti seguo!

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  2. Hai proprio ragione...ce l'abbiamo fatta!!! Il libro di Wonderland...mitico! L'ho letto anche io :-)

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  3. Arrivo anche io da Bismama e sottoscrivo tutto... o quasi... perchè io una figlia l'ho avuta a 33anni e qualcuno provò a dirmi che ero una vecchietta :D e invece ho retto la botta e adesso a 35 mi sento ancora più giovane e ne vorrei un altro! Che dite sono malata?
    Complimenti per il blog ;)

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    1. 33 anni vecchietta? Forse trent'anni fa! Ora sei considerata davvero ggggiòvane!!!! ;-)

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