lunedì 19 dicembre 2011

sento


Mi piace giocare con il trenino, il suo odore di legno laccato è unico. Il mio soldatino preferito, quello più grande di tutti con quel cappello rotondo. Rotondo come una palla. Il cavallo di plastica. Le costruzioni: i mattoncini sono duri, e si incastrano l’uno sull’altro. È bello costruire torri altissime e poi farle cadere. Fanno un rumore forte quando toccano il pavimento. La pasta da manipolare: ne faccio sempre un disco usando quel cilindro duro. Cilindro. Anche il maccherone è un cilindro. E anche la piadina è un disco. Gli spaghetti invece sono lunghilunghi e sottili, come i capelli della mamma. Mi piacciono tanto. Sia gli spaghetti che i capelli della mamma. Gli spaghetti sanno di un buono da mangiare. I capelli della mamma sanno di un buono da baciare e annusare. Mi piacciono i pomodori. Che sono rotondi come il cappello del mio soldatino preferito e la mia palla. Ho una palla morbida morbida che suona e mi piace così tanto che a volte la porto a letto con me anche se la mamma non vuole perché dice che poi non mi addormento più. La voce della mamma è bellissima, soprattutto la sera quando mi racconta le favole. Ogni volta divento un personaggio diverso: un principe, un orso come quello che ho ai piedi del mio letto, un pirata, un soldato.

Mi piace andare in bicicletta col papà, in qualsiasi stagione. Voglio scoprire tutto il mondo, in bicicletta col papà. Voglio sentirlo mio, voglio non abbia più segreti per me, come la mia casa, che ormai conosco in ogni suo angolo. Mi siedo nel seggiolino, poi lui inizia a pedalare e partiamo veloci come il vento. D’estate sento il caldo sulla pelle, il sole che mi scalda. D’inverno sento il freddo che mi punge le guance.

Tutte le settimane vado a nuotare. Sono veloce come uno squalo. Sono un piccolo squalo e da grande vincerò tante medaglie. Sento l’odore della piscina. È molto diverso da quello del mare. Il mare ha l’odore del sale, della sabbia, del vento, delle vacanze, dei bambini che mangiano il cono gelato. La piscina ha l’odore dell’inverno, dell’accappatoio, delle ciabatte, della cuffia, dei grandi che nuotano e hanno fretta di arrivare per primi. Io un giorno arriverò prima di loro.

Ieri la mamma e il papà mi hanno portato in un maneggio e sono salito su un cavallo. Non era piccolo e duro e di plastica come i miei. Era grandissimo e di pelo e si muoveva. Era vero, non ci potevo credere. Ero emozionantissimo. Stai tranquillo, mi hanno detto. Non avere paura. Lui sente, se hai paura. E se ne dispiace. Non ti tradirà mai perché è tuo amico. Io l’ho sentito, che era dispiaciuto. E anche che era mio amico. Così mi sono tranquillizzato. Io mi fidavo di lui, e lui si fidava di me. Ero così felice che ad un certo punto mi sono chinato in avanti e l’ho abbracciato forteforte. Lui continuava a camminare e io me ne stavo in sella e lo abbracciavo, sì. Mi sentivo un campione dopo una vittoria. Non volevo più scendere.

Prima di tornare a casa gli ho dato una carota. Sentivo i suoi dentoni che la masticavano avidamente. Poi lui mi ha leccato la mano e mi sono messo a ridere perché mi faceva il solletico. Mi piace stare qui e la prossima settimana torno a trovarlo. Un giorno voglio galoppare assieme a lui, come i cowboy. Sento la sua coda che si muove nervosamente per scacciare le mosche. Sento lo scalpiccìo dei suoi zoccoli che aspettano impazienti uno zuccherino. Sento i suoi occhi addosso che mi studiano con rispetto mentre gli bacio il muso. Lui sente, che diventeremo inseparabili. Lui è il cavallo Sam e ha dieci anni. Io mi chiamo Gabriele e di anni ne ho cinque. E sono cieco.

Io penso anche a loro. E tu?
www.gliangelidigabriele.it

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