venerdì 30 dicembre 2011

quel capodanno

Olivia
Cui Olivia
In cui Olivia
Capodanno in cui Olivia
Quel capodanno in cui Olivia
Quel capodanno in cui Olivia andò al mare con le altre. Comprò un vestito nero per l’occasione. Partirono col treno e un piccolo trolley per i loro due giorni di festa. Cenarono nel centro del paese, in un ristorante di pesce. Brindarono al nuovo anno sedute al tavolo con perfetti sconosciuti. Andarono in discoteca e ballarono, ballarono per tutta la notte fino a quando la musica non finì e le luci si spensero. Fecero colazione con cornetto e cappuccino, in un bar dai tavolini bianchi. Poi tornarono in albergo e fecero colazione, di nuovo. Quando il sole si svegliò, più o meno alle 8, dissero buonanotte, come canterebbe Jovanotti.

Quel capodanno in cui Olivia andò in montagna con C. Si fecero un sacco di foto sceme sulla neve. Faceva un freddo incredibile e sciarono, un po’.  La cena del veglione era a buffet. Una quantità impressionante di gente che ingurgitava cibo a una velocità altrettanto impressionante. Brindarono al nuovo anno nella discoteca del villaggio. Come ti chiami? Piacere. Buon anno. Cappellini, stelle filanti, bicchieri mezzi vuoti abbandonati ovunque, luci, musica, guarda quella come è vestita. Andiamo a letto. Non provarci neanche, a puntare la sveglia.

Quel capodanno in cui Olivia partì con la sua amica bionda e buona, che aveva il cuore a pezzi per colpa di F. Andarono a casa di amici per festeggiare. La sua amica bionda e buona aveva il cellulare scarico e solo il caricabatteria per l’auto.  Salutarono il nuovo anno in macchina, con due calici pieni, il cellulare in carica. Aspettando quella telefonata di F, che non arrivò. Cin cin, buon anno. Olivia augurò a F. di non trovarsi mai nel suo raggio d’azione, altrimenti lo avrebbe gonfiato di botte per  quanto aveva fatto piangere la sua amica bionda e buona. Il giorno dopo entrarono in una profumeria. Comprarono due buffissimi fermagli per capelli e risero, tanto, provandoseli allo specchio.

Quel capodanno in cui Olivia era terrorizzata perché il suo gatto quasi morì e lei, mentre gli teneva la zampa e gli baciava il muso durante l’ecografia, pensò che quello fosse un nuovo anno di merda. Quando il veterinario le disse che l’anziano felino “era davvero una pellaccia” e ci avrebbe seppellito tutti, Olivia pensò che quello fosse un nuovo anno meraviglioso. Tornati a casa, lo coccolò fino a consumarlo.

Quel capodanno in cui Olivia andò in Germania col tutore al ginocchio perché per nessuna ragione al mondo sarebbe rimasta a casa. Salì su una collina, in periferia, e vide uno degli spettacoli più belli della sua vita. Un mondo di fuochi artificiali che, d’improvviso, illuminò il cielo. Per tanti, tantissimi minuti. Mangiò dolcetti e brindò con chiunque, non avendo la più pallida idea di come si dicesse “auguri di buon anno” in tedesco.

Quel capodanno in cui Olivia partì, sei ore di macchina. Raggiunse una deliziosa città in cui mangiò divinamente in un famoso ristorante tipico. Tanto, forse troppo. Fece una passeggiata per il centro di M, pensando non avesse senso festeggiare il nuovo anno con così tanto entusiasmo. Che magari porta sfiga. Meglio starsene buoni buoni in casa e poi a mezzanotte e un minuto lanciare la lavatrice giù dalla finestra. Così, in silenzio. Quella notte, la prima notte dell’anno, la passò a vomitare abbracciata al wc di una camera d’albergo prenotata via internet all’ultimo minuto, un vero affare. Pensò buon anno un cazzo.

Quel capodanno in cui Olivia andò alla festa organizzata dal suo liceo, solo perché sapeva ci sarebbe stato il figo della scuola. Che ovviamente la considerò non più di un mozzicone di sigaretta schiacciato. Ma lei, mentre lo guardava ballare i Green Day e ridere con i suoi amici, si sentì comunque la ragazza più felice della festa. Alle 23.45, lo stordito di turno le rovesciò sulla maglietta un intero bicchiere dal contenuto non ben identificato. Corse in bagno, si posizionò sotto al getto d’aria calda dell’asciuga mani dove restò per quasi dieci minuti. Uscita dal bagno, brindò augurando con lo sguardo un felice nuovo anno al figo del liceo, che baciò tutti tranne lei.

Quel capodanno in cui Olivia ed S. s’ammazzarono di risate in un locale di montagna pieno di gente improponibile nel quale però tornarono anche l’anno successivo. Forse perché la gente improponibile era proprio quello di cui avevano bisogno, in quel periodo. Quando rincasarono, alle 4am, fecero pianissimo per non svegliare la mamma di S. Si misero nel divano letto a mangiare pane e gorgonzola davanti a un film di Fantozzi, pensando non ci fosse modo migliore di iniziare quei 365 giorni.

Quel capodanno in cui Olivia e lui prepararono una più o meno commestibile cena a base di pesce. A mezzanotte, corsero in strada per fare a palle di neve. Loro due, da soli. Costruirono un pupazzo, perfetto. Un ramoscello come naso. Non avevano carote. Si svegliarono molto presto e mangiarono  pandoro e cioccolato. Esami già preparati, vacanze ancora lunghe. Un capodanno perfetto. Neve. Pupazzo. Pandoro. Cioccolato. Perfetto.
Quel capodanno in cui Olivia
Capodanno in cui Olivia
In cui Olivia
Cui Olivia
Olivia.

Buon duemiladodici.

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