domenica 8 gennaio 2012

vacanze significa


Vacanze significa avere chi ti fa l’albero, perché a te piace da impazzire averlo in casa ma la pazienza di farlo proprio non ce l’hai. E stare in divano con le sue luci a forma di stelle accanto, i suoi addobbi di lana cotta, le sue piccole renne di paglia rosse fa tanto nullafacenza ed è proprio per questo che ti decidi a disfarlo solo a fine febbraio. Averlo lì ti fa vivere nell’illusione che chissà, magari domani ti svegli e ti accorgi che è ora di comperare i regali di natale anche se in realtà è pasqua.

Vacanze significa andare nel ripostiglio, salire sulla scala per cercare il cacciavite che accidenti chissà dov’è, ma soprattutto chissà se esiste in questa casa, e scoprire in una scatola il presepe. Ecco dov’era. È il 30 dicembre. Ma va bene meglio tardi che mai. Aspetta che lo tiro fuori.

Vacanze significa riporre in un angolo l’agenda ferma al 23 dicembre, sapendo che l’aprirai di nuovi dopo almeno dieci giorni. Passarle accanto e farle il dito medio è sempre una tentazione fortissima.

Vacanze significa ogni tanto avere il pensiero del primo giorno di lavoro, quando sarai ancora nel tuo mondo di pandoro e cazzeggio e dove ho messo quei documenti? Bah. Ricevere una telefonata in cui ti parlano di scadenze, progetti, glossari e pensare: no avete sbagliato numero. Io? Io non lavoro. Vivo in vacanza da una vita. Come canta Irene Grandi. Poi darti virtualmente una botta in testa e provare a ricominciare.

Vacanze significa pensare seriamente che sì, adesso ti iscrivi di nuovo in palestra. Oh certo piuttosto puliresti i marciapiedi con la lingua però ormai è da almeno due anni che lo prometti a te stessa e ora lo fai. Prossima settimana. No facciamo quella dopo, che iniziare lavoro e palestra contemporaneamente è un suicidio annunciato.

Vacanze significa essere a letto, aprire un occhio e guardare l’orologio. 9.30. Wow. È prestissimo. Ricominciare il sogno da dove lo avevi interrotto e alzarsi almeno un’ora dopo.

Vacanze significa tempo. Tenerlo ben saldo in una mano. Farlo tuo. Ora sei tu che comandi, non lui. Fermo lì, non mi scappi. È tardi! No, affatto. C’è tempo, da vendere. Ma sono le 13! E allora? Pranzerò dopo.

Vacanze significa concedersi il lusso di pensare a sé stessi. Girare in tuta per casa alle 5 del pomeriggio con un libro in mano, la musica accesa. Guardarsi film in dvd la sera fino a tardi, senza l’angoscia di pensare che poi il mattino successivo prima di scendere dal letto ripasserai tutto il corollario di improperi imparati dal primo anno di asilo ad oggi.

Vacanze significa persino riordinare quei maledetti cassetti, non prima di essersi muniti di scudo perché si rischia la vita, aprendoli. Sapere che l’ordine durerà forse due giorni, ma non importa. Eliminare ben cinque paia di pantaloni. Ripeto. Cinque. Il che vuol dire avere un buono acquisto pantaloni valido per il prossimo sabato di shopping.

Vacanze significa rivedere chi ha deciso di vivere lontano. Che finalmente torna e saranno chiacchiere e risate e ci vediamo dopo ok passo io, come al solito. Così saluto il mio nipotone peloso a quattro zampe.

Vacanze significa tua sorella che ti regala questa fantastica maglietta accompagnata da un biglietto che la dice lunga: “…per assecondare il tuo eterno spirito da quindicenne. Un bacio dalla sorella bella”. Numero uno.


Vacanze significa acquistare questo solo perché ti piace, con la consapevolezza che non lo userai mai.


Vacanze significa lunedì mattina. Quel lunedì mattina che è la fine di tutto, in ogni senso. Essere a letto, aprire un occhio e guardare l’orologio. 7.50. Porcatroia. È tardissimo.

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