lunedì 16 gennaio 2012

la mansarda con la moquette blu


Al secondo piano di un posto magico c’è una mansarda con la moquette blu e tanti poster appesi alle pareti. Qui vive una ragazza di vent’anni o poco più, coi capelli biondi e ricci. Ama i gatti, Madonna, Cyndi Lauper, Phil Collins, la pastasciutta, i Peanuts, studiare lingue, gli orecchini colorati, viaggiare. Ha un soprannome molto buffo che le ha dato una bambina col caschetto e il viso rotondo come una mela. La bambina col caschetto saliva sempre quei sedici scalini che la separavano dal mondo reale per respirare i vent’anni, la scelta del vestito giusto per una serata con gli amici, Cyndi che cantava Girls just wanna have fun, le piccole feste organizzate e porto io su da bere col vassoio grande, prometto che starò attenta ma ti prego vado io. Certo scendo subito. Mi bastano cinque minuti lassù per poi sognare una sera intera davanti ai cartoni animati col volume al minimo perché oh si sentono le loro risate, e anche la musica.
La bambina col caschetto la guardava andare via la sera, col suo fidanzato che aveva una jeep, due braccia forti che la facevano volare in alto in alto fra gli alberi del posto magico mentre aspettava la ragazza riccia che si finiva di preparare. Aveva un meraviglioso cane nero, grandissimo e con una lingua rosa che ti lavava il viso intero quando ti leccava.

La bambina col caschetto non ha mai voluto giocare coi tanti suoi coetanei delle case accanto, in quelle estati infinite fatte di grilli e cicale e api e corse sotto agli irrigatori accesi e capriole una dietro l’altra fino a stordirsi. Perché voleva stare nella mansarda al secondo piano con la ragazza riccia che cantava a squarciagola canzoni in inglese, traducendogliele strofa per strofa.

Ragazza riccia voleva dire casa al mare con gli spaghetti al pomodoro mangiati in cucina, i biscotti Ringo sgranocchiati sugli scalini di un vicolo del paese. Il bagno in mare col materassino, sognando di raggiungere un’isola lontana. Le passeggiate. La bambina col caschetto seduta sul passeggino e la ragazza riccia che lo spingeva, i sacchetti della spesa appesi ovunque. Una parolaccia sentita per strada e ripetuta mille volte dentro a un fornaio pieno di pie donne di ritorno dalla spiaggia. La ragazza riccia che esce imbarazzata e le ripete non devi dirlo mai più hai capito? Ma in fondo le veniva molto da ridere.

La ragazza riccia raccontava sempre la favola di Raperonzolo, mentre si truccava davanti allo specchio, nella mansarda al secondo piano del posto magico. La bambina col caschetto la guardava rapita e avrebbe voluto fermare per sempre quel momento perfetto in cui sembravano due amiche che si confidavano segreti. L’una seduta su quel pouf molto anni ’80, i sandaletti a fiori, i pantaloncini e una maglietta di Minnie. L’altra col mascara in mano e un vestitino di seta a fiori addosso.
Nei pomeriggi d’inverno la ragazza riccia studiava china sulla sua scrivania, l’abat-jour accesa e i suoi gatti come compagnia. La bambina col caschetto la spiava dalla porta socchiusa e un giorno promise a se stessa che avrebbe studiato le sue stesse cose, sui suoi stessi libri, da grande. Perché la ragazza riccia era il suo super eroe.

La bambina col caschetto non gliel’ha mai detto, che quando la ragazza riccia era al telefono con le amiche lei si sentiva di troppo e avrebbe voluto scomparire ma per niente al mondo sarebbe scesa al piano di sotto, perché scendere avrebbe significato iniziare a fare i primi compiti delle vacanze. Così stava sdraiata sulla moquette blu a leggere Topolino a voce alta, in un angolo. Come se angolo significasse sono in un’altra stanza e non ti do fastidio.
Quando la ragazza riccia ha annunciato che sarebbe diventata mamma, la bambina col caschetto ha passato un intero pomeriggio a letto col mal di pancia e la borsa dell’acqua calda, pensando che forse le cose non sarebbero mai state come prima e la ragazza riccia non le avrebbe più pelato i mandarini nelle sere d’inverno. Non capiva che in realtà, quando si è la ragazza riccia e la bambina col caschetto, niente e nessuno al mondo può cambiare quello che loro sono state. Ora il figlio della ragazza riccia è il piccolo mito della bambina col caschetto. Una sera sono andati insieme al cinema, e non si sapeva chi fosse più agitato, se il piccolo mito con le sue sneakers nuove di due numeri in più e un bicchiere di pop corn più grande di lui, o la bambina col caschetto che in cuor suo avrebbe voluto raccontargli tutta la sera la favola di Raperonzolo, sulla moquette blu della mansarda al secondo piano del posto magico.

La ragazza riccia è l’unica che chiama la bambina col caschetto tesoro, e la bambina col caschetto non riesce ad immaginare altra persona al mondo che possa pronunciare quella parola rivolgendosi a lei.

Tanti anni fa la ragazza coi ricci ha regalato alla bambina col caschetto un braccialetto, e da allora la bambina col caschetto non lo toglie mai, ma proprio mai, perché è convinta che senza la sua vita sarebbe certamente più difficile.
Un giorno la ragazza riccia e la bambina col caschetto hanno fatto un volo transoceanico per raggiungere la loro città del cuore. Hanno mangiato ali di pollo fritte, chiacchierato una serata intera al ristorante cinese, dormito in un queen size bed ridendo e calciandosi come due liceali in gita, fatto shopping nei loro negozi preferiti, volato in elicottero con la gioia di due bambine al luna park. E quando le cose non vanno come dovrebbero si pensa sempre a quel viaggio e tutto sembra andare meglio, d’improvviso.

Quando la ragazza riccia ha perso la sua mamma la bambina col caschetto, che non è affatto brava coi discorsi a quattr’occhi, l’ha portata a mangiare una piadina al prosciutto prima del funerale, mentre in realtà avrebbe voluto stringerla forte e dirle va tutto bene, adesso andiamo nella mansarda con la moquette blu, tu mi racconti Raperonzolo oppure io ti leggo Topolino, apriamo le finestre per far entrare la primavera mettiamo in sottofondo  Like a prayer di Madonna, anzi l’ascoltiamo col volume al massimo e cantiamo cantiamo cantiamo finchè tutto il dolore non se n’è andato. È tutto ok, perché quando la ragazza riccia e la bambina col caschetto sono nella mansarda con la moquette blu non può succedere niente di brutto.

Un giorno d’estate la ragazza coi ricci e la bambina col caschetto decisero di farsi fare una foto, ma la bambina col caschetto non amava molto farsi fotografare. Lo scatto immortala una bambina col caschetto e lo sguardo rivolto verso il cielo, sul suo collo il naso della ragazza coi ricci, che la stuzzica divertita. Ridono entrambe, come hanno fatto milioni di volte insieme. Guardarle significa pensare che la vita a volte sa farti dei regali davvero meravigliosi e in quel preciso istante erano l’una il regalo dell’altra. Non hanno mai smesso di pensarlo.



N.d.A. la ragazza riccia e la bambina col caschetto esistono davvero. E questa è una storia deliziosamente vera.

1 commento:

  1. Anonimo1:08 PM

    Sì, la ragazza riccia e la bambina col caschetto esistono davvero, e per tutta la vita saranno sempre la ragazza riccia e la bambina col caschetto, anche se nella mansarda non c'è più la moquette blu.
    D.

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