mercoledì 7 dicembre 2011

il figlio più piccolo


Preparati eh, che adesso usciamo. Abbiamo un sacco di commissioni da sbrigare e non ti lascio certo qui a casa che poi lo so come va a finire. Te ne stai in divano a poltrire e a mangiare schifezze.

Ecco lo sapevo, lo sapevo. Dove va adesso? Fammi vedere. In bagno a truccarsi. Com’è bella. Sembra gli anni non passino mai, per lei. Con quegli occhi verdi e una cascata di capelli color mogano. Da chi avrò preso io, che sono biondo come un tedesco? Mah. Cosa si mette? Il minidress di lana a righe nere e marroni. Un po’ di profumo. Il rossetto. L’ombretto verde. Gli stivali da cavallerizza. Mammamia quante scarpe ha? È proprio una donna, come dice sempre mio padre. Le piace essere l’unica in casa. L’ha sempre detto, che avrebbe tanto voluto anche il secondogenito maschio. Perché noi uomini abbiamo sempre poche storie. E poi è così bello sentirsi amate, desiderate, protette da noi. Ora che quel secchione di mio fratello ha finito il liceo e se n’è andato in un’altra città a studiare sono io che mi devo prendere cura di lei durante il giorno. Mi raccomando controlla la mamma. Mi dicono sempre quegli altri due. Certo potevano anche scegliere un nome diverso per me, più normale. Tobia. Perché Tobia? Me l’hanno spiegato un sacco di volte. Perché a loro piace tanto quell’architetto mio omonimo, per quello. Mio fratello invece ha un nome più comune, Giovanni. Giovanni è il nome del nonno, è vero.

Eccolo che mi segue. Tutte le volte che vado in bagno a prepararmi per uscire lui si ferma incantato a fissarmi. In fondo è un po’ innamorato di me, lo so. Come tutti i figli maschi. Ricordo ancora la prima volta che me l’hanno dato in braccio. 5 settembre. Avevo segnato questa data sul calendario. Tutto programmato. Suo fratello invece  arrivò con 3 settimane di anticipo e ancora non era tutto perfetto come avrei voluto. Che emozione vederlo così piccolo e indifeso. Eccomi, sono la tua mamma. E staremo insieme per sempre. Sei bellissimo. Hey ma come sei biondo! Hai preso dalla nonna. Quanto lo desiderava un fratello, Giovanni. Ma noi abbiamo aspettato apposta un po’ di anni. Sai che traffico avere due mocciosi per casa? Loro hanno 10 anni di differenza e sono perfetti. Giovanni mi ha aiutata tanto. Il mio fratellino, il mio fratellino. Lo ha consumato a forza di guardarlo. Non credo nemmeno abbia sofferto tanto di gelosia.  Sembra ieri che si nascondeva nell’armadio, fra i miei vestiti.  Guardatelo adesso, il mio cucciolo grande. Ancora lo chiamo così, cucciolo. E lui un po’ si arrabbia, lo vedo dai suoi occhi. Ha paura di fare brutta figura davanti ai suoi amici.  Dunque, ragioniamo. Negozio di  alimentari, farmacia, fioraio all’angolo dove ho visto quella piccola e deliziosa orchidea perfetta per il mobiletto all’ingresso, e magari faccio un salto anche nel mio negozio di abbigliamento preferito per provarmi la gonna blu che hanno in vetrina. Con Giovanni era impossibile entrare nei negozi, mi ha fatto sempre diventare matta perché non stava fermo un attimo.  Stasera torna da Milano, non ha lezione fino alla fine della settimana. Sarà bello averlo qui un giorno diverso da venerdìserasabatoedomenica. 

Scommetto che andiamo a fare la spesa. Speriamo faccia i maccheroni pasticciati, quelli riservati alle grandi occasioni. Lo so che stasera torna mio fratello, lo sento nell’aria. Pensano di farmi una sorpresa non dicendomi niente, ma io mica sono fesso. E lei ha la tipica espressione felice di quando pensa a noi due maschiacci che facciamo gli asini in camera da letto.

Tobia guarda che andiamo a piedi, niente macchina. C’è un cielo nero che non promette niente di buono ma non importa, lo sai no che ti ho sempre portato fuori con qualsiasi stagione. Un attimo che prendo l’ombrello. Oddio la borsa, dove ho messo la borsa? Uffa. Sei pronto?

Ma certo, mamma. Io sono sempre pronto. Sei tu che ci metti una vita a prepararti. Aspetta, come al solito ti sei dimenticata questo.
Ah già, che stupida. Il guinzaglio. Vieni che te lo metto. Andiamo, Tobia.

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